I risultati apparsi sul tabellone dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – 130 voti a favore, 25 astensioni e 17 voti contrari – non raccontano una normale dinamica parlamentare, ma il bilancio di un’operazione di condizionamento e ingerenza senza precedenti. Come si evince chiaramente dalla schermata ufficiale delle Nazioni Unite, l’Arabia Saudita (Saudi Arabia) figura con il quadratino verde +, ossia ha espresso voto favorevole alla risoluzione per chiedere la fine del blocco, confermando la propria linea di condanna verso l’embargo. Al contrario, gli Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates) figurano con il quadratino rosso - tra i contrari, allineandosi direttamente alla posizione degli Stati Uniti. Paesi come la Giamaica (Jamaica) e le Filippine (Philippines) si sono invece piegati alla via dell’astensione (la “X” gialla), un “ritiro tattico” dettato dalla forte campagna di pressione diplomatica e ricatti economici condotta da Washington per spingere i governi a non sostenere L’Avana.
Tra le note più dolenti ed emblematiche di questo tabellone spicca la vergognosa posizione dell’Italia: per la seconda volta consecutiva, il nostro Paese ha scelto la via dell’astensione (con la “X” gialla accanto a Italy), voltando le spalle al diritto internazionale e subordinando la propria dignità diplomatica ai diktat statunitensi. Un gesto di codardia politica intollerabile, che calpesta persino la memoria della storica solidarietà tra i due popoli e dell’aiuto fondamentale che i medici cubani hanno portato in Italia nei momenti più bui della pandemia.
La tensione e il clima di intimidazione erano esplosi apertamente già nelle ore precedenti e durante la votazione: l’ambasciatore statunitense all’ONU, Mike Waltz, ha pronunciato un intervento in aula affermando perentorio e provocatorio che «There is no blockade» (“Non esiste alcun blocco”), sostenendo la tesi mistificatoria secondo cui si tratterebbe solo di sanzioni mirate e che i beni umanitari arriverebbero comunque nell’isola. Di fronte a questa gravissima negazione della realtà, la delegazione diplomatica cubana guidata dal Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla si è ribellata con forza, interrompendo i lavori con una mozione d’ordine per denunciare la violazione dei codici, degli articoli e della Carta delle Nazioni Unite e dei protocolli procedurali. Rodríguez ha replicato a tono denunciando l’arroganza della delegazione USA e accusando Waltz di mentire spudoratamente e di non conoscere i documenti che portava in aula, scatenando un duro scontro verbale che ha infiammato l’Assemblea.
UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ MASCHERATO DA EMBARGO
Definire il blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba una semplice sanzione o una controversia bilaterale è un insulto al diritto internazionale, alla Carta dell’ONU e al buon senso. Mettere sistematicamente in ginocchio un intero popolo, provocare volutamente una paralisi energetica e soffocare l’economia dell’isola impedendo l’accesso standard a farmaci, risorse basilari e investimenti non è diplomazia: è un crimine contro l’umanità ed è incompatibile con i principi fondamentali della convivenza tra Paesi sovrani.
L’imposizione coercitiva e l’applicazione extraterritoriale con cui Washington punisce e ricatta le nazioni terze che intendono commerciare liberamente con L’Avana violano apertamente il diritto all’autodeterminazione. È l’espressione di un’arroganza imperiale che pretende di piegare le regole del diritto globale ai propri decreti unilaterali.
L’OMBRA DEL REVIVAL REAZIONARIO E IL TEMPO DELLA RESILIENZA
In una congiuntura storica globale segnata dal risveglio dell’estrema destra e da un pericoloso revival reazionario a livello internazionale, la tenuta dei Paesi non allineati è sottoposta a prove estreme. Nonostante si intravedano crepe e timidi segnali di controtendenza, le forze conservatrici e i blocchi egemonici mantengono ancora leve di pressione economica e finanziaria asfissianti. In questo scenario di forti turbolenze e minacce di escalation, Cuba non può permettersi il lusso dell’ingenuità: la resistenza deve dotarsi di strumenti difensivi concreti.
LA STRATEGIA PER IL FUTURO: AUTARCHIA, TRANSIZIONE ECOLOGICA E MOBILITAZIONE POPOLARE
Per spezzare l’assedio e neutralizzare il ricatto costante dell’imperialismo, Cuba deve impostare una rotta strategica multilivello:
- Protocolli di sicurezza e sovranità produttiva: L’isola deve accelerare e perfezionare modelli di autosufficienza e autarchia nei settori strategici (agroalimentare, energetico e industriale), riducendo la vulnerabilità alle catene di approvvigionamento esterne soggette al ricatto delle sanzioni statunitensi.
- Mobilità sostenibile ed ecologica: L’investimento massiccio su infrastrutture ciclabili, veicoli ecologici e trasporti collettivi non rappresenta solo una scelta di sostenibilità ambientale, ma un pilastro di sicurezza nazionale per affrancarsi dalla dipendenza strutturale dai combustibili fossili.
- Internazionalismo dal basso e associazionismo: Laddove la diplomazia dei governi tentenna – come dimostra il deprimente servilismo del governo italiano – l’unica risposta efficace risiede nel moltiplicare l’associazionismo globale. Cuba deve promuovere e rafforzare una rete internazionale capillare composta da ONG, comitati di solidarietà, organizzazioni sindacali e movimenti sociali territoriali a sostegno del multilateralismo e contro il bloqueo.
La mobilitazione diretta delle masse popolari su scala internazionale costituisce l’unico vero contropotere in grado di rompere l’isolamento diplomatico imposto da Washington. Difendere la sovranità di Cuba significa oggi difendere la possibilità stessa di un ordine mondiale multipolare, giusto e fondato sul rispetto del diritto internazionale.
