di Chiara Cavalieri
IL CAIRO– L’Egitto torna a ribadire con fermezza la propria posizione sulla controversia relativa alla Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), escludendo, allo stato attuale, qualsiasi ripresa dei negoziati senza condizioni precise e garanzie concrete. Le dichiarazioni arrivano dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha manifestato la disponibilità di Washington a favorire una soluzione diplomatica della crisi tra Egitto, Etiopia e Sudan.
A chiarire la posizione ufficiale egiziana è stato il ministro delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione, Hani Sweilem, intervenuto nel programma televisivo “Al-Hekaya”, condotto dal giornalista Amr Adib.
Secondo Sweilem, la decisione di interrompere i colloqui è stata assunta ufficialmente dallo Stato egiziano nel dicembre 2023, dopo anni di negoziati che, secondo il Cairo, non hanno prodotto alcun risultato concreto.
Il ministro ha accusato l’Etiopia di aver ripetutamente modificato le posizioni precedentemente concordate, adottando una strategia definita elusiva e incompatibile con il rispetto del diritto internazionale e dei principi di buona fede nei negoziati.
Per questo motivo, ha spiegato, il governo egiziano ha ritenuto inutile proseguire un processo diplomatico che non offriva più alcuna prospettiva di successo.
Le dichiarazioni di Sweilem arrivano all’indomani dell’iniziativa del presidente Donald Trump, che ha espresso la volontà degli Stati Uniti di contribuire a una soluzione della controversia.
Pur riconoscendo quella che il ministro ha definito la “buona fede” dell’iniziativa americana nel tentativo di avvicinare le posizioni tra Il Cairo e Addis Abeba, l’Egitto ha chiarito che al momento non esistono negoziati in corso.
Qualunque eventuale ripresa del dialogo dovrà avvenire esclusivamente sulla base di principi chiari, nel pieno rispetto delle costanti della politica nazionale egiziana e delle esperienze maturate negli ultimi anni.
L’Egitto continua a chiedere un accordo giuridicamente vincolante che disciplini:
- le modalità di riempimento del bacino della diga;
- le regole di gestione durante gli anni di piena e di siccità;
- i meccanismi di coordinamento tra gli Stati rivieraschi;
- la risoluzione delle eventuali controversie future.
Secondo Il Cairo, solo un’intesa formalmente vincolante può garantire la tutela dei diritti dei Paesi a valle e prevenire danni irreversibili alla sicurezza idrica egiziana.
Durante l’intervista, Sweilem ha anche affrontato la situazione delle risorse idriche nazionali, lanciando al tempo stesso un messaggio rassicurante.
Le riserve del Lago Nasser sono state definite “molto rassicuranti” e vengono gestite attraverso un’attenta pianificazione che consente di ottimizzare ogni metro cubo d’acqua sia per la produzione di energia idroelettrica sia per soddisfare il fabbisogno agricolo e civile.
Il ministro ha ricordato che la quota storica spettante all’Egitto secondo gli accordi internazionali rimane pari a 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua del Nilo ogni anno.
Tuttavia, la crescita demografica ha modificato profondamente il rapporto tra popolazione e disponibilità idrica.
Negli anni Sessanta ogni cittadino disponeva di oltre 2.000 metri cubi d’acqua all’anno; oggi tale disponibilità è scesa sotto i 500 metri cubi pro capite, ben al di sotto della soglia internazionale di povertà idrica fissata a 1.000 metri cubi annui per persona.
Per far fronte a questa situazione, il governo egiziano ha intensificato gli investimenti nel settore idrico nel corso degli ultimi dodici anni.
Tra gli interventi principali figurano:
- grandi impianti per il riutilizzo delle acque reflue trattate;
- modernizzazione delle reti di irrigazione;
- aumento dell’efficienza del consumo agricolo;
- miglioramento della gestione delle risorse idriche;
- sviluppo di nuove infrastrutture per garantire l’approvvigionamento della popolazione e sostenere i progetti di sviluppo nazionale.
Sweilem ha inoltre smentito alcune notizie circolate nelle ultime settimane secondo cui l’altopiano etiope sarebbe interessato da una significativa siccità.
Secondo i dati in possesso del ministero, le precipitazioni registrate risultano superiori alla media stagionale e non vi sarebbero elementi scientifici che confermino l’esistenza di una situazione di siccità eccezionale.
La controversia sulla Grande Diga del Rinascimento Etiope rappresenta una delle principali questioni strategiche della politica estera egiziana.
Per l’Egitto il Nilo costituisce la principale fonte di acqua dolce del Paese e qualsiasi modifica significativa del flusso del fiume può incidere sulla sicurezza alimentare, sulla produzione agricola, sull’approvvigionamento idrico e sulla stabilità economica nazionale.
Per questo motivo Il Cairo continua a ribadire che la soluzione della crisi non può prescindere da un accordo internazionale giuridicamente vincolante che garantisca i diritti storici dei Paesi a valle e assicuri una gestione condivisa della diga secondo il diritto internazionale.
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