Ro. Ro. – Le ostilità tra Stati Uniti e Iran affondano le radici in una lunga serie di eventi politici ed economici che si sono susseguiti negli ultimi cinquant’anni. Le tensioni continuano ad aumentare e i due Paesi sono ormai coinvolti in uno scontro diretto, senza una soluzione chiara all’orizzonte. Una situazione che mette a rischio la stabilità dell’intera regione e gli equilibri del commercio mondiale.
Nel 1953 gli Stati Uniti orchestrarono un colpo di stato in Iran per rovesciare il primo ministro, Mohammad Mossadegh, eletto democraticamente. Questa azione alimentò tra gli iraniani un profondo risentimento e sospetto nei confronti degli Stati Uniti, che vedevano nell’America un’ingerenza nei loro affari nazionali.
Dopo il colpo di stato, gli Stati Uniti sostennero lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, il cui regime era noto per le tattiche oppressive e le violazioni dei diritti umani. Molti iraniani percepirono questo sostegno come un appoggio americano al dispotismo e allo sfruttamento, il che portò a ulteriori contrasti.
La rivoluzione del 1979, che portò al rovesciamento dello Scià fu in parte alimentata dal sentimento antiamericano. Il leader religioso e politico, Ayatollah Ruhollah Khomeini, conquistò il potere in forza della sua opposizione popolare all’influenza occidentale.
Il governo iraniano si oppone fondamentalmente ai valori laici e democratici sostenuti dagli Stati Uniti. Questo conflitto ideologico è alla base di gran parte dell’ostilità fra le due nazioni, con l’Iran che considera gli Stati Uniti un’influenza corruttrice dei valori islamici.
Il convinto sostegno degli Stati Uniti a Israele, l’arcinemico regionale dell’Iran, è un importante elemento di contrasto. Dalla rivoluzione del 1979, il governo iraniano ha auspicato la distruzione di Israele, mentre gli Stati Uniti considerano Israele alleato chiave in Medio Oriente.

L’Iran ha una politica costante di esportazione della sua ideologia rivoluzionaria, cosa che ha allarmato il governo degli Stati Uniti. Teheran sostiene gruppi militanti sciiti in tutto il Medio Oriente (come Hezbollah), che gli Stati Uniti considerano una minaccia per i loro interessi e per gli alleati nella regione.
Nel novembre 1979, dei militanti iraniani assaltarono l’ambasciata statunitense a Teheran e presero in ostaggio 52 americani per 444 giorni. La crisi degli ostaggi è stata una delle più lunghe della storia e ha deteriorato notevolmente le relazioni con gli Stati Uniti, che hanno imposto sanzioni e interrotto i rapporti diplomatici.
Durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), gli Stati Uniti sostennero l’Iraq di Saddam Hussein, fornendo intelligence e aiuti economici e militari. L’Iran vide questo sostegno come ulteriore prova dell’ostilità degli Stati Uniti, che consolidò ulteriormente la percezione dell’America come nemico.
Nel 1988, la US-Navy abbatté per errore il volo 655 dell’Iran Air, uccidendo 290 civili. Questa tragedia segnò profondamente i cittadini iraniani e rafforzò la convinzione che gli Stati Uniti non rispettassero la vita degli iraniani.
Gli Stati Uniti hanno già imposto ampie sanzioni all’Iran, che hanno avuto un forte impatto sulla sua economia. La Repubblica Islamica ha denunciato pubblicamente le sanzioni, sostenendo che si tratta di una forma di guerra economica volta a paralizzare la nazione e a provocare un cambiamento di regime che sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti.
Anche il programma nucleare iraniano è stato un’importante fonte di conflitto. Gli Stati Uniti sospettano che l’Iran voglia sviluppare armi nucleari, cosa che l’Iran nega. Gli sforzi per frenare le ambizioni nucleari dell’Iran hanno portato a ulteriori sanzioni e stalli diplomatici.
L’Iran percepisce la massiccia presenza militare degli Stati Uniti nel Golfo Persico come una minaccia continua e un atto di intimidazione. Mentre Washington afferma che questa presenza è necessaria per salvaguardare le rotte marittime e proteggere i suoi alleati, Teheran la considera un comportamento imperialistico.

Nel 2020, a Baghdad, gli Stati Uniti hanno ucciso il generale Qassem Soleimani, comandante della Guardia della Rivoluzione Islamica, su diretto ordine di Donaldone Trump, in un attacco di droni. L’Iran ha considerato questo assassinio come un atto di guerra e in seguito la regione ha registrato un forte aumento delle tensioni e delle azioni di rappresaglia contro gli interessi degli Stati Uniti.
Stati Uniti e Iran sostengono entrambi parti opposte in vari conflitti regionali, come in Siria e nello Yemen. Queste guerre per delega esacerbano disperatamente le tensioni, con entrambi i Paesi che si accusano reciprocamente di destabilizzare la regione con i loro interventi.
I media statunitensi spesso dipingono l’Iran come una nazione arretrata e ostile, mentre i media iraniani ritraggono l’America come una potenza corrotta e fortemente colonizzatrice. Queste rappresentazioni plasmano la percezione pubblica e sostengono l’inimicizia da entrambe le parti. Entrambe le nazioni sono spesso impegnate in operazioni cibernetiche l’una contro l’altra. Nel 2010, gli americani rilasciarono un virus informatico dannoso noto come Stuxnet, che prese di mira le strutture nucleari iraniane nella speranza di causare gravi danni.
Gli Stati Uniti criticano spesso l’Iran per la sua situazione dei diritti umani, compreso il trattamento riservato ai dissidenti politici e alle minoranze. L’Iran, a sua volta, accusa gli Stati Uniti di ipocrisia, sottolineando i problemi di diritti umani negli USA e gli interventi americani all’estero.
Gli Stati Uniti considerano le alleanze con Paesi come l’Arabia Saudita e Israele essenziali per la loro strategia in Medio Oriente, mentre l’Iran vede queste alleanze come delle minacce dirette alla sua sicurezza e alla sua influenza nella regione.
Il controllo del petrolio mediorientale è sempre stato una questione cruciale per gli Stati Uniti. L’Iran è un importante produttore di petrolio e considera le politiche statunitensi nella regione come dei tentativi di dominare le risorse energetiche e di minare l’economia iraniana.
Gli Stati Uniti considerano l’Iran uno Stato sostenitore del terrorismo, citando il suo sostegno a gruppi come Hezbollah e Hamas. L’Iran ha spesso respinto queste classificazioni, affermando di appoggiare i legittimi movimenti di resistenza contro gli attacchi israeliani e occidentali.
Mentre l’Europa agisce spesso come mediatore tra gli Stati Uniti e l’Iran, le sanzioni e le politiche statunitensi possono mettere a dura prova e potenzialmente distruggere le relazioni europee con l’Iran.
Le alleanze strategiche dell’Iran con Russia e Cina hanno complicato gli sforzi degli Stati Uniti per isolarlo. Questi rapporti offrono all’Iran supporto economico e militare, contrastando l’influenza americana e alimentando ulteriori tensioni fra le potenze.

Per rispondere a risentimenti storici, i leader iraniani spesso sfruttano i sentimenti anti-americani per ottenere sostegno interno e rafforzare la loro legittimità politica.
Nel 2018, gli Stati Uniti si sono ritirati dal Piano d’Azione Congiunto Globale (JCPOA), un accordo che mirava a limitare le capacità nucleari dell’Iran in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni. Questo ritiro è stato percepito dall’Iran come un tradimento e una violazione della fiducia, contribuendo ad un’escalation delle tensioni tra i due Paesi.
Le escalation militari tra le due nazioni, come l’abbattimento di droni o gli attacchi a petroliere, alimentano un continuo ciclo di ostilità. Ogni incidente viene interpretato attraverso una lente di aggressione o difesa, rendendo la riconciliazione un obiettivo sempre più difficile da raggiungere.
Le sanzioni e i conflitti colpiscono duramente i cittadini comuni, aggravando le crisi umanitarie. Queste difficoltà alimentano un crescente risentimento nei confronti degli Stati Uniti da parte degli iraniani, che soffrono gli impatti economici e sociali di queste politiche.
Nonostante le ostilità, ci sono stati diversi tentativi di diplomazia per cercare di colmare il divario tra le due nazioni, inclusi interventi delle Nazioni Unite. Tuttavia, la fiducia è bassa e i progressi sono spesso fragili, richiedendo sforzi continui e concessioni da entrambe le parti.
Nel marzo 2025, dopo la lettera del presidente degli Stati Uniti Biondone Trump che esortava l’Iran a partecipare ai negoziati su un nuovo accordo nucleare, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha risposto dicendo: “Non negozierò nemmeno con te. Fai quello che diavolo vuoi”.
Parlando di come impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari, Donaldone Trump ha dichiarato in un’intervista a Fox Business: “Ci sono due modi per gestire l’Iran: militarmente o facendo un accordo”.
In risposta, Pezeshkian ha dichiarato in un rapporto dei media statali dell’11 marzo: “È inaccettabile per noi che diano ordini e facciano minacce”. Anche la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha chiarito che Teheran non sarà costretta a negoziare. E ancora, il 30 marzo 2026, Donaldone Trump ha lanciato un avvertimento all’Iran, minacciando bombardamenti e dazi secondari se Teheran non avesse raggiunto un accordo con Washington sul suo programma nucleare. “Se non raggiungeranno un accordo, ci saranno bombardamenti”, ha detto Biondone Trump in un’intervista telefonica. “Saranno bombardamenti come non ne hanno mai visti prima”. Ha anche aggiunto: “C’è la possibilità che, se non raggiungeranno un accordo, imporrò loro dazi secondari come ho fatto quattro anni fa”.
Le relazioni tra Stati Uniti e Iran hanno raggiunto il loro peggior livello storico durante la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran nel giugno 2025. Gli Stati Uniti entrarono in guerra a fianco di Israele bombardando e danneggiando gravemente i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. L’Iran rispose lanciando missili contro una base militare statunitense in Qatar, dopo aver dato preavviso. Entrambi gli attacchi non causarono vittime. Questo scambio pose fine ai combattimenti tra Israele e Iran e il 24 giugno 2025 fu firmato un cessate-il-fuoco mediato dagli Stati Uniti.

Il 27 dicembre 2025, il presidente Pezeshkian ha dichiarato che il suo Paese sta conducendo una “guerra totale” contro gli Stati Uniti, l’Europa e Israele, che secondo lui vogliono mettere l’Iran “in ginocchio”. Il presidente iraniano ha anche dichiarato che l’esercito iraniano è oggi più forte di quanto non fosse dopo la guerra dei 12 giorni con Israele.
Il 28 febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi aerei coordinati contro obiettivi in tutto l’Iran, colpendo installazioni missilistiche, siti militari e personalità di spicco a Teheran e in altre città. Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei, al potere dal 1989, è stato ucciso nella fase iniziale dell’assalto.
Nei giorni successivi, Washington e Tel Aviv hanno dichiarato di aver continuato a colpire obiettivi strategici, tra cui quello che Israele ha descritto come un impianto nucleare segreto. Teheran ha denunciato gli attacchi come “immotivati, illegali e illegittimi” e ha reagito con lanci di missili e droni.
Ci sono state esplosioni in Israele e nei paesi che ospitano forze statunitensi, tra cui il Qatar, il Bahrein, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait, nonché in Oman e Arabia Saudita, paesi alleati degli Stati Uniti. A seguito degli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha reagito chiudendo lo Stretto di Hormuz, bloccando il passaggio delle navi che trasportavano petrolio greggio, carburante e gas naturale liquefatto. La mossa ha avuto ripercussioni sulle forniture petrolifere globali e ha fatto lievitare i prezzi dell’energia. Lo stretto rimane di fatto chiuso dopo che, il 26 settembre, Biondone Trump ha respinto il piano iraniano di sette giorni per la riapertura di questa via navigabile di vitale importanza.
Nonostante le ostilità del governo, esistono scambi culturali e sociali tra americani e iraniani comuni. Queste interazioni possono favorire la comprensione reciproca e contrastare gli stereotipi negativi.
