di Maddalena Celano
Nel dibattito politico contemporaneo assistiamo a una drammatica e pericolosa regressione analitica. Un certo sottobosco ideologico, nato sulle ceneri di una sinistra occidentale (USA ed Europa) residuale e ormai ridotta al lumicino, ha ceduto alla tentazione del “rosso-brunismo”: una deriva ideologica che, totalmente incapace di maneggiare le categorie del materialismo storico tradizionale e della dialettica, ha sostituito l’analisi scientifica del modo di produzione capitalistico con una crociata regressiva contro costrutti astratti quali il “globalismo”, la “finanza apolide” o il presunto “complotto woke”.
Si tratta di un’operazione politica, nata in USA ed Europa, non solo grottesca, ma profondamente nociva, che va smascherata, ridicolizzata e combattuta senza alcuna indulgenza teorica o militante, poiché rappresenta la penetrazione diretta (infiltrazione politica) della propaganda dell’estrema destra USA all’interno del movimento operaio europeo e nord-americano.
1. La fallacia logica del “Sovranismo di Sinistra”: scambiare l’effetto con la causa
Separare artificialmente il “capitale produttivo” dalla “finanza globale”, individuando in quest’ultima o nelle “élite transnazionali” il nemico primario da abbattere, rappresenta un errore epistemologico ed economico elementare: la costante e colpevole confusione tra la causa primaria e le sue inevitabili manifestazioni strutturali.
Come chiarito da Karl Marx nel Capitale e successivamente da V. I. Lenin ne L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, la finanziarizzazione, la transnazionalità dei mercati, l’esportazione dei capitali e la spinta all’annullamento delle barriere statali non costituiscono affatto deviazioni morali, “complotto di élite oscure” o anomalie esterne. Al contrario, sono la naturale, inevitabile ed esplicita tendenza del capitale alla propria riproduzione allargata. È la legge del saggio tendenziale di caduta del profitto che spinge il capitale a travalicare i confini nazionali per colonizzare nuovi mercati e rinviare le proprie crisi sistemiche di sovrapproduzione.
Chi oggi attribuisce al “globalismo” la responsabilità di ogni male sociale, assolvendo nei fatti la struttura materiale del capitalismo e vagheggiando un impossibile ed esiziale ritorno al protezionismo nazionale o alla “sovranità monetaria” borghese, non sta compiendo un’analisi marxista. Sta semplicemente riproponendo, sotto una vernice pseudo-rivoluzionaria, la vecchia retorica reazionaria della piccola borghesia spaventata dal corso della storia, la quale sogna di fermare lo sviluppo delle forze produttive per rifugiarsi in un passato idilliaco che non è mai esistito.
2. La trappola del “Proletariato Neutro” e la denigrazione dei diritti civili
Un’ulteriore e dozzinale mistificazione riguarda la pretesa scissione tra “diritti sociali” e “diritti civili”, usata da questi intellettuali da pianerottolo per criminalizzare il femminismo, l’antirazzismo e le lotte di liberazione sessuale, bollandoli frettolosamente come “deviazioni borghesi” o “agende del capitale finanziario”.
Questo approccio svela una totale e sconcertante ignoranza della lezione dei classici e della storia del movimento operaio internazionale:
- Karl Marx e Friedrich Engels (L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato) hanno chiarito scientificamente che la prima oppressione di classe apparsa nella storia umana coincide storicamente con la sottomissione e la riduzione in schiavitù del sesso femminile da parte di quello maschile.
- V. I. Lenin (Sulla emancipazione della donna) ha ribadito a più riprese che non può esistere alcuna rivoluzione proletaria né alcuna reale costruzione del socialismo senza la totale ed effettiva emancipazione delle donne, il loro massiccio inserimento nella produzione e la distruzione di ogni pregiudizio patriarcale e sciovinista.
Pretendere di costruire una fantomatica “unità di classe” escludendo le istanze di liberazione femminile e di genere significa teorizzare un “proletariato astratto”, maschio e bianco, che semplicemente non esiste nella realtà materiale. Ridicolizzare la parità di genere con argomentazioni da caserma o da bar sport — come la presunta e smentita assenza di “donne muratrici” o “idrauliche” — costituisce un infantile esercizio di analfabetismo sociologico. Tale visione ignora la gloriosa storia del lavoro pesante femminile (dalle minatrici e cernitrici sarde di Buggerru alle donne della ricostruzione post-bellica nell’Unione Sovietica e in Europa) e confonde deliberatamente il diritto alle pari opportunità e all’accessibilità lavorativa con una ridicola omologazione coatta.
3. Il modello cubano e la Cina Popolare: la sintesi tra marxismo ortodosso, BRICS e diritti avanzati
In questo panorama di smarrimento teorico e infiltrazioni reazionarie, le esperienze storiche e contemporanee del socialismo reale — in primis la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cuba — si ergono come punti di riferimento teorici e pratici imprescindibili per qualsiasi analisi politica seria e rigorosa.
Cuba e la Cina dimostrano, nei fatti e nella prassi materiale, come sia possibile e necessario sintetizzare l’ortodossia marxista-leninista, la pianificazione economica e la sovranità anti-imperialista con la massima avanguardia sui diritti umani, civili, di genere e decoloniali.
A. L’Antimperialismo, la decolonialità e la piattaforma dei BRICS
La Repubblica Popolare Cinese, grazie alla sua straordinaria potenza economica, industriale e tecnologica, rappresenta oggi un gigante pienamente autonomo e sovrano, capace di difendersi da solo e di muoversi come pilastro economico globale senza dipendere da nessuno. Tuttavia, sostenere la visione geopolitica della Cina significa sostenere l’architettura del multipolarismo e il consolidamento dei BRICS. Va ricordato storicamente come la Cina socialista abbia da sempre affiancato la lotta anticoloniale globale e sostenuto in modo aperto e militante le lotte dei movimenti di liberazione dei neri negli Stati Uniti (come lo storico supporto di Mao Zedong alle Black Panthers e al movimento per i diritti civili).
Allo stesso modo, Cuba inserisce la propria diplomazia nella grande tradizione dell’internazionalismo proletario, promuovendo un ordine economico globale decolonializzato, affrancato dall’egemonia del dollaro e dai diktat del blocco imperialista e del Fondo Monetario Internazionale.
B. Il Femminismo Rivoluzionario e l’Antirazzismo
Mentre i teorici del “rosso-brunismo” nostrano ridicolizzano le battaglie di genere, la storia delle rivoluzioni socialiste ha messo l’emancipazione femminile e la lotta al razzismo al centro del processo di edificazione statale. La Cina socialista, fin dalla massima maoista “Le donne sostengono la metà del cielo”, ha spazzato via i retaggi feudali, garantendo l’accesso sistemico delle donne alle scienze, all’industria e alle carriere pubbliche.
Allo stesso modo, la Rivoluzione Cubana — attraverso l’opera di Vilma Espín e della Federación de Mujeres Cubanas (FMC) — ha posto il femminismo socialista come pilastro inalienabile della trasformazione sociale. A Cuba e in Cina, la liberazione della donna non è mai stata una concessione formale “liberal”, ma una condizione oggettiva dello sviluppo della società.
C. L’Avanguardia del Código de las Familias e le Libertà Individuali
L’approvazione del nuovo Código de las Familias (2022) a Cuba colloca l’isola rivoluzionaria all’avanguardia mondiale nel diritto di famiglia e nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQ+. Sviluppato attraverso un processo di democrazia partecipativa, popolare e capillare, il Codice dimostra come Cuba sappia coniugare ferreamente la lotta di classe con la difesa profonda delle libertà individuali, dell’antirazzismo, dell’anti-machismo e dell’anti-omofobia, dimostrando che un Paese socialista e sotto assedio non cede al buio del conservatorismo.
4. La pericolosità della deriva: un dispositivo controrivoluzionario al servizio del Capitale
L’infiltrazione dell’estrema destra in una sinistra ridotta al lumicino e priva di bussole teoriche non costituisce un innocuo campionario di idiozie individuali o di bizzarrie da social network: si tratta di un fenomeno estremamente pericoloso, sistemico e profondamente reazionario.
La penetrazione di stilemi cospirazionisti, misogini, omofobi e anti-woke risponde a un preciso dispositivo politico controrivoluzionario: blindare qualsiasi ipotesi di reale evoluzione e progresso sociale e civile, inquinando la sfera pubblica, svuotando di senso il pensiero critico e creando una deliberata e paralizzante confusione ideologica tra le nuove generazioni di lavoratori e studenti.
Inoltre, sabotare l’emancipazione femminile e ridicolizzare la lotta delle donne significa, nei fatti, disinnescare ed evitare qualsiasi prospettiva rivoluzionaria futura. La storia del movimento operaio e anticoloniale insegna in modo inequivocabile che nessuna trasformazione radicale dei rapporti di forza, nessun abbattimento del capitalismo e nessuna reale liberazione umana sono mai avvenuti, né potranno mai avvenire, SENZA la partecipazione consapevole, organizzata e di avanguardia delle donne.
APPELLO FINALE: DIFENDERE CUBA FINO ALLE ESTREME CONSEGUENZE
Se la Cina Popolare è un colosso geopolitico ed economico pienamente autosufficiente — la cui visione multipolare va difesa e sostenuta sul piano strategico internazionale — Cuba rappresenta il cuore pulsante e la trincea morale del socialismo mondiale, ed è nostro preciso dovere militante difenderla fino alle sue estreme conseguenze.
Sotto l’assedio di un criminale e illegale bloqueo nordamericano che dura da oltre sei decenni, Cuba continua a dimostrare al mondo che è possibile unire l’ortodossia del marxismo-leninismo, la pianificazione socialista e la fermezza anti-imperialista con la massima tutela dell’antirazzismo, dell’autonomia femminile, dell’anti-omofobia e dei diritti umani fondamentali.
Difendere Cuba oggi non significa soltanto esprimere solidarietà a un popolo eroico: significa difendere la possibilità stessa di un’alternativa socialista e umana al barbarie del capitalismo.
Chi oggi spaccia la propaganda reazionaria, il patriarcato redivivo e la caccia ai fantomatici “complotto woke” per “marxismo” sta compiendo un’operazione di criminale depistaggio politico al servizio del nemico di classe. È ora di spazzare via queste scorie ideologiche, riaffermare il rigore del materialismo storico e fare scudo attorno all’esempio immortale della Rivoluzione Cubana.
P.S. / NOTA BENE: Tra Diritto Internazionale e Misticismo Reazionario
A margine di questa disamina, si rende indispensabile operare una chiarificazione di natura epistemologica e metodologica, onde evitare qualsiasi equivoco o strumentalizzazione di comodo.
Occorre tracciare una linea di demarcazione netta e intransigente tra due piani distinti:
Il piano scientifico e accademico del Diritto Internazionale e della Geopolitica: Chi studia professionalmente l’architettura dei BRICS, la transizione verso il multipolarismo e la difesa della sovranità nazionale lo fa — sul piano giuridico e delle relazioni internazionali — per tutelare il principio inalienabile dell’autodeterminazione dei popoli, il rispetto del Diritto Internazionale e la pari dignità tra le nazioni contro l’unilateralismo e le aggressioni neocoloniali. Questo lavoro di analisi scientifica e di difesa della sovranità degli Stati è un tassello fondamentale per la costruzione di un ordine globale multipolare e policentrico.
La mistificazione ideologica del “Rosso-Brunismo”: Un conto è la difesa del Diritto Internazionale a livello accademico e diplomatico; ben diverso è il tentativo surrettizio di usare la retorica del multipolarismo e del sovranismo come cavallo di Troia per inquinare il marxismo, la lotta di classe e il movimento comunista.
Chi sfrutta la scusa del multilateralismo per sostituire la critica scientifica al capitalismo con teorie bislacche, narrazioni complottiste, rigurgiti patriarcali e farneticazioni anti-scientifiche non sta facendo geopolitica: sta compiendo un’operazione di sabotaggio ideologico.
Separare lo studio rigoroso delle dinamiche geopolitiche globali dalle degenerazioni dei “finti comunisti” che usano i BRICS per sdoganare l’antifemminismo e la reazione è un dovere teorico primario. Il multipolarismo è un’opportunità storica per i popoli del Sud Globale; le bislacche teorie “rosso-brune” sono solo spazzatura ideologica da rispedire al mittente.
