All’Ambasciata di Cuba in Italia, un incontro dedicato alla storia e alle conseguenze dell’embargo statunitense. Franco Spezia, Lucia Nardi e Andrea Pesce presentano un progetto che mette al centro i documenti ufficiali, le dichiarazioni dei responsabili politici e la solidarietà internazionale dell’isola.
Lunedì 26 ottobre 2026, nella sede dell’Ambasciata di Cuba in Italia, in via Licinia 7 a Roma, si è svolta la presentazione pubblica di elbloqueo.it, il nuovo sito web dedicato alla documentazione e alla denuncia del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba.
L’iniziativa ha riunito rappresentanti del mondo della cultura e dell’informazione, esponenti dell’ANPI, organizzazioni e comitati di solidarietà con Cuba, oltre a cittadini interessati ad approfondire una vicenda che, da oltre sessant’anni, segna le relazioni tra Washington e L’Avana. Tra i presenti anche la giornalista Geraldina Colotti e rappresentanti del Coordinamento per l’unità dei comunisti.
Il progetto nasce con un obiettivo preciso: mettere a disposizione del pubblico una raccolta organizzata di documenti, testimonianze, dati e dichiarazioni che consentano di ricostruire la storia del blocco e comprenderne le conseguenze. La scelta metodologica è significativa: anziché limitarsi a raccontare Cuba attraverso la prospettiva dei suoi sostenitori, il sito invita a esaminare direttamente le fonti statunitensi, lasciando che siano i documenti e le parole dei funzionari americani a contribuire alla ricostruzione dei fatti.

Ad aprire l’incontro è stato Damian Delgado, vicecapo missione dell’Ambasciata, che ha introdotto la presentazione e dato avvio agli interventi. È seguito il discorso dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar, che ha inquadrato il blocco nel contesto storico e politico delle pressioni esercitate dagli Stati Uniti sull’isola.
Il blocco oltre l’embargo: una pressione economica, politica e mediatica
Nel suo intervento, l’ambasciatore ha descritto il blocco come una strategia di pressione multidimensionale, che non si esaurisce nelle restrizioni commerciali e finanziarie, ma investe anche la sfera politica, diplomatica e mediatica. Una pressione che, secondo la posizione cubana, mira a compromettere le condizioni di vita della popolazione e a mettere in discussione la possibilità stessa per il Paese di seguire un percorso politico autonomo.
Particolare attenzione è stata dedicata alla dimensione extraterritoriale delle misure statunitensi: le restrizioni, infatti, non incidono soltanto sui rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Cuba, ma possono coinvolgere anche imprese, istituti finanziari e soggetti economici di Paesi terzi. È proprio questa estensione degli effetti del blocco a sollevare questioni di sovranità e di diritto internazionale, oltre a rendere più difficile per Cuba l’accesso a risorse, finanziamenti, tecnologie e beni necessari.
L’ambasciatore ha inoltre richiamato la gravità della situazione energetica e delle sue ripercussioni sulla vita quotidiana: interruzioni dell’elettricità, difficoltà nell’approvvigionamento idrico e problemi nei trasporti si aggiungono alle altre criticità che interessano la popolazione. Nel quadro presentato durante l’incontro, queste difficoltà non possono essere separate dalle conseguenze delle restrizioni economiche e dalle ulteriori pressioni che gravano sull’isola.
Il blocco è stato descritto come una forma di coercizione che, nella prospettiva cubana, assume anche un significato morale e umanitario. L’espressione «genocidio silenzioso», utilizzata nel corso della presentazione per rappresentare la sofferenza prodotta dall’assedio economico, restituisce la durezza della denuncia politica espressa dai relatori.
Franco Spezia: la storia del blocco raccontata attraverso i documenti

Il cuore storico e documentale dell’incontro è stato sviluppato da Franco Spezia, uno dei promotori del progetto. Il suo intervento ha ricostruito le origini della politica statunitense nei confronti di Cuba, soffermandosi su alcuni documenti che, a suo giudizio, permettono di comprendere le finalità delle misure adottate e la loro continuità nel tempo.
Tra i documenti richiamati figura il memorandum del 1960 del sottosegretario di Stato Lester Mallory, nel quale veniva indicata la necessità di esercitare pressioni economiche tali da provocare difficoltà, malcontento e perdita di sostegno al governo cubano. Il documento, spesso citato nel dibattito sul blocco, costituisce uno dei riferimenti centrali del sito perché consente di esaminare le intenzioni espresse all’origine della strategia statunitense.
Spezia ha poi richiamato l’evoluzione delle restrizioni, dalla loro progressiva introduzione fino all’inasprimento dell’embargo formale nel 1962, sotto la presidenza di John F. Kennedy. Il punto centrale del suo ragionamento è che la politica di pressione economica non può essere valutata soltanto sulla base delle dichiarazioni ufficiali che la giustificano: occorre confrontare gli obiettivi proclamati con i risultati effettivamente conseguiti e con le conseguenze prodotte sulla popolazione.
In questa prospettiva, Spezia ha ricordato un documento della CIA del 15 febbraio 1965, nel quale si rilevava che le sanzioni economiche avevano causato gravi difficoltà all’economia cubana, senza però fornire indicazioni che potessero, da sole, determinare il crollo del governo o provocare una rivolta popolare sufficiente a rovesciarlo.
Il rilievo di questo passaggio è evidente: già a pochi anni dall’avvio della politica di pressione, un’analisi interna all’apparato statunitense riconosceva i limiti della strategia rispetto ai suoi obiettivi politici. Eppure, come sottolineato da Spezia, le restrizioni sono proseguite e si sono progressivamente aggravate.
Nel suo intervento è stato richiamato anche il giudizio espresso nel 2021 dal senatore Patrick Leahy, allora presidente pro tempore del Senato statunitense, secondo cui l’embargo non aveva raggiunto i propri obiettivi politici e aveva finito per danneggiare soprattutto il popolo cubano. L’accostamento tra documenti di epoche diverse è uno degli elementi centrali del metodo proposto dal sito: verificare che cosa sia stato dichiarato, da chi e in quale momento, mettendo a confronto le intenzioni iniziali con le valutazioni successive.
Spezia ha insistito sulla necessità di partire dalle fonti. Le opinioni possono essere differenti, ha osservato in sostanza, ma i fatti devono poter essere verificati. Il sito intende quindi offrire strumenti per orientarsi nella storia del blocco, consultare i documenti e costruire una conoscenza che non dipenda soltanto da slogan o interpretazioni precostituite.
Alla dimensione documentale si è affiancata una riflessione politica più ampia. Spezia ha denunciato quello che considera un silenzio significativo delle istituzioni occidentali di fronte alle conseguenze delle sanzioni e ha collegato la vicenda cubana alla difesa di principi universali, come la dignità dei popoli e il diritto all’autodeterminazione.
Lucia Nardi: fonti verificabili per contrastare la disinformazione

L’intervento di Lucia Nardi ha approfondito la genesi del progetto dal punto di vista della ricerca e dell’organizzazione delle fonti. Nardi ha spiegato come l’idea sia maturata anche attraverso l’osservazione del dibattito sui social network e la necessità di mettere ordine in una storia complessa, spesso raccontata in maniera frammentaria.
Il lavoro di raccolta e selezione documentale è alla base dell’impostazione di elbloqueo.it. La scelta è quella di utilizzare fonti primarie, documenti ufficiali e dichiarazioni riconducibili ai soggetti che hanno elaborato o sostenuto la politica di pressione contro Cuba. Non si tratta soltanto di accumulare materiali, ma di costruire un percorso che permetta al lettore di individuare le origini delle informazioni e di valutarne il significato.
Nardi ha ripreso il memorandum di Mallory e ha richiamato altri documenti utili a mettere in relazione la strategia originaria con le valutazioni formulate negli anni successivi. Tra questi, il rapporto della CIA del 1965 e le dichiarazioni politiche più recenti che riconoscono l’inefficacia dell’embargo rispetto agli obiettivi dichiarati.
Nel corso dell’intervento è stato inoltre citato un giudizio di Donald Trump pronunciato a Miami il 16 giugno 2017, nel quale il comunismo veniva descritto come una minaccia non soltanto economica, ma anche morale e politica. L’accostamento tra queste dichiarazioni e i documenti storici serve, nell’impostazione proposta, a mostrare la persistenza di una contrapposizione ideologica che ha accompagnato la politica statunitense verso Cuba per decenni.
Nardi ha ricordato anche la gravità della situazione vissuta oggi dalla popolazione cubana, che ha potuto osservare direttamente durante un viaggio sull’isola nel marzo 2026. La testimonianza personale si è inserita nel suo richiamo a una responsabilità collettiva: conoscere i fatti, documentarli e contribuire alla loro diffusione, affinché una vicenda così lunga non rimanga confinata alla cerchia di chi già la segue.
La documentazione, in questo senso, non è soltanto uno strumento per ricostruire il passato. È anche un mezzo per comprendere il presente e contrastare la semplificazione del dibattito pubblico, nel quale informazioni e dichiarazioni rischiano di perdersi in un flusso continuo di contenuti non sempre verificati.
Andrea Pesce: un sito che mette a disposizione le fonti

Andrea Pesce, il più giovane dei tre ideatori e responsabile della realizzazione concreta della piattaforma, ha illustrato le scelte alla base della struttura del sito e della comunicazione sui social.
Pesce ha collegato la propria partecipazione al progetto alla sua esperienza personale: cresciuto a Cuba, ha spiegato di sentire il bisogno di fare qualcosa di fronte a una situazione che accompagna la storia dell’isola fin dalla sua infanzia. La solidarietà ricevuta e appresa nel Paese, insieme alle esperienze maturate successivamente in America Latina, ha contribuito a motivare il suo impegno.
La decisione di costruire elbloqueo.it è nata dal confronto con Spezia e Nardi, ai quali Pesce ha riconosciuto una profonda conoscenza della storia cubana e delle fonti. Da quel dialogo è scaturita l’idea di realizzare uno strumento capace di rendere accessibili documenti e informazioni, organizzandoli in modo da aiutare il pubblico a comprendere il contesto storico e politico.
Una delle scelte comunicative più significative è stata quella di far parlare direttamente le fonti statunitensi. Pesce ha spiegato che, in un primo momento, il tono e l’impatto visivo della piattaforma gli erano sembrati persino troppo aggressivi. In seguito, però, ha riconosciuto che questa impostazione rifletteva il linguaggio dei documenti e delle dichiarazioni che il sito si propone di presentare.
L’obiettivo non è quindi costruire una narrazione basata esclusivamente sulla denuncia verbale, ma mettere a disposizione materiali che consentano al lettore di verificare le affermazioni e di trarre le proprie conclusioni. Le fonti sono accompagnate da immagini e dati, con l’intenzione di rendere più chiari i passaggi essenziali di una vicenda lunga e articolata.
Pesce ha inoltre richiamato le dichiarazioni recenti di Marco Rubio, segretario di Stato statunitense, nel quadro delle nuove pressioni esercitate sull’isola. Anche in questo caso, la scelta del sito è quella di documentare le parole dei protagonisti della politica americana, in modo che il lettore possa inserirle nel contesto più ampio della storia del blocco.
Il progetto si accompagna a una presenza su Instagram, concepita per ampliare la diffusione dei contenuti e raggiungere un pubblico che non necessariamente consulta documenti storici o rapporti istituzionali. Il lavoro digitale diventa così uno strumento per collegare la ricerca documentale alla comunicazione pubblica.
Dalla denuncia alla solidarietà: la mappa degli aiuti cubani
Pesce ha sottolineato, tuttavia, che il sito non intende rappresentare Cuba soltanto attraverso la sofferenza provocata dal blocco. Una narrazione esclusivamente negativa avrebbe rischiato di ridurre l’immagine del Paese a quella di una popolazione costretta a resistere alle difficoltà, lasciando in ombra un’altra parte importante della sua storia.
Per questa ragione, accanto alla sezione dedicata alla documentazione del blocco è stata valorizzata una mappa della solidarietà internazionale cubana, che raccoglie i Paesi nei quali Cuba ha offerto forme di cooperazione medica, sanitaria, educativa e scolastica.
Pesce ha ricordato alcune esperienze vissute direttamente in America Latina: in Guatemala ha ricevuto cure da medici cubani; in Argentina ha conosciuto insegnanti cubani impegnati in contesti di grande povertà. Sono testimonianze personali che, nel suo intervento, hanno dato concretezza al significato della mappa e alla scelta di affiancare alla denuncia un racconto delle attività di cooperazione.
Il messaggio è che la storia di Cuba non coincide soltanto con il conflitto con gli Stati Uniti. Comprende anche una rete di relazioni internazionali e di interventi che hanno raggiunto comunità e popolazioni in diversi Paesi. La mappa vuole rendere visibile questa dimensione, ricordando che la solidarietà non è soltanto un principio dichiarato, ma può tradursi in assistenza sanitaria, istruzione e sostegno concreto.
Pesce ha invitato i presenti a condividere il sito e i suoi canali social, contribuendo alla circolazione dei contenuti. La partecipazione del pubblico, nella sua prospettiva, è essenziale perché la documentazione raccolta possa superare i confini di una comunità già sensibile al tema e raggiungere persone che conoscono poco la storia del blocco.
Il dibattito: informazione, mobilitazione e responsabilità collettiva
La presentazione si è conclusa con un confronto con il pubblico. Tra gli interventi, quello di un rappresentante del Coordinamento per l’unità dei comunisti, che ha ringraziato i promotori per il lavoro svolto e ha sottolineato la necessità di rendere maggiormente visibile la situazione cubana nell’opinione pubblica italiana.
Il rappresentante ha sostenuto che la vicenda dell’isola non riguarda soltanto il popolo cubano, ma interpella anche chi, in Italia e in Europa, si interroga sui rapporti internazionali, sulla sovranità dei popoli e sulle conseguenze delle politiche di pressione economica. Nel suo intervento ha collegato la questione cubana a una più ampia riflessione sui conflitti e sulle mobilitazioni internazionali, richiamando anche la solidarietà espressa in Italia nei confronti della popolazione palestinese.
La domanda rivolta ai promotori ha riguardato le possibilità di collaborazione con organizzazioni e gruppi territoriali: come partecipare alle iniziative, come diffondere i materiali e come contribuire a promuovere momenti pubblici di informazione e mobilitazione. È emersa così l’esigenza di trasformare la conoscenza della vicenda cubana in un impegno condiviso, capace di coinvolgere realtà diverse e di raggiungere un pubblico più ampio.
Il confronto ha inoltre riportato l’attenzione sulle origini storiche della contrapposizione tra Stati Uniti e Cuba e sulla continuità delle pressioni esercitate sull’isola fin dai primi anni successivi alla rivoluzione del 1959. Nel corso del dibattito è stato ricordato anche il valore simbolico della scelta cubana di seguire un percorso politico autonomo, considerata dai sostenitori dell’isola una delle ragioni fondamentali dell’ostilità statunitense.
Raccontare Cuba attraverso i fatti
La presentazione di elbloqueo.it ha mostrato come il progetto voglia tenere insieme due dimensioni: da un lato la ricostruzione documentale del blocco e delle sue conseguenze; dall’altro il racconto della solidarietà internazionale e delle esperienze di cooperazione che hanno caratterizzato la presenza cubana in molti Paesi.
Il sito si propone come uno strumento di consultazione e divulgazione, fondato sulla raccolta di fonti e sulla loro organizzazione in un percorso accessibile. La sua ambizione è offrire ai lettori elementi utili per comprendere una vicenda che attraversa decenni di storia internazionale e che continua a incidere sulle condizioni di vita della popolazione cubana.
L’appello lanciato durante l’incontro è stato quello di diffondere il portale e i suoi canali social, utilizzare i materiali disponibili e contribuire a mantenere viva l’attenzione pubblica. In questa prospettiva, l’informazione non viene intesa come un’attività passiva, ma come un primo passo per formare un’opinione consapevole e favorire il confronto.
Il filo conduttore della serata è stato, in definitiva, il richiamo alla necessità di conoscere e verificare i fatti. Documenti, rapporti, dichiarazioni ufficiali e testimonianze sono gli strumenti attraverso i quali elbloqueo.it intende raccontare il blocco e invitare il pubblico a interrogarsi sulle sue ragioni, sui suoi risultati e sulle sue conseguenze.
Il sito è consultabile all’indirizzo elbloqueo.it. La sua diffusione, insieme alla condivisione dei canali social, rappresenta il primo invito rivolto ai partecipanti: far circolare le fonti, ampliare il dibattito e mantenere al centro dell’attenzione una questione che, per i promotori dell’iniziativa, riguarda non soltanto Cuba, ma il principio stesso dell’autodeterminazione dei popoli.
