Roberto Roggero – Quale migliore palcoscenico poteva chiedere il “biondo” Donald, di quello con tutta la stampa accreditata?
Unas sceneggiatura studiata a puntino, per la serata al Washington Hilton per l’evento White House Correspondents’ Association, vetrina simbolo del rapporto fra amministrazione presidenziale e stampa, una tradizione che va avanti dal 1921, quando era in carica il 29° presidente Warren G. Harding, e che il fulvo Donald aveva ferocemente boicottato durante il primo mandato.
Non si tratta di fare i complottisti, ma semplicemente di ragionare sui fatti. Lo staff della White House ha notificato a metà marzo, quindi con largo anticipo, a Donaldone gli impegni in calendario, fra cui quello di sabato 25 aprile al Washington Hilton, e lui aveva acconsentito a presenziare, per la prima volta. Quando si è sparsa la notizia, oltre 500 giornalisti in pensione avevano promosso una petizione che chiedeva all’US-Press Association di dimostrare con la massina determinazione l’opposizione alla politica di Trump che continua a voler limitare la libertà di stampa, Fra i firmatari, grandi nomi dell’informazione, fra cui Jim Acosta, Dan Rather e molte altre celebri firme.
I rapporti fra il “biondo” Donald e la stampa non sono notoriamente rosei, a cominciare dal “Washington Post”, querelato per la lettera di compleanno a Jeffrey Epstein, per altro testata nominata alla vittoria del prestigioso Katharine Graham Award proprio nel corso della serata al Washington Hilton. Causa che è stata archiviata da un tribunale poche settimane fa. Stampa 1-Donald 0.
A questo punto il presidentone non poteva rifiutare di presenziare alla serata, perché sarebbe stato come ammettere la sconfitta, ma al tempo stesso c’è il profondo disagio di dover assistere al conferimento di un premio al giornale che lo ha sputtanato, pubblicando una lettera amichevole al pedofilo al centro di uno scandalo internazionale.Inoltre, da considerare l’imbarazzo nei confronti delle ovazioni al trionfo del I° Emendamento della Costituzione (che garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e di stampa, il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti) mentre il Dipartimento di Giustizia mette sotto inchiesta e sotto accusa Don Lemon e Georgia Fort, arrestati in relazione a una protesta contro l’applicazione delle norme sull’immigrazione che ha interrotto una funzione religiosa alla Cities Church di St. Paul, Minnesota. E che dire della perquisizione dell’FBI a casa di una giornalista, sempre del “Washington Post”, di “Voice of America” smantellata, PBS e NPR definanziate, l’AP cacciata dagli eventi presidenziali per la storia del Golfo del Messico?
Come uscire dal tunnel dello sputtanamento? Semplice, con una studiatissima sceneggiatura, andata in scena la sera di sabato 25 aprile al Washington Hilton; il 31enne Cole Allen che riesce a passare metal detector, magnetometri, servizi segreti e tutta e la massiccia sorveglianza, portandosi appresso diverse armi, quindi carica e spara, poi viene immobilizzato dagli agenti del secret service e, poco dopo, il “biondo” Donald compare in conferenza stampa, con il sorrisetto sornione tipico di chi scorreggia in ascensore ma nessuno ora indicare e quindi sicuro di passarla liscia.
Cena sospesa, premi non consegnati, rappresentanti del “Wall Street Journal” impossibilitati a pronunciare qualsiasi discorso…Che sfortuna… Peccato che il fulvo presidente abbia dichiarato di aver fatto il possibile per fare continuare la serata ma gli agenti dei servizi glie lo hanno impedito per motivi di sicurezza. Ovviamente, non è passato molto tempo che sul social Truth sono comparsi i video e le foto dell’attentatore steso a terra e ammanettato, tutto accuratamente montato in tempi che nemmeno il più professionale regista potrebbe battere.
Il presidentone biondo definisce l’attentatore “un lupo solitario”, cioè una persona che ha deciso autonomamente e tutto da solo, di compiere il gesto, il che esclude a priori indagini, controlli, inchieste, collegamenti e tutto il filone del caso. Naturalmente è stato lodato e celebrato il coraggio del presidente che avrebbe voluto restare al proprio posto, pur oggetto di una estrema violenza politica, e dei precedenti attentati di Butler e West Palm Beach (che sarebbero da analizzare a loro volta). Nessuna menzione alla mancata consegna del premio al “Wall Street Journal” o al “Washington Post”, nessuna menzione della petizione degli oltre 500 giornalisti, tutto insabbiato, e con un tempismo perfetto, proprio la sera in cui il “biondo” Donald aveva tutto da perdere nel trovarsi al centro di una serata, circondato, in un ambiente manifestamente ostile. Altrettanto strano che un uomo armato con molteplici armi possa introdursi non visto, e bypassare tutte le strumentazioni e la sorveglianza, aggirandosi fra i corridoi per scegliere indisturbato la propria postazione, all’evento più massicciamente sorvegliato dell’anno, visto che sono presenti il presidente, vicepresidente, gabinetto presidenziale, speaker della Camera, ognuno con il proprio seguito e guardie del corpo, oltre a tutta la crème della crème di Washington.Cole Allen, ferito ma (stranamente) vivo, comparirà a processo di fronte al giudice Janine Pirro, ex conduttrice di Fox News e oggi procuratrice federale del District of Columbia, nominata personalmente dal “biondo” Donald. Una garanzia.
Con questo, nessuno vuole insinuare che sia stato un tentativo organizzato, ma si sono solo esposti i fatti. D’altra parte, se si fosse voluto organizzare una messa in scena, di certo non esisteva migliore occasione, per uscire a faccia alta da una situazione estremamente compromettente dal punto di vista politico, facendo apparire il fulvo presidente come vittima anziché come accusato.
Può essere che Cole Allen sia davvero un lupo solitario, comparso dal nulla proprio quella sera, proprio in quel posto, proprio mentre il presidentone stava per essere umiliato in diretta nazionale, proprio con armi multiple, proprio davanti agli unici agenti del Secret Service che riescono a sparare senza uccidere il bersaglio. Magari. Tutto può essere….per altro è ben noto il rapporto che il “biondo” Donald ha con gli organi di informazione e quale sia il suo stretto rapporto con le verità dei fatti, dalla politica interna alla guerra contro l’Iran, che non ha mai sfruttato un’immagine, mai alterato cifre, mai inventato un nemico…
