𝗜𝗹 𝗖𝗮𝗶𝗿𝗼 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗲𝘀𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗢𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗼, 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲. 𝗧𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗲 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗯𝗼𝗺𝗯𝗮𝗿𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘂𝗻’𝗮𝗿𝗲𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝗮.
di Chiara Cavalieri
𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗜𝗥𝗢 – L’Egitto intensifica le operazioni militari e di sicurezza lungo il confine meridionale con il Sudan, in una regione strategica caratterizzata dalla presenza di importanti giacimenti auriferi, attività minerarie clandestine, traffici illeciti e movimenti di gruppi criminali attraverso il deserto.
Le Forze Armate egiziane hanno confermato la prosecuzione della terza fase della campagna contro l’estrazione illegale dell’oro, condotta in coordinamento con le forze di polizia e gli organismi statali competenti.
La nuova fase dell’operazione si inserisce in un contesto particolarmente delicato, segnato dalle accuse di bombardamenti aerei contro minatori sudanesi nella zona di Jabal al-Uqaydat e dalle crescenti preoccupazioni delle autorità egiziane per quella che viene ormai definita una vera e propria «guerra dell’oro».
Al centro della questione non vi è soltanto il controllo delle risorse minerarie, ma anche la sovranità territoriale, la sicurezza nazionale e il rischio che l’instabilità sudanese si estenda alle regioni meridionali dell’Egitto.
𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟮𝟯𝟬 𝗚𝗜𝗔𝗖𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗔𝗨𝗥𝗜𝗙𝗘𝗥𝗜: 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗖𝗖𝗛𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗘𝗚𝗜𝗖𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗢
A richiamare l’attenzione sulla dimensione economica e geopolitica della crisi è stato Osama Kamal, presidente della Commissione Energia del Senato egiziano, che ha dichiarato che il Paese possiede oltre 230 giacimenti auriferi, concentrati prevalentemente nel Deserto Orientale.
Durante un intervento telefonico al programma televisivo Al-Hikaya, trasmesso da MBC Masr, Kamal ha spiegato che l’Egitto dispone di un patrimonio minerario ancora largamente sottoutilizzato.
Tra i siti più importanti figura la miniera di Al-Sukari, situata nel Deserto Orientale meridionale, una delle principali realtà produttive del settore aurifero egiziano.
Il territorio appartiene geologicamente al grande sistema dello Scudo arabo-nubiano, una formazione ricca di minerali preziosi che interessa l’Egitto orientale, il Sudan e parte della Penisola Arabica.
Questa continuità geologica contribuisce a spiegare perché le aree desertiche prossime ai confini siano diventate oggetto di una crescente competizione economica e, in alcuni casi, criminale.
Secondo Kamal, il governo egiziano punta ad aumentare il contributo del settore minerario all’economia nazionale, portandolo dall’attuale livello indicato di circa lo 0,5% fino al 6-7%.
Un obiettivo ambizioso, che richiede investimenti, tecnologie moderne, nuove concessioni e soprattutto il controllo delle attività estrattive.
𝗟’𝗘𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝟮𝟬𝟭𝟭 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗔𝗕𝗕𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗢𝗥𝗢
Secondo il presidente della Commissione Energia, il fenomeno dell’estrazione mineraria clandestina si è aggravato negli anni di instabilità politica successivi al 2011.
L’indebolimento dei controlli territoriali avrebbe favorito la proliferazione di attività estrattive non autorizzate e il trasferimento illegale di grandi quantità di oro verso mercati esteri.
Il risultato, secondo Kamal, sarebbe stato un danno economico per lo Stato e per le comunità locali, private dei benefici derivanti dallo sfruttamento regolare delle risorse naturali.
A partire dal 2014, le autorità egiziane hanno progressivamente rafforzato il controllo delle aree minerarie.
Tra gli interventi citati figurano la costituzione della Shalateen Mineral Resources Company, la revisione della normativa sulle risorse minerarie e l’assegnazione di nuove concessioni per l’esplorazione.
Negli ultimi tre anni, secondo le dichiarazioni riportate da RT, sarebbero state offerte oltre 24 aree minerarie agli investitori.
L’obiettivo è trasformare un settore caratterizzato anche da attività informali in una componente strutturale dell’economia nazionale.
𝗟𝗔 «𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗢𝗥𝗢»: 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗟𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗔𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗡𝗜
È proprio sul piano della sicurezza che Osama Kamal ha lanciato l’allarme più significativo.
Il parlamentare ha parlato del rischio di una «guerra dell’oro» nelle regioni di confine, descrivendo una crescente competizione tra gruppi armati e organizzazioni coinvolte nello sfruttamento delle risorse aurifere.
Secondo le sue dichiarazioni, tra gli attori presenti nelle aree minerarie figurerebbero anche elementi di nazionalità diversa da quella sudanese.
Il timore espresso da Kamal è che la competizione per il controllo dei giacimenti, alimentata dall’instabilità regionale, possa estendersi verso il territorio egiziano.
La questione assume particolare rilevanza alla luce della guerra civile in Sudan, iniziata nell’aprile 2023, che ha compromesso il controllo di vaste aree del Paese e favorito lo sviluppo di economie di guerra e reti di contrabbando.
In questo scenario, l’oro non rappresenta soltanto una risorsa economica, ma può diventare uno strumento di finanziamento per gruppi armati e organizzazioni criminali.
𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗥𝗭𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗢𝗣𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔
Le Forze Armate egiziane hanno annunciato la prosecuzione della terza fase delle operazioni contro l’estrazione illegale dell’oro nelle zone desertiche meridionali.
Secondo il comunicato militare riportato da RT, l’operazione coinvolge unità delle Forze Armate e della polizia civile, con il compito di contrastare le attività illegali e garantire il rispetto della sovranità dello Stato.
Prima dell’intervento, le autorità militari avrebbero distribuito dall’alto volantini di avvertimento, rivolti ai gruppi accusati di operare illegalmente nelle aree interessate.
Il messaggio delle autorità egiziane è incentrato sulla tutela dei confini, delle risorse naturali e della sicurezza nazionale.
L’operazione rappresenta la continuazione di una campagna avviata nei mesi precedenti.
𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘 – 22 GIUGNO 2026
Le Forze Armate egiziane hanno annunciato un’ampia operazione nella Zona Militare Meridionale, in collaborazione con il Ministero dell’Interno.
Le attività erano rivolte contro siti di estrazione illegale dell’oro, traffico di armi e stupefacenti e reti di immigrazione clandestina.
Secondo il bilancio comunicato dall’esercito, l’operazione aveva portato a:
– 223 persone arrestate, di cui 87 egiziani e 136 stranieri.
– Sequestro di veicoli utilizzati nelle attività illegali.
– Confisca di attrezzature destinate all’estrazione mineraria clandestina.
– Sequestro di armi e munizioni.
𝗦𝗘𝗖𝗢𝗡𝗗𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘 – 2 AGOSTO 2026
Il portavoce militare egiziano ha annunciato l’intensificazione delle operazioni di ricerca, controllo e perquisizione nelle aree interessate dalle attività minerarie illegali.
𝗧𝗘𝗥𝗭𝗔 𝗙𝗔𝗦𝗘 – OTTOBRE 2026
La campagna prosegue con un rafforzamento dei controlli lungo il confine meridionale e con nuove operazioni rivolte contro le attività estrattive clandestine.
Le autorità egiziane presentano questa fase come parte di un’azione continuativa di protezione delle risorse e del territorio nazionale.
𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗢 𝗝𝗔𝗕𝗔𝗟 𝗔𝗟-𝗨𝗤𝗔𝗬𝗗𝗔𝗧: 𝗟𝗘 𝗔𝗖𝗖𝗨𝗦𝗘 𝗗𝗜 𝗕𝗢𝗠𝗕𝗔𝗥𝗗𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢
La situazione si è ulteriormente complicata dopo le notizie relative a un presunto attacco aereo avvenuto sabato 10 ottobre 2026 nell’area di Jabal al-Uqaydat, nei pressi del confine tra Egitto e Sudan.
Organizzazioni sudanesi per i diritti umani e gruppi politici hanno accusato l’aviazione egiziana di aver colpito un sito di estrazione artigianale dell’oro.
Le informazioni sulle vittime risultano tuttavia contrastanti.
Secondo la Rete dei Medici Sudanesi, citata dai media, il bilancio sarebbe stato di 13 morti e 28 feriti.
Un’altra organizzazione, il Gruppo di Avvocati Sudanesi per le Emergenze, ha invece riferito di 72 vittime.
Si tratta di cifre attribuite alle rispettive organizzazioni, non di un bilancio verificato indipendentemente.
Anche la localizzazione esatta dell’attacco è oggetto di controversia.
Alcune fonti tribali e ricostruzioni citate da RT collocano le attività dei minatori all’interno del territorio egiziano, mentre fonti sudanesi sostengono che i bombardamenti siano avvenuti in Sudan.
Il capo del Consiglio di Sovranità sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, ha disposto l’istituzione di una commissione d’inchiesta.
Il comunicato delle Forze Armate egiziane sulla terza fase della campagna non ha confermato né smentito esplicitamente l’esecuzione di raid aerei in territorio sudanese.
Questa distinzione è fondamentale: la prosecuzione delle operazioni di sicurezza è stata annunciata ufficialmente dal Cairo, mentre la responsabilità e la localizzazione dei presunti bombardamenti rimangono controverse.
𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗥𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘: 𝗟’𝗔𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗙𝗘𝗦𝗦𝗢𝗥 𝗠𝗢𝗛𝗔𝗠𝗘𝗗 𝗠𝗔𝗛𝗠𝗢𝗨𝗗 𝗠𝗘𝗛𝗥𝗔𝗡
Sulla legittimità delle operazioni è intervenuto il professor Mohamed Mahmoud Mehran, esperto di diritto internazionale pubblico, in dichiarazioni rilasciate a RT.
Mehran ha sostenuto che l’Egitto abbia il diritto di proteggere il proprio territorio e le proprie risorse naturali dalle attività estrattive non autorizzate.
Secondo il giurista, qualora fosse accertato che i gruppi di minatori operavano all’interno dei confini egiziani, l’intervento delle autorità rientrerebbe nell’esercizio della sovranità nazionale.
L’esperto ha inoltre richiamato la distribuzione preventiva dei volantini di avvertimento come elemento rilevante nella valutazione delle operazioni.
Tuttavia, sul piano giuridico, il diritto dello Stato a contrastare attività illegali sul proprio territorio non rende automaticamente legittimo qualsiasi impiego della forza militare.
La valutazione dipende anche dalla localizzazione degli interventi, dalla natura della minaccia, dalla necessità e proporzionalità dell’uso della forza e dalla tutela delle persone coinvolte.
Se fosse accertato un intervento armato in territorio sudanese senza una valida base giuridica internazionale, si porrebbero ulteriori questioni relative alla sovranità del Sudan e al divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali.
La posizione di Mehran rappresenta pertanto un’interpretazione giuridica favorevole alle ragioni egiziane, mentre gli accertamenti sulle circostanze dell’episodio rimangono essenziali.
𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗘 𝗦𝗨𝗗𝗔𝗡: 𝗨𝗡 𝗥𝗔𝗣𝗣𝗢𝗥𝗧𝗢 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗔 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗥𝗘
Nel comunicato diffuso dalle Forze Armate egiziane è stato riservato particolare spazio ai rapporti tra il Cairo e Khartoum.
L’esercito ha richiamato la profondità dei legami storici, politici e sociali tra i due Paesi, sottolineando la presenza di milioni di cittadini sudanesi in Egitto.
Le autorità hanno inoltre invitato la popolazione a fare riferimento alle comunicazioni ufficiali, mettendo in guardia contro la diffusione di notizie non verificate e contro possibili tentativi di alimentare tensioni tra i due popoli.
Il messaggio riflette la volontà dichiarata del Cairo di distinguere le operazioni contro le attività criminali transfrontaliere dalle relazioni con il popolo sudanese.
La crisi mineraria si sviluppa infatti in un contesto nel quale l’Egitto rappresenta uno dei principali Paesi di accoglienza per i cittadini sudanesi fuggiti dalla guerra.
Un deterioramento dei rapporti bilaterali potrebbe avere conseguenze rilevanti non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche su quello umanitario e diplomatico.
𝗢𝗥𝗢, 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗡𝗜 𝗘 𝗦𝗢𝗩𝗥𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔: 𝗟𝗔 𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗡 𝗚𝗜𝗢𝗖𝗢
La cosiddetta «guerra dell’oro» evidenzia una delle principali sfide strategiche che l’Egitto deve affrontare lungo il suo confine meridionale.
Il controllo delle risorse minerarie si intreccia con la gestione dei confini, il contrasto alle reti criminali, la stabilità del Sudan e la sicurezza delle comunità che vivono nelle regioni desertiche.
L’esistenza di oltre 230 giacimenti auriferi, secondo le cifre indicate da Osama Kamal, conferisce al settore un potenziale economico significativo.
Ma proprio questa ricchezza rischia di alimentare nuove tensioni se le attività estrattive continueranno a svilupparsi al di fuori dei sistemi di controllo statale.
Per il Cairo, la protezione delle risorse naturali rappresenta una componente della sicurezza nazionale e della strategia di sviluppo economico.
Allo stesso tempo, la controversia sui presunti bombardamenti dimostra quanto sia delicato l’equilibrio tra le esigenze di sicurezza e il rispetto del diritto internazionale.
La sfida dell’Egitto sarà dunque impedire che le proprie ricchezze minerarie diventino terreno di espansione delle reti criminali e dei conflitti regionali, preservando contemporaneamente la stabilità dei rapporti con il Sudan.
La terza fase della campagna militare rappresenta un passaggio importante di questa strategia, mentre restano da chiarire le circostanze degli episodi denunciati lungo la frontiera.
–𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜: Dichiarazioni di Osama Kamal a MBC Masr – Al-Hikaya; Comunicati delle Forze Armate egiziane; dichiarazioni del professor Mohamed Mahmoud Mehran.
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