C’è qualcosa di commovente, nella sua involontaria comicità, nell’annuncio che circolava sui canali social a fine marzo. Luogo segreto. Posti limitati. Iscrizione obbligatoria tramite modulo Yandex. Comunicazione del cinema solo la mattina stessa. Mancano sette giorni. Prenotatevi!
Una manciata di persone — quante ne conteneva la sala, ammesso che fosse piena — si è ritrovata al Cinema Nosadella di Bologna per vedere documentari prodotti da Russia Today. Operazione semi clandestina. Cellula resistente. Rito identitario per fedeli già convertiti, che non avevano bisogno di essere convinti di nulla e non avrebbero convinto nessuno.
Fin qui: folklore. Il problema è che nessuno gliel’ha detto.

Perché dall’altra parte c’è la Commissione Europea, che ha ritenuto necessario interpellare formalmente le autorità italiane per un evento che, senza quella telefonata, sarebbe rimasto nell’oblio dei circuiti da tastiera. Il potere che censura amplifica: principio antico, evidentemente non incluso nei manuali di Bruxelles. Risultato: un festival che non aveva fatto notizia è diventato un caso diplomatico. I partecipanti, otterranno una visibilità gratis che difficilmente avrebbero raggiunto. La Commissione, che voleva ridurre l’influenza di RT, ha firmato il comunicato stampa che RT non avrebbe mai potuto scrivere.
Ora circola anche l’ipotesi di sanzioni personali a carico dei partecipanti. Sarebbe il coronamento perfetto di questa farsa: la macchina giuridica dell’Unione Europea azionata contro un gruppo di attempati signori che hanno trascorso un sabato pomeriggio a vedere documentari in una sala di periferia. La proporzionalità, evidentemente, è un concetto in via di estinzione.
Nessuno, in questa storia, contraddice nessuno. Tutti rispondono allo stesso codice: l’autoreferenzialità come unica grammatica disponibile. I ribelli eseguono il copione del ribelle – il segreto, la lista d’attesa, il gesto eroico contro l’impero – senza chiedersi a quale regia stiano partecipando. La Commissione esegue il copione del censore – la nota ufficiale, il richiamo alle sanzioni, la sorveglianza – senza chiedersi se la risposta sia proporzionata o semplicemente ridicola. Il vortice gira. Nessuno esce.
E intanto, a margine, c’è una nota seria che vale la pena fare. In Italia esistono rassegne cinematografiche costruite con rigore intellettuale, selezione critica, capacità di usare il cinema come strumento di lettura storica e politica — non come liturgia. Quel lavoro non finisce sui giornali, non riceve telefonate dalla Commissione Europea, non ha bisogno di moduli Yandex per riempire una sala. Forse sarebbe più efficace promuovere cultura non targata. Quella che davvero crea contraddizione.
Sull’orlo del baratro, si balla: “Chi non salta comunista è” oppure “Chi non salta putiniano è” ed ancora “Abbasso la Picierno trallallero trallalà”. Picierno chi? Non importa. Importa saltare. Importa avere un nemico della misura giusta.
Il Cinema Nosadella di Bologna non aveva mai ricevuto tanta attenzione internazionale. Speriamo continui a proiettare film: se venisse sanzionato, censurato, ridotto al silenzio per aver ospitato questo festival dell’assurdo, avremmo perso un altro schermo indipendente. E di schermi indipendenti, in questo paese, non è che ne avanzino.
