Ro. Ro. – Una e-mail interna del Pentagono, delinea possibili ritorsioni contro paesi come il Regno Unito e la Spagna per essersi rifiutati di partecipare attivamente alla guerra Iran-Iraq. L’espulsione della Spagna dalla NATO sarebbe una delle punizioni, e un’altra riguarda le Isole Falkland.
L’e-mail suggerisce anche di punire il Regno Unito “rivedendo la posizione degli Stati Uniti sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland”. Ciò significherebbe abbandonare l’idea che le isole appartengano al Regno Unito e sostenere invece la rivendicazione dell’Argentina, che le considera proprie.
Le ragioni per cui il Pentagono chiede vendetta contro Spagna e Regno Unito, ritiene Euronews, risiedono nel fatto che questi Paesi non consentono “l’accesso alle basi, l’uso del territorio e i diritti di sorvolo, che in gergo militare sono noti come ABO (Access, Basing and Overflight)” e che, secondo gli Stati Uniti, rappresentano “il minimo indispensabile che si possa chiedere alla NATO”.
Pedro Sánchez, fin dall’inizio, si è posizionato come fermo oppositore della guerra in Iran. Mentre altri paesi europei esitavano, il presidente spagnolo ha dichiarato immediatamente “No alla guerra” e ha proibito alle forze statunitensi di utilizzare basi sul territorio spagnolo.
Il Primo Ministro britannico. Keir Starmer, inizialmente ha reagito agli attacchi statunitensi contro l’Iran con una certa tiepidezza e persino con confusione, ma ben presto ha cambiato posizione, schierandosi contro la guerra.
Quando le prime bombe sono cadute sull’Iran, i leader della Germania, della Francia e del Regno Unito hanno rilasciato una vaga dichiarazione in cui lasciavano intendere che i loro paesi erano pronti ad entrare in guerra (ma solo a scopo difensivo). Nel giro di poche ore, questa dichiarazione si è rivelata inefficace e, giorni dopo, di fronte al caos economico globale scatenato dalla guerra con l’Iran, i leader europei hanno finito per chiedere la cessazione immediata delle ostilità. Keir Starmer ha fatto infuriare Trump bloccando l’uso delle basi aeree nel Regno Unito, che il presidente statunitense riteneva necessarie per attaccare l’Iran.
Dal canto suo, il premier spagnolo assume regolarmente il ruolo di antagonista di Donald Trump, sia nella guerra con l’Iran sia su altre questioni, come il rifiuto della Spagna di aumentare le spese per la difesa.Trump ha ripetutamente minacciato la Spagna con l’imposizione di dazi specifici a causa della sua opposizione all’aumento delle spese militari. Il problema è che la Spagna fa parte dell’Unione Europea e qualsiasi dazio o modifica alle relazioni commerciali dovrebbe essere imposto a tutti i paesi dell’UE.
Un fatto interessante è che, se la Spagna venisse espulsa dalla NATO, si realizzerebbe il grande sogno di gran parte della sinistra più radicale, che si batte per l’uscita dall’Alleanza Atlantica fin dagli anni ’80. Infatti, quando Felipe González era presidente della Spagna, nel 1986, si tenne un referendum sulla permanenza della Spagna nella NATO. Il “sì” alla permanenza nell’Alleanza Atlantica vinse con il 56,85% dei voti, ma un significativo 43,15% degli spagnoli che parteciparono al referendum votò “no”.
Di fronte a questa minaccia di espulsione, espressa in un’e-mail interna del Pentagono, Pedro Sánchez, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El País, si è limitato a dichiarare venerdì 24 aprile che la Spagna è un “partner leale” della NATO e che parla soltanto di documenti ufficiali.
Questo è solo un altro capitolo del conflitto in corso tra Trump, l’Unione Europea e il Regno Unito. È successo con la Groenlandia (che il presidente degli Stati Uniti ha tentato di annettere) e avviene quasi quotidianamente, dato che Trump viola sistematicamente le regole consolidate di cortesia e di buone relazioni tra le nazioni alleate.
Ad esempio, attaccare il Papa, come ha fatto Trump, non è solo un attacco ai cattolici che hanno Leone XIV come loro guida, ma anche a una figura che esercita un enorme peso morale in Europa (e soprattutto in Italia). Pertanto, Giorgia Meloni non ha avuto altra scelta che inimicarsi il suo ex amico, Trump, prendendo le difese del Pontefice.
Non è normale che Trump mandi il suo vicepresidente a interferire nelle elezioni europee. È successo quando JD Vance ha partecipato a un comizio a sostegno di Viktor Orbán, leader di estrema destra filo-russo, una figura davvero problematica per l’Unione Europea. Per inciso, il sostegno di Vance non ha salvato Orbán dalla sconfitta. E ora il Pentagono sta valutando sanzioni contro i paesi che non si conformano agli ordini di Trump, il che rappresenta, ancora una volta, un’anomalia totale nei rapporti tra coloro che si considerano alleati.
Trump può però contare sull’appoggio di Mark Rutte, Segretario generale della NATO, criticato da più parti perché, contro ogni previsione, concorda con Trump e lo elogia persino in modo eccessivo.
Ma l’e-mail interna del Pentagono, al di là della frustrazione che esprime, potrebbe non avere un impatto particolarmente significativo. Infatti, le prime analisi giornalistiche suggeriscono che l’espulsione di un membro della NATO non sia prevista da un meccanismo chiaro nei regolamenti dell’organizzazione.
Se Trump proponesse di espellere la Spagna dalla NATO, si scatenerebbe un acceso dibattito all’interno dell’organizzazione. E nessuno crede che l’Unione Europea lascerebbe uno dei suoi partner in una posizione vulnerabile. Un’ultima cosa: le basi NATO spagnole sono importanti per la sicurezza del Mediterraneo. Rinunciarvi avrebbe delle conseguenze.
