Ro. Ro. – Nella settimana o poco più che manca alle elezioni di mid-term del 3 novembre, ci si aspetta senza dubbio qualche nuova acrobazia del “biondo” presidente americano che, secondo i sondaggi, pare debba prepararsi a una cocente batosta politica.
In effetti, Biondone Trump ha pochi giorni a disposizione, per evidenziare la vulnerabilità dell’Ucraina, per costringere il corrotto presidente Zelensky a scendere a patti, e soprattutto a fare concessioni territoriali, che permettano a Donaldone Trump di presentarsi come Deus ex Machina dalle ineccepibili doti di mediatore, ma resta il fatto che anche si dovesse giungere a un cessate-il-fuoco fra Mosca e Kiev, e a una sperata pacificazione successiva, i guai causati nel Golfo, a Gaza, in tutto il Medio Oriente, in Venezuela, a Cuba e nella stessa Ucraina, rimarranno incancellabili. Questi enormi errori stanno rivelando ogni giorno di più che, con la gestione del fulvo Trump, gli Stati Uniti sembrano sempre più una nave con un timoniere che non sa da che parte girarsi, che naviga a vista senza tracciare alcuna rotta sicura, senza una visione strategica d’insieme che non sia finalizzata a interessi elettorali e arricchimento personale. Enormi errori che, fra l’altro, stanno spingendo molti Paesi verso quella che è un’alleanza sempre più solida e promettente, cioè la galassia BRICS che sta smantellando l’illusorio potere del dollaro, protagonista del revisionismo geopolitico in funzione anti-Washington, trainata da Mosca, Pechino e Teheran, con l’affiancamento di altre non indifferenti potenze come Nord Corea e India, anche se quest’ultima insiste nel tenere il piede in più scarpe…

L’asse Russia-Cina-Iran sta dimostrando la propria efficacia perché non opera in base a intese formali, soprattutto nel caso dei conflitti ancora aperti, con il notevole escamotage di non prendere parte apertamente in alcun conflitto dove siano coinvolti gli altri due Paesi, ad eccezione della Corea del Nord, che ha inviato oltre 20mila uomini a sostegno delle forze russe in Ucraina, per altro con perdite di circa 1/3 del contingente, ottenendo come contropartita la produzione si scala industriale di droni ad avanzata tecnologia che Mosca utilizza contro Kiev. È evidente quindi che la reciproca alleanza stia funzionando, sia sul fronte ucraino che soprattutto in quello iraniano, con un presupposto che lascia pochi dubbi: consolidamento e sviluppo che andrà ben oltre i limiti della presidenza di Biondone Trump, e a scapito di quella che, fino a pochi anni fa, era il sistema di alleanze costruito da Washington, il cui futuro è quanto mai incerto e che continua a subire colpi non indifferenti, fra la politica economica e l’economia politica dei dazi, che si sono rivelati un boomerang, oltre a reiterate minacce di appropriazione territoriali in casi come quello del Venezuela, della Groenlandia, Cuba, Canada e altro ancora, e fino ad arrivare alla sconsiderata decisione di aggredire la Repubblica Islamica dietro le insistenze paradossali del governo criminale genocida israeliano, con la continua insistenza dello stesso “biondo” Donaldone nel voler apparire unico arbitro e vincitore assoluto, mentre sono assolutamente evidenti le batoste incassate a causa della totale assenza di pianificazione, vista la convinzione di risolvere tutto il poche settimane. Per di più trascinando nella catastrofe diversi Paesi del Golfo che hanno la sfortuna di ospitare basi avanzate americane.
E adesso la guerra contro l’Iran si sta per riaccendere, probabilmente con intensità anche maggiore, mentre il rapporto di alleanza strategica fra gli Stati Uniti e monarchie del Golfo, Arabia Saudita in primis, appare irrimediabilmente compromesso, specialmente per le mancate assicurazioni di poter proteggere gli alleati del Golfo dalla risposta di Teheran e dalla evidente dimostrazione di impotenza poiché tredici installazioni americane si diciassette sono state colpite, subendo danni ben maggiori di quanto si vuole far credere.
D’altra parte è ben nota la testardaggine di Donaldone Trump nel negare l’evidenza e costruirsi una realtà avulsa dai fatti, arrivando anche a sostenere che Mosca e Pechino non stanno aiutando l’Iran, perfino di fronte alle smentite dei suoi stessi servizi di intelligence, secondo cui gli attacchi missilistici iraniani sono sempre più precisi ed efficaci, grazie alla collaborazione di Cina e Russia.
I servizi segreti americani hanno accertato ciò che era già evidente: la cooperazione cinese nella fornitura di immagini satellitari ad alta risoluzione, che hanno consentito ai sistemi di puntamento iraniani di colpire con assoluta precisione.

In marzo, la base americana in Arabia Saudita era stata già neutralizzata con precisione, e sempre l’intelligence americana ha accertato che nei due giorni precedenti, ben 14 satelliti russi avevano sorvolato la base, acquisendo gli obiettivi perché l’Iran potesse colpirli. Per altro, la collaborazione Russia-Iran va ben oltre, dal momento che Mosca ha affinato e potenziato le tecnologie originalmente iraniane nel disegno e nella produzione di droni, incrementandone al contempo precisione, velocità e capacità di eludere la difesa contraerea.
Non è poi un segreto che tale collaborazione si fosse già concretizzata con successo nella guerra in Ucraina, e ulteriormente sviluppata nel Golfo, per contrastare la presenza militare americana e occidentale.
Può risultare paradossale, ma il “biondo” presidente Donaldone Trump con le sue azzeccatissime decisioni in politica estera sembra fare di tutto per spianare la strada all’alleanza BRICS.
La guerra in Ucraina intanto continua, mentre il fulvo Trump si riavvicina a Putin e punta a essere il principale protagonista che pone fine al conflitto, che a suo dire è causa prima dell’impennata del costo della vita negli Stati Uniti, e non quello scatenato contro l’Iran. Di pari passo, continua a smantellare i rapporti con gli alleati europei (e con il Canada) e si dimostra accondiscendente anche nei confronti della Cina e addirittura verso personaggi estremi come il dittatore nord-coreano Kin Jong-un, per il quale dice di nutrire uno smisurato affetto, illudendosi di essere il suo “migliore amico”.
Un comportamento, quello del fulvo presidente americano, che va contro ciò che ci si aspettava, ovvero fare il possibile per vincere il revisionismo anti-USA, sempre più evidente nella politica di Mosca e Pechino (oltre naturalmente a Teheran), invece di rimanere inattivo di fronte allo smantellamento del castello istituzionale e delle alleanze di cui proprio Washington era il fulcro, almeno fino a ieri.

Il corso degli eventi scatenati da Biondone Trump, inoltre, hanno inciso a tal punto i rapporti di politica e geopolitica internazionale, che sarà molto difficile possano essere danni reversibili, dopo la conclusione della parentesi presidenziale. In primo luogo perché le alleanze internazionali si basano sulla fiducia come insostituibile elemento base, e quella fra Stati Uniti e alleati è ormai un cumulo di macerie, nonostante le buone maniere dei leaders europei e asiatici. Sarà ardua impresa ricostruire tali rapporti, dopo che Donaldone Trump ha fatto scuola sul come affermare una cosa e poi fare il contrario. Allo stesso tempo, l’alleanza BRICS non smetterà certo di esistere nel 2028, quando il “biondo” Trump sarà solo un cattivo ricordo, per due motivi principali: il primo riguarda gli obiettivi a lungo termine, che si realizzeranno ben oltre Trump & C. ovvero la demolizione delle istituzioni internazionali create dagli Stati Uniti, che per quasi un secolo hanno consentito di penalizzare i Paesi che vi si opponevano o ne violavano i principi, tramite sanzioni o i ricatti economici modello dazi, o con l’esclusione dai circuiti internazionali di capitali, quando non con diretti interventi armati, in piena violazione di ogni principio e diritto internazionale, e con il tacito consenso dell’ONU, organismo che invece dovrebbe tutelare e garantire tali principi.
Russia, Cina, Iran e, se vogliamo, Corea del Nord, sono Paesi con governi profondamente diversi gli uni dagli altri, che però condividono un comune denominatore, cioè l’avversione al monopolio economico, commerciale e politico Made in USA.
Una volta che Biondone Trump sarà svanito, anche Paesi di peso specifico relativamente modesto come l’Italia, dovranno decidere che responsabilità concrete intendano assumere nelle nuove geometrie che si dovranno definire, per riempire il vuoto lasciato dall’evaporazione della leadership americana.
La seconda ragione è la dimostrata efficacia della collaborazione in corso fra Mosca, Pechino, Teheran e Pyongyang, che ha assunto lineamenti di regolare circolarità.
Per l’impiego in Ucraina, l’Iran ha fornito alla Russia i droni Shaeed in una prima versione, se vogliamo rozza, ma efficace. I russi hanno assimilato quella tecnologia, l’hanno testata in battaglia, affinata e perfezionata, grazie alla tecnologia cinese, quindi industrializzata su grande scala e scambiata nuovamente con l’Iran, che la utilizza nella difesa dall’aggressore americano e israeliano. La Cina poi ha messo in pratica l’efficacissimo metodo sperimentare senza lasciarsi coinvolgere, facendo tesoro dei risultati.
Allo stesso tempo, la accanita resistenza dell’Iran a fronte della preponderante ingordigia americana, sta riducendo drasticamente le probabilità che Washington reagisca ad una eventuale colpo di mano cinese contro Taiwan, magari portato senza attacco militare, ma tramite blocco navale. Per di più, la guerra nel Golfo sta dimostrando i limiti della potenza militare americana, a migliaia di chilometri dal suolo americano.
