Ricostruzione, sviluppo economico, sicurezza regionale e nuovi assetti geopolitici al centro dell’incontro tra il vice comandante delle Forze Armate Arabe Libiche e i rappresentanti del Ministero degli Esteri turco
A cura di: Chiara Cavalieri
BENGASI- Il tenente generale Saddam Haftar, vice comandante delle Forze Armate Arabe Libiche responsabili delle regioni orientali e meridionali del Paese, ha ricevuto una delegazione del Ministero degli Esteri turco guidata da Ali Onaner e dall’ambasciatore Güven Begiç.
Nel corso dell’incontro entrambe le parti hanno espresso apprezzamento per l’evoluzione positiva delle relazioni bilaterali e hanno manifestato la volontà di ampliare la cooperazione in numerosi settori strategici, dalla ricostruzione delle infrastrutture allo sviluppo economico, fino alla sicurezza regionale.
Ali Onaner ha elogiato i progressi registrati nella ricostruzione delle città libiche, soffermandosi in particolare sulla rinascita di Bengasi, oggi considerata uno dei simboli della ripresa della Cirenaica dopo anni di conflitti, terrorismo e instabilità politica.

Il rappresentante turco ha inoltre sottolineato il contributo fornito dalle imprese turche nei progetti di sviluppo urbano e infrastrutturale, evidenziando come la cooperazione economica tra Ankara e la Libia continui a rappresentare un’opportunità importante per entrambe le parti.
La delegazione turca ha poi riaffermato il sostegno di Ankara agli sforzi di stabilizzazione portati avanti dalle Forze Armate Arabe Libiche, riconoscendo il ruolo svolto dagli apparati di sicurezza nel consolidamento dell’ordine interno e nella lotta contro le minacce che per anni hanno compromesso la stabilità del Paese.
Particolarmente significativa è stata l’affermazione secondo cui gli sforzi del LNA a favore della stabilità avrebbero effetti positivi non soltanto per la Libia, ma per l’intera sicurezza regionale del Mediterraneo, un concetto che merita un approfondimento specifico.

Dalla guerra alla normalizzazione
Per comprendere la portata dell’incontro è necessario ricordare che fino a pochi anni fa Ankara e le forze guidate dal feldmaresciallo Khalifa Haftar si trovavano su fronti opposti.
Tra il 2014 e il 2020 la Turchia è stata il principale sostenitore del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Il supporto turco, attraverso assistenza militare, sistemi di difesa, droni e addestramento, contribuì in maniera decisiva a fermare l’offensiva lanciata da Haftar contro Tripoli.
In quegli anni le relazioni tra Ankara e la Libia orientale raggiunsero livelli di forte tensione. Tuttavia, il cessate il fuoco del 2020 e il successivo congelamento del conflitto hanno progressivamente aperto nuovi canali di dialogo.
La leadership turca ha compreso che la Cirenaica rappresenta una realtà politica e militare destinata a mantenere un peso rilevante negli equilibri libici, mentre le autorità dell’Est hanno riconosciuto che la Turchia è ormai uno degli attori più influenti del Mediterraneo e del Nord Africa.
Da questa reciproca consapevolezza è nato un rapporto fondato non su affinità ideologiche, ma sul pragmatismo e sugli interessi comuni.
Gli interessi della Turchia
Per Ankara la Libia rappresenta una pedina strategica fondamentale.
Il Paese nordafricano costituisce infatti una porta d’accesso al continente africano, un mercato per le imprese turche e un tassello essenziale nella competizione geopolitica che coinvolge il Mediterraneo orientale.
La Turchia mira a consolidare la propria presenza economica attraverso la partecipazione ai grandi progetti di ricostruzione, a rafforzare la cooperazione energetica e a tutelare gli accordi marittimi firmati con Tripoli nel 2019, che hanno ridefinito le zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale.
Ankara è inoltre interessata a mantenere una posizione di primo piano nei futuri assetti politici libici, evitando che altre potenze regionali monopolizzino la propria influenza sul Paese.
Gli interessi della Libia orientale
Per la leadership della Cirenaica, il dialogo con Ankara risponde a esigenze altrettanto concrete.
La Libia orientale necessita di investimenti, tecnologia, imprese specializzate e capitali per completare il processo di ricostruzione delle infrastrutture distrutte dagli anni di guerra.
Allo stesso tempo, il rafforzamento delle relazioni con la Turchia consente a Bengasi di ampliare il proprio raggio diplomatico e di diversificare le alleanze internazionali, senza dipendere esclusivamente da partner storici come Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia.
La Mediterranean Regional Security: perché la stabilità della Libia riguarda tutti
Il riferimento alla “Mediterranean Regional Security” rappresenta probabilmente l’aspetto più importante dell’intero incontro.
La Libia occupa una posizione geografica strategica nel cuore del Mediterraneo e costituisce un punto di collegamento tra Africa, Medio Oriente ed Europa.
Quando la Libia è instabile, aumentano i rischi legati al terrorismo jihadista, al traffico di esseri umani, al contrabbando di armi e all’immigrazione illegale. Al contrario, una Libia stabile e dotata di istituzioni funzionanti contribuisce a rafforzare la sicurezza dell’intero bacino mediterraneo.
Negli anni successivi alla caduta di Muammar Gheddafi, gruppi affiliati ad Al-Qaeda e all’ISIS hanno trovato spazio in diverse aree del Paese, trasformando alcune regioni in basi operative per attività terroristiche che minacciavano non solo la Libia ma anche i Paesi vicini.

Le operazioni condotte dalle Forze Armate Arabe Libiche nell’Est del Paese hanno contribuito a ridurre significativamente la presenza di organizzazioni jihadiste nella Cirenaica, consentendo la ripresa delle attività economiche e la ricostruzione urbana.
La stabilità della Libia assume inoltre una rilevanza fondamentale per la sicurezza energetica europea. Il Paese possiede alcune delle maggiori riserve petrolifere dell’Africa e rappresenta un importante fornitore di energia per diversi Paesi europei, tra cui l’Italia.
Anche il tema migratorio è strettamente collegato alla sicurezza mediterranea. Una Libia più stabile e dotata di istituzioni più forti può contribuire a contrastare le reti criminali che gestiscono il traffico di migranti verso le coste europee.
Per questo motivo gli sviluppi della situazione libica vengono osservati con attenzione non soltanto da Ankara, ma anche da Roma, Il Cairo, Atene, Bruxelles e Washington.
Il ruolo dell’Egitto
L’Egitto continua a rappresentare uno degli attori più influenti nella questione libica.
Per il presidente Abdel Fattah al-Sisi, la stabilità della Libia è una questione direttamente collegata alla sicurezza nazionale egiziana, considerando gli oltre mille chilometri di frontiera condivisa tra i due Paesi.

Negli ultimi anni il Cairo ha sostenuto la Libia orientale e ha collaborato con le autorità della Cirenaica nella lotta contro il terrorismo e le infiltrazioni estremiste.
Dopo il riavvicinamento diplomatico tra Egitto e Turchia, il dialogo tra Ankara e Bengasi viene osservato con maggiore serenità rispetto al passato, soprattutto se finalizzato alla stabilizzazione della Libia e alla promozione dello sviluppo economico.
Un nuovo equilibrio geopolitico nel Mediterraneo
L’incontro tra Saddam Haftar e la delegazione turca dimostra come il Mediterraneo stia attraversando una fase di profonda trasformazione.
Attori che fino a pochi anni fa si confrontavano militarmente oggi cercano spazi di cooperazione economica e diplomatica.
Pur permanendo divergenze e interessi differenti, il dialogo tra Ankara e la Libia orientale segnala la nascita di una nuova fase basata sul pragmatismo politico, sulla ricostruzione economica e sulla ricerca di una maggiore stabilità regionale.
Se questo processo dovesse consolidarsi, i benefici potrebbero estendersi ben oltre i confini della Libia, contribuendo alla sicurezza del Mediterraneo, alla lotta contro il terrorismo, alla tutela delle rotte energetiche e alla riduzione delle tensioni geopolitiche che negli ultimi anni hanno caratterizzato il Nord Africa e il Mediterraneo orientale.
© Associazione Italo-Egiziana Eridanus. Tutti i diritti riservati.
