Oltre 685.000 militari in servizio attivo, 2.005 velivoli, 4.705 carri armati, più di 77.000 mezzi blindati e 181 unità navali. I dati Global Firepower 2026 delineano le dimensioni di una potenziale forza militare congiunta tra Egitto e Arabia Saudita. Il Cairo garantirebbe superiorità numerica, profondità strategica e capacità navali, mentre Riyadh apporterebbe risorse finanziarie, tecnologie avanzate e capacità aeree e antimissilistiche.
Chiara Cavalieri
𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗜𝗥𝗢 – Nel contesto delle crescenti tensioni regionali e delle discussioni sulla sicurezza dell’Arabia Saudita e degli Stati del Golfo, un’analisi pubblicata da RT Arabic il 20 ottobre 2026, basata sui dati di Global Firepower, offre un quadro delle capacità militari che Egitto e Arabia Saudita potrebbero teoricamente mettere in campo attraverso un coordinamento strategico.
Non si tratta dell’annuncio della costituzione di un esercito comune, né della conferma di un’operazione militare congiunta, ma di una valutazione quantitativa delle capacità delle due principali potenze militari arabe.
𝗗𝗨𝗘 𝗘𝗦𝗘𝗥𝗖𝗜𝗧𝗜 𝗧𝗥𝗔 𝗜 𝗣𝗜𝗨 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗢
Secondo i dati Global Firepower 2026 riportati nell’analisi, l’Egitto occupa il 19° posto nella classifica mondiale delle potenze militari, su 145 Paesi esaminati, con un indice di potenza pari a 0,3651.
L’Arabia Saudita si colloca invece al 25° posto, con un indice di 0,4473.
Nella metodologia Global Firepower, un valore più basso dell’indice indica una migliore posizione nella graduatoria complessiva.
I due Paesi presentano caratteristiche militari differenti ma potenzialmente complementari.
L’Egitto dispone di una struttura militare numericamente più ampia, di consistenti forze terrestri, di una Marina articolata e di una posizione geografica strategica tra Mediterraneo, Mar Rosso e Canale di Suez.
L’Arabia Saudita dispone invece di un bilancio della difesa molto più elevato, di avanzati sistemi aeronautici occidentali e di importanti capacità di difesa missilistica.
𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗔 𝗨𝗠𝗔𝗡𝗔: 𝗜𝗟 𝗩𝗔𝗡𝗧𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗢
Uno degli elementi più significativi riguarda il personale militare.
L’Egitto dispone, secondo le stime riportate, di circa 438.500 militari in servizio attivo, contro i 247.000 dell’Arabia Saudita.

A questi si aggiungono circa 479.000 riservisti egiziani, mentre Global Firepower non attribuisce una consistenza numerica alla riserva saudita nella categoria considerata.
Includendo le forze paramilitari, il totale teorico delle due strutture raggiungerebbe circa 1,61 milioni di effettivi, suddivisi tra personale attivo, riservisti e forze paramilitari.
L’Egitto possiede inoltre una base demografica molto più ampia, con circa 45,6 milioni di persone considerate potenzialmente idonee al servizio militare, rispetto ai circa 19 milioni dell’Arabia Saudita.
Questa differenza costituisce un elemento importante soprattutto nella capacità di mobilitazione e nel sostenimento di operazioni prolungate.
𝗔𝗘𝗥𝗢𝗡𝗔𝗨𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔𝗥𝗘: 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟮.𝟬𝟬𝟬 𝗩𝗘𝗟𝗜𝗩𝗢𝗟𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗩𝗜
Il settore aeronautico rappresenta uno degli aspetti più interessanti della possibile complementarità militare.
Secondo i dati riportati, l’Egitto possiede 1.088 velivoli militari, mentre l’Arabia Saudita ne dispone di 917.
La somma teorica raggiunge dunque 2.005 aeromobili militari.
La flotta combinata comprenderebbe:
• 525 aerei da combattimento;
• 171 aerei d’attacco dedicati;
• 102 aerei da trasporto;
• 546 aerei da addestramento;
• 612 elicotteri, di cui 134 d’attacco;
• 22 aerocisterne per il rifornimento in volo.
L’Aeronautica egiziana si distingue per la diversificazione dei propri sistemi d’arma.
Tra i principali velivoli figurano i francesi Dassault Rafale, gli americani F-16 e i russi MiG-29M/M2, ai quali si aggiungono elicotteri d’attacco Apache e una rete articolata di sistemi di difesa aerea.
L’Arabia Saudita dispone invece di una componente da combattimento particolarmente avanzata, costituita soprattutto dagli F-15 nelle diverse versioni e dagli Eurofighter Typhoon.
Riyadh presenta inoltre un vantaggio nel numero di caccia, con circa 283 velivoli contro i 242 egiziani.
Un’altra differenza significativa riguarda il rifornimento in volo: Global Firepower attribuisce all’Arabia Saudita 22 aerocisterne, mentre nella propria rilevazione assegna all’Egitto un valore pari a zero.
La disponibilità di aerocisterne rappresenta un fattore fondamentale per estendere il raggio operativo dei velivoli e sostenere missioni a grande distanza dalle basi di partenza.
𝗗𝗜𝗙𝗘𝗦𝗔 𝗔𝗘𝗥𝗘𝗔 𝗘 𝗠𝗜𝗦𝗦𝗜𝗟𝗜𝗦𝗧𝗜𝗖𝗔: 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗧𝗢 𝗦𝗔𝗨𝗗𝗜𝗧𝗔
Un elemento particolarmente rilevante riguarda i sistemi di difesa antimissilistica.
L’Arabia Saudita dispone di sistemi Patriot e capacità associate al THAAD, progettati per contrastare differenti categorie di minacce aeree e balistiche.
Queste capacità assumono un’importanza strategica nel contesto delle tensioni che interessano la Penisola Arabica, il Mar Rosso e le principali infrastrutture energetiche del Golfo.
L’Egitto, dal canto suo, dispone di un sistema di difesa aerea stratificato, sviluppato attraverso l’integrazione di piattaforme e tecnologie di diversa provenienza.
L’eventuale coordinamento delle due strutture potrebbe contribuire a rafforzare la sorveglianza e la protezione dello spazio aereo regionale, ma richiederebbe una complessa integrazione dei sistemi di comando, controllo e identificazione.
𝗙𝗢𝗥𝗭𝗘 𝗧𝗘𝗥𝗥𝗘𝗦𝗧𝗥𝗜: 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟰.𝟳𝟬𝟬 𝗖𝗔𝗥𝗥𝗜 𝗔𝗥𝗠𝗔𝗧𝗜
La superiorità numerica egiziana emerge chiaramente nell’ambito delle forze terrestri.
Secondo Global Firepower, l’Egitto possiede circa 3.620 carri armati, contro i 1.085 dell’Arabia Saudita.
Il totale combinato raggiungerebbe quindi 4.705 carri armati.
Tra i principali sistemi presenti nei due eserciti figurano i carri americani M1 Abrams, che costituiscono una componente importante delle rispettive forze corazzate.
Ancora più rilevante appare il numero dei veicoli militari e blindati.
L’Egitto dispone di circa 54.694 mezzi, mentre l’Arabia Saudita ne possiede 22.370.
La somma raggiungerebbe 77.064 veicoli militari e blindati.
Una simile consistenza numerica rappresenterebbe una delle maggiori concentrazioni teoriche di mezzi terrestri della regione.
Occorre tuttavia distinguere il numero complessivo dei mezzi dalla loro effettiva disponibilità operativa, che dipende dalle condizioni tecniche, dalla manutenzione, dalle scorte e dalla preparazione degli equipaggi.
𝗔𝗥𝗧𝗜𝗚𝗟𝗜𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗘 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗜 𝗟𝗔𝗡𝗖𝗜𝗔𝗥𝗔𝗭𝗭𝗜
Anche nel settore dell’artiglieria l’Egitto presenta una superiorità numerica.

I dati riportano per le forze egiziane:
• 1.056 sistemi di artiglieria semovente;
• 962 pezzi di artiglieria trainata;
• 648 lanciarazzi multipli.
L’Arabia Saudita dispone invece di:
• 380 sistemi di artiglieria semovente;
• 557 pezzi di artiglieria trainata;
• 327 lanciarazzi multipli.
La capacità teorica congiunta ammonterebbe quindi a 1.436 sistemi semoventi, 1.519 pezzi trainati e 975 lanciarazzi multipli.
Si tratta di una potenza di fuoco numericamente considerevole, la cui efficacia reale dipenderebbe tuttavia dalla disponibilità di munizioni, dall’intelligence, dai sistemi di acquisizione degli obiettivi e dall’integrazione operativa.
𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗡𝗔 𝗘𝗚𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢𝗟𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗥𝗢𝗧𝗧𝗘 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗘𝗚𝗜𝗖𝗛𝗘
Il settore navale rappresenta uno dei principali punti di forza dell’Egitto.
Secondo la classificazione citata, la Marina egiziana dispone complessivamente di 149 unità, contro le 32 saudite.
L’Egitto possiede:
• 13 fregate;
• 7 corvette;
• 8 sottomarini;
• 61 pattugliatori;
• 2 portaelicotteri classe Mistral.
La Marina saudita comprende invece 7 fregate, 9 corvette, 9 pattugliatori e 3 dragamine, senza sottomarini nella rilevazione considerata.
Il totale teorico delle due flotte raggiungerebbe 181 unità navali, comprese 20 fregate, 16 corvette, 8 sottomarini e 2 portaelicotteri.
La posizione geografica egiziana conferisce a queste capacità un valore strategico particolarmente significativo.
Il Cairo controlla il Canale di Suez, una delle principali arterie del commercio internazionale, e dispone di accessi marittimi sia nel Mediterraneo sia nel Mar Rosso.
Le due portaelicotteri classe Mistral consentono inoltre all’Egitto di sviluppare capacità di proiezione aeronavale, trasporto e supporto a operazioni anfibie.
I sottomarini tedeschi Type 209/1400 rafforzano invece le capacità di sorveglianza e interdizione marittima.
Un coordinamento con la Marina saudita potrebbe assumere particolare importanza per la sicurezza del Mar Rosso e delle rotte commerciali verso lo stretto di Bab el-Mandeb, interessate negli ultimi anni dagli attacchi contro il traffico mercantile.
𝗜𝗟 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗢: 𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗣𝗘𝗥𝗜𝗢𝗥𝗜𝗧𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗔𝗡𝗭𝗜𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗦𝗔𝗨𝗗𝗜𝗧𝗔
Se l’Egitto prevale in numerose categorie quantitative, l’Arabia Saudita dispone di una capacità finanziaria decisamente superiore.
Secondo le stime Global Firepower citate nell’articolo, il bilancio saudita della difesa per il 2026 ammonterebbe a circa 63,99 miliardi di dollari, contro i 5,19 miliardi attribuiti all’Egitto.
Si tratta di valori basati sulla metodologia della piattaforma e non necessariamente direttamente comparabili con tutti i documenti ufficiali di bilancio.
La maggiore disponibilità finanziaria saudita consente investimenti consistenti nell’acquisizione di tecnologie militari, nella manutenzione, nell’addestramento e nella modernizzazione degli arsenali.
L’Egitto, parallelamente, può contare su una struttura militare consolidata, su un’ampia base di personale e su capacità industriali nazionali nel settore della difesa.

La complementarità tra le due potenze risiede dunque anche nell’incontro tra consistenza militare e capacità economica.
𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗚𝗘𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗢: 𝗟𝗔 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗜 𝗬𝗘𝗠𝗘𝗡𝗜𝗧𝗔 𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗢𝗟𝗙𝗢
L’analisi delle capacità militari egiziane e saudite assume un significato particolare alla luce degli sviluppi regionali dell’ottobre 2026.
Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha ribadito l’importanza della sicurezza dell’Arabia Saudita e degli Stati del Golfo per la stabilità dell’intera regione.
La prospettiva di un coinvolgimento egiziano deve tuttavia essere distinta dalla decisione effettiva di inviare forze in combattimento.
Sul piano strategico, gli interessi dei due Paesi convergono soprattutto nella protezione delle infrastrutture energetiche, nella sicurezza della navigazione e nella stabilità del Mar Rosso.
Gli attacchi contro il traffico marittimo hanno infatti conseguenze non soltanto sulla sicurezza saudita, ma anche sugli interessi economici egiziani, direttamente collegati al funzionamento del Canale di Suez.
In questo scenario, il coordinamento militare tra Cairo e Riyadh potrebbe svilupparsi attraverso la difesa aerea, la sorveglianza navale, lo scambio di intelligence e la protezione delle rotte commerciali, senza necessariamente implicare un intervento terrestre su vasta scala.
𝗨𝗡’𝗔𝗟𝗟𝗘𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘 𝗨𝗡 𝗘𝗦𝗘𝗥𝗖𝗜𝗧𝗢 𝗨𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢
È fondamentale sottolineare che la somma delle capacità militari di due Paesi non equivale automaticamente alla creazione di un’unica forza combattente.
Le Forze Armate egiziane e saudite utilizzano sistemi d’arma, strutture di comando, dottrine operative e organizzazioni logistiche differenti.
Per trasformare una cooperazione strategica in una forza realmente integrata sarebbero necessari accordi sul comando congiunto, procedure comuni, sistemi di comunicazione interoperabili, coordinamento dell’intelligence e una pianificazione operativa condivisa.
Anche la disponibilità effettiva degli armamenti, le scorte di munizioni, la capacità di manutenzione e l’esperienza degli equipaggi inciderebbero sulla reale efficacia dell’eventuale cooperazione.
I dati Global Firepower costituiscono quindi uno strumento utile per confrontare le dimensioni degli arsenali, ma non permettono, da soli, di prevedere l’esito di un conflitto.
𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗘 𝗔𝗥𝗔𝗕𝗜𝗔 𝗦𝗔𝗨𝗗𝗜𝗧𝗔: 𝗗𝗨𝗘 𝗣𝗜𝗟𝗔𝗦𝗧𝗥𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘
Il dato più significativo non risiede esclusivamente nei numeri, per quanto imponenti.
La vera complementarità tra Egitto e Arabia Saudita deriva dalla combinazione di differenti fattori strategici.
Da un lato, l’Egitto rappresenta una potenza militare dotata di consistenti risorse umane, importanti capacità terrestri e navali, infrastrutture strategiche e una posizione geografica che collega Africa, Mediterraneo e Medio Oriente.
Dall’altro, l’Arabia Saudita dispone di una notevole capacità finanziaria, di tecnologie militari avanzate e di un ruolo centrale nella sicurezza energetica internazionale.
Un coordinamento strutturato tra i due Paesi potrebbe dunque rafforzare le capacità di deterrenza regionale, contribuire alla difesa delle infrastrutture strategiche e consolidare la sicurezza delle rotte commerciali.
In una regione attraversata da crisi simultanee, il peso politico di una cooperazione militare può essere rilevante anche quando viene impiegato per scoraggiare ulteriori escalation.
𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗣𝗢𝗧𝗥𝗘𝗕𝗕𝗘 𝗥𝗜𝗗𝗜𝗦𝗘𝗚𝗡𝗔𝗥𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜
La combinazione teorica degli arsenali egiziano e saudita restituirebbe l’immagine di una forza convenzionale di dimensioni considerevoli, con oltre 685.000 militari attivi, più di 2.000 velivoli, circa 4.700 carri armati e 181 unità navali.
Ma la questione centrale non è soltanto quanti mezzi i due Paesi potrebbero schierare.
È soprattutto quale ruolo intendano assumere nel futuro assetto di sicurezza del Medio Oriente.
L’Egitto, per posizione geografica, consistenza militare e peso diplomatico, rimane un attore fondamentale negli equilibri del mondo arabo. L’Arabia Saudita, grazie alla propria influenza economica, energetica e politica, rappresenta un interlocutore altrettanto determinante.
Se queste capacità venissero coordinate attraverso una strategia condivisa, Cairo e Riyadh potrebbero costituire uno dei principali poli di deterrenza convenzionale del Medio Oriente.
La vera sfida sarà trasformare la complementarità militare in stabilità regionale, evitando che il rafforzamento delle capacità difensive si traduca in un ulteriore allargamento dei conflitti.
La forza di un’alleanza non si misura soltanto negli eserciti che può mobilitare, ma anche nelle guerre che riesce a evitare.
𝗙𝗢𝗡𝗧E: Global Firepower, 2026 Military Strength Ranking – Egypt and Saudi Arabia.
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