Asmara denuncia un massiccio sostegno militare emiratino ad Addis Abeba. Sullo sfondo, il conflitto nel Tigray, la questione del porto di Assab, gli interessi strategici dell’Egitto e la competizione per il controllo degli accessi al Mar Rosso.
Chiara Cavalieri
𝗔𝗦𝗠𝗔𝗥𝗔 –Il Corno d’Africa torna al centro delle tensioni geopolitiche internazionali. L’Eritrea ha rivolto nuove e pesanti accuse all’Etiopia, sostenendo che Addis Abeba avrebbe ricevuto 𝟯𝟲𝟱 𝘀𝗽𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗘𝗺𝗶𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗔𝗿𝗮𝗯𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗶 𝗻𝗼𝘃𝗲 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟲, in una fase caratterizzata dal deterioramento dei rapporti bilaterali e dalla crescente militarizzazione della regione.
Le dichiarazioni provengono dal ministro dell’Informazione eritreo, Yemane Gebremeskel, che attraverso il proprio account sulla piattaforma X ha denunciato le politiche militari del governo etiopico, accusandolo di privilegiare le ambizioni strategiche e territoriali rispetto alle necessità economiche e sociali della popolazione.

La notizia assume particolare rilevanza alla luce delle controversie sull’accesso etiopico al Mar Rosso e delle tensioni che interessano il Tigray, l’Eritrea e i Paesi affacciati sul bacino marittimo.
𝗟𝗘 𝟯𝟲𝟱 𝗦𝗣𝗘𝗗𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔𝗥𝗜 𝗘 𝗟𝗘 𝗔𝗖𝗖𝗨𝗦𝗘 𝗗𝗜 𝗔𝗦𝗠𝗔𝗥𝗔
Secondo quanto dichiarato da Gebremeskel, l’Etiopia avrebbe ricevuto dagli Emirati Arabi Uniti un numero eccezionalmente elevato di spedizioni militari tra gennaio e settembre 2026.
Il dato, se confermato, corrisponderebbe a una media di oltre 40 spedizioni al mese, un ritmo che suggerirebbe un’attività logistica di notevole intensità.
Il ministro non ha tuttavia precisato se si tratti di trasporti aerei, marittimi o terrestri, né ha fornito un inventario dei materiali presumibilmente trasferiti.

Non è quindi possibile stabilire se i carichi comprendessero armamenti, munizioni, droni, sistemi di difesa, mezzi militari oppure equipaggiamenti logistici.
La denuncia riguarda direttamente gli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali partner economici e politici dell’Etiopia negli ultimi anni.
𝗟𝗘 𝗔𝗖𝗖𝗨𝗦𝗘 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗛𝗘: 𝟯𝟬 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗗𝗜 𝗗𝗜 𝗗𝗢𝗟𝗟𝗔𝗥𝗜 𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗡 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗜𝗖𝗢𝗟𝗧𝗔
Il ministro eritreo ha esteso le proprie critiche alla gestione economica del governo del primo ministro Abiy Ahmed e del Partito della Prosperità.
Secondo Gebremeskel, negli ultimi otto anni l’Etiopia avrebbe beneficiato di oltre 𝟯𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶, provenienti da organismi multilaterali e partner bilaterali.
Il ministro sostiene che, nonostante questo sostegno internazionale, Addis Abeba abbia destinato negli ultimi tre anni risorse straordinarie al settore militare, mentre una parte consistente della popolazione continua a vivere in condizioni di grave vulnerabilità.
Nel suo intervento ha richiamato la cifra di 21,4 milioni di etiopi bisognosi di assistenza umanitaria.

Occorre però precisare che questa stima corrisponde ai dati umanitari del 2024 e non costituisce un conteggio aggiornato e verificato per il 2026. La stessa Commissione europea, secondo quanto riportato da RT Arabic, ha segnalato l’assenza di una valutazione nazionale aggiornata e condivisa per l’anno in corso.
Il confronto tra spesa militare, aiuti internazionali e bisogni della popolazione costituisce comunque uno degli elementi centrali della denuncia politica eritrea.
𝗜𝗟 𝗧𝗜𝗚𝗥𝗔𝗬 𝗧𝗢𝗥𝗡𝗔 𝗔 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢
La nuova crisi si inserisce in una storia di conflitti che ha profondamente segnato i rapporti tra Etiopia ed Eritrea.
Dopo una sanguinosa guerra di confine combattuta tra il 1998 e il 2000, i due Paesi hanno vissuto quasi vent’anni di ostilità, fino alla riconciliazione diplomatica del 2018, promossa dal primo ministro Abiy Ahmed e dal presidente eritreo Isaias Afwerki.
Quella normalizzazione, che contribuì all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ad Abiy Ahmed nel 2019, sembrava aprire una nuova fase nelle relazioni regionali.
La successiva guerra del Tigray, iniziata nel novembre 2020, modificò nuovamente gli equilibri. Le forze eritree intervennero al fianco dell’esercito federale etiopico contro il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, conosciuto con l’acronimo TPLF.

L’accordo di Pretoria del novembre 2022 pose formalmente fine alla guerra tra il governo federale e il TPLF, senza però risolvere tutte le controversie territoriali e politiche, né garantire una riconciliazione duratura tra Addis Abeba e Asmara.
Nell’ottobre 2026 la situazione è tornata particolarmente delicata.
L’Etiopia ha denunciato alle Nazioni Unite una presunta incursione delle forze eritree nel proprio territorio, sostenendo che alcuni reparti sarebbero penetrati all’interno del Tigray.
Asmara ha respinto le accuse, sostenendo che Addis Abeba stia costruendo una giustificazione politica per un’eventuale offensiva contro l’Eritrea.
Il governo eritreo ha inoltre sollecitato l’attenzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, richiamando la necessità di misure preventive contro il rischio di un nuovo conflitto.
Le informazioni riguardanti i movimenti militari lungo il confine restano in parte controverse e non tutte le ricostruzioni sono state verificate indipendentemente.
Questi sviluppi mostrano che la crisi non si limita più alle dichiarazioni diplomatiche, ma coinvolge direttamente la sicurezza delle aree di frontiera.
𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗥𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗔𝗦𝗦𝗔𝗕: 𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗘𝗚𝗜𝗖𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗜𝗩𝗜𝗗𝗘 𝗜 𝗗𝗨𝗘 𝗣𝗔𝗘𝗦𝗜
Uno dei principali fattori di tensione tra Etiopia ed Eritrea riguarda il porto eritreo di Assab, situato sulla costa meridionale del Mar Rosso.
Con l’indipendenza dell’Eritrea, nel 1993, l’Etiopia ha perso il proprio accesso diretto al mare, diventando uno Stato senza sbocco marittimo.
Da allora, gran parte del commercio internazionale etiopico dipende dalle infrastrutture portuali di Gibuti, una condizione che Addis Abeba considera economicamente onerosa e strategicamente vulnerabile.
Il governo Abiy Ahmed ha più volte sostenuto la necessità di ottenere un accesso stabile al mare, presentandolo come una priorità nazionale per lo sviluppo economico e la sicurezza del Paese.
L’Eritrea, dal canto suo, considera qualsiasi ipotesi di acquisizione forzata dei propri porti una violazione inaccettabile della sovranità nazionale.
𝗔𝘀𝘀𝗮𝗯 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂 𝗱𝗶 𝘂𝗻’𝗶𝗻𝗳𝗿𝗮𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲.
La sua posizione geografica, relativamente vicina allo stretto di Bab el-Mandeb, lo rende un punto di interesse per le rotte tra Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano Indiano.
La possibilità di un accesso etiopico concordato attraverso accordi commerciali è concettualmente diversa dall’eventuale rivendicazione di una sovranità territoriale o di una base militare.
È proprio questa distinzione a rendere particolarmente delicato il confronto tra Addis Abeba e Asmara.
𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗠𝗜𝗥𝗔𝗧𝗜 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗜 𝗨𝗡𝗜𝗧𝗜 𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗘𝗧𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗡𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗥 𝗥𝗢𝗦𝗦𝗢
La presenza emiratina nel Corno d’Africa non è un fenomeno recente.
Abu Dhabi ha progressivamente sviluppato relazioni economiche, infrastrutturali, commerciali e di sicurezza con diversi Paesi della regione, attribuendo particolare importanza ai porti e alle rotte che collegano il Golfo Persico all’Africa orientale.
Tra gli esempi più significativi figura il porto di Berbera, nel Somaliland, dove la società DP World ha sviluppato importanti attività portuali e logistiche.
Gli Emirati mantengono inoltre stretti rapporti con il governo etiopico.
Il sostegno politico e diplomatico di Abu Dhabi ad Addis Abeba rappresenta un elemento importante degli equilibri regionali, ma non dimostra automaticamente il coinvolgimento emiratino nelle attuali operazioni militari.
La presenza di interessi emiratini nel settore portuale e logistico deve essere letta anche alla luce della competizione internazionale per il controllo delle infrastrutture strategiche del Mar Rosso.
La regione costituisce infatti un collegamento fondamentale tra Europa, Africa e Asia, attraversato da rotte commerciali ed energetiche di primaria importanza.
Anche l’Arabia Saudita ha svolto un ruolo diplomatico significativo nei rapporti tra Etiopia ed Eritrea.
Nel 2018, proprio Riyadh aveva ospitato la firma di un accordo di pace tra i due Paesi.
Il quadro attuale mostra quindi una crescente sovrapposizione tra interessi commerciali, rapporti militari, diplomazia e competizione per l’influenza regionale.
𝗟’𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗢𝗦𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔 𝗟𝗔 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗜: 𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗔𝗥 𝗥𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗡𝗜𝗟𝗢
La crisi tra Etiopia ed Eritrea interessa direttamente anche l’Egitto, per due ragioni fondamentali: la sicurezza del Mar Rosso e il contenzioso sulle risorse idriche del Nilo.
Il Cairo considera la stabilità del Mar Rosso un elemento essenziale della propria sicurezza nazionale.
Il Canale di Suez rappresenta uno dei principali collegamenti tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano e il suo funzionamento dipende anche dalla sicurezza delle rotte che attraversano Bab el-Mandeb.
Un’eventuale escalation militare nel Corno d’Africa potrebbe aggravare l’instabilità regionale, con conseguenze sulla navigazione commerciale, sugli investimenti e sulla sicurezza marittima.
Parallelamente, l’Egitto mantiene un’importante controversia con l’Etiopia riguardo alla Grande Diga del Rinascimento Etiope, conosciuta con l’acronimo GERD, costruita sul Nilo Azzurro.
Il Cairo chiede garanzie sulla gestione delle acque e sul funzionamento della diga, soprattutto in relazione ai periodi di siccità prolungata.
Addis Abeba rivendica invece il proprio diritto allo sviluppo idroelettrico e considera l’impianto fondamentale per la crescita economica nazionale.
In questo contesto, l’Egitto ha rafforzato il dialogo politico con l’Eritrea, condividendo con Asmara l’interesse per la stabilità regionale e per la tutela della sicurezza del Mar Rosso.
Le convergenze diplomatiche tra Cairo e Asmara non costituiscono, tuttavia, una prova di coinvolgimento militare egiziano nel conflitto del Tigray.
𝗟’𝗘𝗴𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱’𝗔𝗳𝗿𝗶𝗰𝗮, ma il suo ruolo deve essere distinto dalle accuse e dalle operazioni militari attribuite alle parti direttamente coinvolte.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗟𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔𝗥𝗚𝗔𝗧𝗢
Il deterioramento dei rapporti tra Etiopia ed Eritrea rischia di produrre conseguenze ben oltre i confini dei due Paesi.
Il Corno d’Africa attraversa una fase particolarmente complessa, caratterizzata dalla guerra civile in Sudan, dall’instabilità interna etiopica, dalle tensioni nel Mar Rosso e dalla crescente competizione tra potenze regionali.
Un nuovo conflitto aperto tra Addis Abeba e Asmara potrebbe coinvolgere indirettamente altri attori, compromettere le rotte commerciali e aggravare la situazione umanitaria di milioni di persone.
In questo scenario, le accuse eritree riguardanti le 365 spedizioni militari emiratine assumono un significato che supera la semplice denuncia di una presunta fornitura di armamenti.
Esse rappresentano anche un messaggio politico rivolto alla comunità internazionale, attraverso il quale Asmara cerca di richiamare l’attenzione sul rafforzamento militare etiopico e sui rischi di un’ulteriore escalation.
𝗟𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶 𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗘𝘁𝗶𝗼𝗽𝗶𝗮, 𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗹’𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗮𝗿 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗼.
Il rischio è che la crisi del Tigray, la disputa sul porto di Assab e la rivalità tra gli attori regionali finiscano per alimentarsi reciprocamente, rendendo sempre più difficile una soluzione diplomatica.
La stabilità del Corno d’Africa non riguarda soltanto Etiopia ed Eritrea: coinvolge direttamente la sicurezza del Mar Rosso, gli interessi dell’Egitto e dei Paesi del Golfo e il futuro di una delle principali arterie commerciali del mondo.
© 𝗔𝗦𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗢-𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔 𝗘𝗥𝗜𝗗𝗔𝗡𝗨𝗦 – 𝟮𝟬𝟮𝟲. 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗜 𝗗𝗜𝗥𝗜𝗧𝗧𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗧𝗜.
