Nel teatrino infinito del web, assistiamo ormai quotidianamente alle esibizioni di presunti “dissidenti” (gusanos) e sedicenti esperti di geopolitica da tastiera, sempre pronti a sciorinare la solita storiella: “Ma quale blocco! Il bloqueo riguarda solo gli Stati Uniti! Cuba può benissimo commerciare con la Russia, con l’India, con chi vuole!”.
Prima di smontare questa pietosa favoletta con un minimo di alfabetizzazione finanziaria, è bene chiarire un punto fondamentale sull’emigrazione cubana, troppe volte manipolata da una propaganda mediatica a senso unico: vivere all’estero non significa automaticamente essere “dissidenti” o nemici della propria Patria.
È comodo far credere che ogni cubano fuori dall’isola sia un crociato dell’anti-castrismo, ma la realtà è ben diversa. Ci sono tantissimi cubani nel mondo che mantengono vivo l’amore per la propria terra, la propria sovranità e il proprio processo sociale. Chiediamoci, infatti, come mai esistano così tanti residenti all’estero che continuano a difendere a testa alta il governo e la Rivoluzione. L’Italia ne è un esempio lampante, con diverse ed attive associazioni di residenti cubani che lottano quotidianamente contro la disinformazione e a sostegno del proprio popolo, smantellando la narrazione monolitica dei soliti noti. Ma i media mainstream, si sa, operano a senso unico. Intervistano quasi sempre il “presunto dissidente”, spesso “mercenario” (al soldo di potenze straniere o “protetto” da apparati del centro-destra o della destra internazionale) e, spesso, con livelli culturali e accademici medio bassi: sempre pronti a sciorinare “luoghi comuni” logori e disinformazione!
Veniamo ora al capolavoro di analfabetismo economico sciorinato da questi “fenomeni” della rete: ovvero l’idea che l’embargo (il criminale bloqueo) contro Cuba sia solo una faccenda privata tra Washington e L’Avana.
Per sostenere un’assurdità del genere bisogna ignorare (o far finta di ignorare) le basi stesse del commercio internazionale:
1. Il monopolio del Dollaro e la rete SWIFT: il cappio al collo verso tutti i partner commerciali di Cuba
Dire che Cuba può “liberamente” commerciare con India, Russia o qualsiasi altro Paese significa non avere la minima idea di come viaggino i soldi nel XXI secolo.
- Il commercio globale si basa quasi interamente sul dollaro statunitense e sul sistema di messaggistica finanziaria SWIFT.
- Qualsiasi transazione in dollari, indipendentemente da dove si trovino il compratore e il venditore, deve transitare o essere compensata attraverso banche corrispondenti negli Stati Uniti.
- L’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro USA monitora la rete finanziaria mondiale come un gendarme globale. Se una banca indiana, europea o latinoamericana prova a regolare una transazione per merci cubane utilizzando dollari o passando per circuiti interconnessi, scatta la mannaia delle sanzioni extraterritoriali.
2. Il terrore del De-risking e dell’Overcompliance
Pensare che una grande banca internazionale rischi multe miliardarie dagli Stati Uniti per aprire un credito documentario all’Avana è pura illusione. Le banche mondiali praticano il cosiddetto overcompliance: per evitare ritorsioni americane, bloccano a prescindere anche le operazioni del tutto legali o in valuta locale legate a Cuba. Questo non è un “libero commercio”: è un strangolamento sistematico e pianificato a livello globale.
3. La trappola della legge Helms-Burton e della clausola dei 180 giorni
I “professori” dei social si dimenticano sistematicamente di citare leggi apertamente extraterritoriali come la Helms-Burton (1996) e la Torricelli (1992):
- Una nave mercantile che tocca un porto cubano ha il divieto assoluto di attraccare negli Stati Uniti per 180 giorni. Quale compagnia di navigazione globale sacrificherebbe il mercato statunitense per fare scalo a Cuba?
- Il Titolo III della Helms-Burton permette di citare in giudizio nei tribunali USA aziende di terzi Paesi che “trafficano” con beni nazionalizzati.
- Qualsiasi prodotto internazionale che contenga anche solo un 10% di componenti o materie prime cubane non può entrare negli Stati Uniti.
Ripetere come pappagalli che “il bloqueo è solo una scusa e riguarda solo gli USA” non è un’opinione: è disinformazione pura, propinata da chi spera che il pubblico non sappia come funziona una transazione bancaria internazionale o un contratto di spedizione marittima.
Il bloqueo è una ragnatela giuridica e finanziaria extraterritoriale studiata appositamente per impedire a Cuba di sviluppare normali relazioni commerciali con il resto del pianeta. Chi continua a negarlo, o non ha mai aperto un manuale di economia in vita sua, o è in profonda malafede.
