Ro. Ro. – Nonostante le lodi e i complimenti, appare sempre più evidente che lo scopo della politica americana verso l’Europa è quello di determinare un continente diviso al proprio interno. “Dividi et impera”.
Il segretario di Stato, Marco Rubio, scrive a Giorgia Meloni, come avrebbe scritto a chiunque fosse attualmente presidente del Consiglio, esprimendo complimenti falsi complimenti per l’impegno italiano riguardo allo Stretto di Hormuz (…ma quale impegno?), elogiando la decisione di aumentare le spese per la difesa (…e grazie tante, visto che si acquistano armamenti americani e israeliani…) e gli sforzi nei negoziati fra Russia e Ucraina (…quali negoziati? Con quali risultati?).

Nell’area del Golfo l’Italia
è totalmente assente, e il contributo alla crisi russo-ucraina si traduce in nuove sanzioni per Mosca e nuovi stanziamenti di miliardi per armare Kiev. Sfugge qualcosa…?
L’ultimo intervento riconosciuto a Hormuz risale all’America di Reagan nel 19887, insieme a Gran Bretagna, Francia, Belgio e Olanda, con l’operazione Golfo-1, durata oltre un anno, in cui si è compiuto un notevole sforzo per mantenere la libera navigazione, dopo l’incidente della nave “Jolly Rubino”, durante la guerra Iran-Iraq nella quale i due contendenti non riuscivano a trovare alcuna intesa mentre si era raggiunta una comunanza di vedute fra USA ed Europa…perché non c’era di mezzo Israele.
Il discorso di Marco Rubio è il manifesto dell’ipocrisia, che mentre esalta l’Italia, che per altro a livello concreto non ha fatto nulla, e svela quella che è la strategia divisoria nei confronti degli altri Paesi europei, oggetto di scherno sia del “super-biondo” Donald che del vice-presidente J.D. Vance. Né esisteva un’Europa a tal punto senza difese politiche, o meglio, personalità politiche in grado di prendere decisioni responsabili e con un minimo di coraggio e dignità, ma soprattutto la situazione internazionale non prevedeva il fattore Cina, pesantemente coinvolta nel problema Hormuz.
Le parole del segretario di Stato americano sono la beffa oltre il danno, perché Washington gongola della mancanza di visione strategica d’insieme dell’Europa, che non offre alcuna possibilità di sforzo comune, e quindi nessun rischio che la UE possa diventare un contendente pericoloso. Grazie per il riarmo europeo, improntato sull’acquisto di armamenti americani, che non serviranno a nulla (se non a riempire le tasche delle aziende a st elle e strisce, ma non certo a pianificare una difesa comune, dal momento che ogni Paese membro ragiona sui propri esclusivi interessi, ma soprattutto, nella situazione attuale, con i dubbi espressi da Giorgia Meloni verso la coalizione dei volonterosi europei.Le parole di Rubio auspicano una sempre maggiore divisione nella UE, come ogni atto che l’amministrazione del fulvo Trump compie da mesi. Dal 1949 che la politica estera italiana si basa su due elementi fondamentali, atlantismo ed europeismo, e l’assetto europeo dal 2002 a oggi, è di gran lunga quello più strategico per il futuro.
Come media potenza regionale mediterranea, non si può escludere sfide e impegni di interesse europeo, ed è necessario uno sviluppo, soprattutto uno sganciamento dal vassallaggio verso una politica estera che non si può determinare a priori, con lo spauracchio nuovamente in voga, delle armi nucleari.
