La nostra redattrice, Maddalena Celano, è a Cuba, invitata dal governo di L’Avana, in occasione della commemorazione dei 100 anni dalla nascita di Fidel Castro. Inquadrata nella Brigata europea “Josè Martì”, condivide con i colleghi provenienti da tutta Europa questa esperienza di fratellanza tra i popoli nel nome dei valori fondativi della rivoluzione cubana. Pubblichiamo le sue corrispondenze. Un ringraziamento a Idania Ramos, dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, per la sua vitale e preziosa collaborazione.
13 AGOSTO 1926 – 13 AGOSTO 2026: FIDEL VIVE. IL FUTURO È NOSTRO
Oggi, dal Palacio de Convenciones de La Habana, non si inaugura un semplice convegno. Si inaugura una trincea.
Mentre il mondo capitalista affonda tra guerre imperialiste, crisi climatica e disuguaglianze mai viste, Cuba accende di nuovo la luce. Il I Coloquio Internazionale “Fidel: Legado y Futuro”, nell’anno del centenario della nascita del Comandante en Jefe, è la risposta militante di un popolo che non si è mai arreso.
Fidel non è un ricordo da museo. Fidel è un metodo. È l’idea che una piccola isola a 90 miglia dall’impero più potente del pianeta possa dire NO e costruire il suo SI’: salute per tutti, istruzione per tutti, dignità per tutti.

Oggi parlare di Fidel è parlare di attualità bruciante.
È parlare del blocco criminale che da oltre 60 anni cerca di piegare Cuba e che oggi più che mai va denunciato e sconfitto.
È parlare di Palestina, di America Latina che non vuole più padroni, di un nuovo ordine mondiale multipolare che Fidel aveva già immaginato quando tutti parlavano di fine della storia.
Il legato di Fidel non è nostalgia, è futuro. È il medico cubano che salva vite in Africa, è lo scienziato che crea vaccini nonostante le sanzioni, è il giovane che oggi entra al Palacio de Convenciones convinto che la Rivoluzione non è un atto del passato, ma un compito del presente.
Ci hanno detto che il socialismo era morto. Ci hanno detto che Cuba sarebbe caduta. Sono passati 100 anni dalla nascita di Fidel e siamo ancora qui. Più convinti, più internazionalisti, più Fidelisti che mai.
Di seguito l’intervento di Juan Contreras, dirigente storico della Coordinadora Simón Bolívar, tradotto per il pubblico italiano:

“CUBA: IL FARO INESTINGUIBILE DELLA NOSTRA AMERICA
A cento anni dalla nascita del Comandante in Jefe Fidel Castro Ruz, la Rivoluzione Cubana non è un ricordo da celebrare con nostalgia. È una trincea di idee viva, attuale, necessaria. Parlare di Fidel e di Cuba oggi, dal Palacio de Convenciones de La Habana dove si apre il Coloquio Internazionale “Fidel: Legado y Futuro”, significa parlare della dignità della Patria Grande. Significa riconoscere il faro etico che per un secolo ha illuminato le lotte dei popoli contro l’egemonia dell’imperialismo statunitense.
Tutto nasce al Moncada. Il 26 luglio 1953 non fu una sconfitta militare, fu l’inizio della seconda indipendenza. Con l’assalto al Cuartel Moncada, Fidel e i suoi giovani ripresero l’opera incompiuta dell’Apostolo José Martí e dimostrarono al continente che quando la tirannia si impone con la forza, la ribellione è un diritto e un dovere storico delle masse. Ne La storia mi assolverà c’è già tutto il programma che verrà: antiimperialista, antilatifondista, profondamente latinoamericanista. Un programma dei contadini, degli operai, dei disoccupati, degli umili.
Con il trionfo del 1959, Cuba ha smesso di essere la fabbrica neocoloniale di Washington per diventare l’epicentro della sovranità. Ha dimostrato che il socialismo non era una chimera lontana, ma un’alternativa concreta di potere popolare. Ispirata a Martí e a Bolívar, la Rivoluzione ha reso reale la frase più alta di Martí: “Patria es Humanidad”. Il suo internazionalismo – medici, maestri, soldati – non è mai stato assistenzialismo. È stata solidarietà di classe tra i popoli del Sud Globale.
Oggi, nel centenario di Fidel, il suo lascito è più attuale che mai. Davanti al blocco criminale e illegale che da oltre sei decenni gli Stati Uniti impongono a Cuba per piegarla con la fame, la resistenza del popolo cubano rimane il simbolo più alto di sovranità al mondo.
E l’unità latinoamericana, sognata da Simón Bolívar e incarnata nel XXI secolo dall’ALBA bolivariana, trova nell’esperienza cubana la sua bussola morale: solo i popoli originari, i lavoratori, i contadini possono essere gli architetti del proprio destino.
Cuba continua ad essere quel faro indomito nei Caraibi. Nel centenario di Fidel, il compito della sinistra conseguente nella Nostra America non è contemplare la storia.
È continuarla”.
