La nomina di Mohammad Taha Al-Ahmad alla guida della missione diplomatica siriana in Egitto incontra ostacoli inattesi. Gli esperti escludono una crisi tra i due Paesi ma confermano verifiche approfondite da parte delle autorità egiziane.
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- Le relazioni tra Il Cairo e Damasco attraversano una fase delicata ma non conflittuale. Al centro dell’attenzione vi è la mancata approvazione, da parte delle autorità egiziane, della nomina di Mohammad Taha Al-Ahmad quale nuovo ambasciatore della Repubblica Araba Siriana in Egitto.
La vicenda, riportata da diversi media arabi e confermata da fonti diplomatiche citate dalla stampa regionale, ha alimentato speculazioni circa possibili tensioni tra i due Paesi. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza, sottolineando che la questione appare legata principalmente a valutazioni di sicurezza e non a una vera crisi diplomatica.
La proposta siriana e le riserve del Cairo
Secondo quanto riferito da fonti vicine al dossier, dopo il consolidamento della situazione politica interna siriana avvenuto nel corso dell’ultimo anno, Damasco avrebbe avviato un processo di rafforzamento della propria rappresentanza diplomatica nei principali Paesi della regione, tra cui l’Egitto.
Nell’ambito di tale strategia, il governo siriano avrebbe formalmente proposto il nome di Mohammad Taha Al-Ahmad come nuovo ambasciatore presso Il Cairo.

Tuttavia, le autorità egiziane non hanno ancora comunicato il proprio gradimento ufficiale, elemento indispensabile secondo le norme diplomatiche internazionali per procedere all’accreditamento di un ambasciatore.
Secondo alcune fonti citate dal quotidiano Asharq Al-Awsat, l’Egitto avrebbe trasmesso informalmente alla controparte siriana alcune riserve riguardo alla candidatura di Al-Ahmad, ritenuto da alcuni ambienti istituzionali una figura non pienamente idonea in considerazione del suo passato politico.
Chi è Mohammad Taha Al-Ahmad
Mohammad Taha Al-Ahmad rappresenta una figura emergente della nuova diplomazia siriana.
Attualmente dirige il Dipartimento per gli Affari Arabi presso il Ministero degli Esteri e degli Emigrati della Siria.

Il suo percorso accademico si è sviluppato tra Siria ed Egitto. Dopo la laurea in Ingegneria Agraria presso l’Università di Aleppo nel 2007, ha conseguito un master in Valutazione Finanziaria ed Economica dei Progetti Agricoli presso l’Università del Cairo nel 2012, ottenendo successivamente un dottorato in Sviluppo Agricolo presso l’Università di Idlib nel 2020.
Prima dell’attuale incarico diplomatico, Al-Ahmad ha ricoperto diverse posizioni all’interno del cosiddetto Governo di Salvezza, esperienza che continua a suscitare attenzione negli ambienti diplomatici regionali.
Nel maggio 2025 è stato nominato al Ministero degli Esteri siriano e poco dopo ha assunto anche la presidenza della Commissione Elettorale dell’Assemblea Popolare.
L’analisi di Tarek Fahmy
A fare chiarezza sulla vicenda è intervenuto il professor Tarek Fahmy, docente di Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Economia e Scienze Politiche dell’Università del Cairo.
In dichiarazioni rilasciate a RT, Fahmy ha spiegato che la questione non deve essere interpretata come una crisi diplomatica.
Secondo l’esperto, la pratica sarebbe attualmente sospesa per motivazioni legate alla sicurezza e ai normali processi di verifica che accompagnano la designazione di rappresentanti diplomatici di alto livello.
Fahmy ha inoltre rivelato che sarebbero in corso contatti tra le due parti per individuare una soluzione condivisa e che Damasco avrebbe già valutato altri possibili candidati, senza tuttavia renderne noti i nomi.
L’analista egiziano ha escluso categoricamente che la vicenda possa compromettere il processo di riavvicinamento tra Il Cairo e Damasco.
Negli ultimi mesi, infatti, si è registrato un incremento degli scambi economici e commerciali tra i due Paesi, accompagnato da frequenti visite di delegazioni imprenditoriali e tecniche.
Secondo Fahmy, gli interessi economici comuni rappresentano oggi uno dei principali motori del miglioramento delle relazioni bilaterali e rendono improbabile qualsiasi deterioramento significativo dei rapporti.
L’esperto ritiene possibile che venga individuata una soluzione di compromesso attraverso la proposta di un nome alternativo oppure mediante il rinvio temporaneo della questione.
Un episodio che riflette la complessità della nuova Siria
La vicenda evidenzia le difficoltà che accompagnano il graduale reinserimento della Siria nel sistema diplomatico regionale dopo anni di isolamento internazionale.
L’Egitto sostiene ufficialmente il ripristino della stabilità siriana e ha progressivamente rafforzato i rapporti con Damasco, ma continua a mantenere un approccio prudente e basato su rigorose valutazioni strategiche e di sicurezza.
Proprio questa prudenza sembra essere alla base delle attuali riserve sulla nomina di Al-Ahmad.
Gli osservatori ritengono che la questione verrà probabilmente risolta attraverso il dialogo diplomatico già in corso tra i due governi.
La collaborazione economica crescente, la convergenza su numerosi dossier regionali e l’interesse reciproco alla stabilità del Medio Oriente rendono improbabile che la controversia possa trasformarsi in uno scontro politico.
Piuttosto, il caso Al-Ahmad appare come l’ennesima dimostrazione della complessità che caratterizza l’attuale fase di ricostruzione delle relazioni diplomatiche siriane e della volontà egiziana di procedere con cautela, valutando attentamente ogni passaggio prima di assumere decisioni definitive.
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