Il capo della Sezione degli Interessi Iraniani al Cairo, Mojtaba Ferdowsi, afferma che Teheran non considera una minaccia la presenza militare egiziana negli Emirati Arabi Uniti e nel Golfo, purché non sostenga Israele nel conflitto contro l’Iran.
di Chiara Cavalieri
TEHERAN- Nel pieno delle tensioni regionali e del riassetto geopolitico del Medio Oriente, arriva il primo importante commento ufficiale iraniano riguardo alla crescente cooperazione militare tra Egitto ed Emirati Arabi Uniti.
Il capo della Sezione degli Interessi Iraniani in Egitto, Mojtaba Ferdowsi, ha infatti dichiarato che Iran non si oppone alla presenza militare egiziana negli Emirati Arabi Uniti e negli Stati del Golfo, sottolineando il riconoscimento del ruolo strategico del Cairo come grande potenza regionale.
Le dichiarazioni, riportate dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, rappresentano uno dei segnali diplomatici più significativi degli ultimi mesi nel complesso scenario regionale segnato dalle tensioni tra Iran, Israele, Stati Uniti e monarchie del Golfo.

“L’EGITTO È LIBERO NELLE SUE DECISIONI”
Rispondendo a una domanda sul sostegno egiziano agli Stati del Golfo, Ferdowsi ha affermato che:
“L’Egitto è libero nelle sue decisioni e fa ciò che ritiene essere nell’interesse del suo popolo.”
Il diplomatico iraniano ha inoltre definito l’Egitto: • “una grande potenza regionale in Medio Oriente”; • un attore con il diritto di intraprendere le azioni che ritiene opportune; • un elemento centrale negli equilibri regionali.
Ferdowsi ha tuttavia precisato che ciò che resta fondamentale per Teheran è che il Cairo non partecipi ad azioni che possano sostenere Israele nel conflitto contro l’Iran.
Secondo il diplomatico: “Ciò che è importante per noi è che l’Egitto non si impegni in alcuna azione che aiuti l’entità sionista nella sua guerra contro di noi.”
NESSUNA OPPOSIZIONE IRANIANA ALLA PRESENZA EGIZIANA NEL GOLFO
Particolarmente significativa è stata anche la risposta di Ferdowsi a una domanda sulla possibilità che la presenza militare egiziana nel Golfo possa evolversi in una forza araba congiunta.
Il rappresentante iraniano ha dichiarato: “Non abbiamo obiezioni e non ci opponiamo a nessuna presenza egiziana in nessun Paese, poiché l’Egitto è una grande potenza regionale in Medio Oriente.”
Secondo Ferdowsi, in Iran si sarebbero svolte lunghe discussioni interne riguardo alla presenza militare egiziana negli Stati del Golfo.
Tali dibattiti avrebbero portato alla conclusione che, dopo la guerra e le attuali tensioni regionali, il Medio Oriente avrà bisogno di: • una forza di deterrenza regionale; • meccanismi di sicurezza interni alla regione; • una riduzione della dipendenza da attori esterni.
“L’IRAN NON VUOLE IMPORTARE SICUREZZA DALL’ESTERNO”
Uno dei passaggi più importanti delle dichiarazioni riguarda la visione iraniana della sicurezza regionale.
Ferdowsi ha infatti sottolineato che Teheran non desidera: • importare sicurezza dall’esterno; • interferenze straniere negli affari del Medio Oriente; • una regionalizzazione guidata da potenze non mediorientali.
Secondo il diplomatico iraniano, la sicurezza regionale dovrebbe essere costruita direttamente dagli Stati del Medio Oriente attraverso forme di coordinamento regionale.
Questa posizione riflette da anni uno dei principali pilastri della strategia geopolitica iraniana, contraria alla presenza militare occidentale nel Golfo Persico e favorevole alla creazione di nuovi equilibri regionali autonomi.
LA VISITA DI EL-SISI NEGLI EMIRATI E IL SEGNALE MILITARE
Le dichiarazioni di Ferdowsi arrivano pochi giorni dopo la visita del presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi negli Emirati Arabi Uniti e dopo il tour effettuato insieme al presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan presso il distaccamento dell’aviazione militare egiziana schierato negli Emirati.

La visita aveva attirato forte attenzione regionale perché interpretata da numerosi osservatori come: • un rafforzamento del coordinamento strategico tra Cairo e Abu Dhabi; • un messaggio di cooperazione militare araba; • un segnale di deterrenza regionale; • una dimostrazione di integrazione difensiva tra Egitto ed Emirati.
La presenza di assetti militari egiziani negli Emirati viene infatti considerata uno degli elementi più rilevanti dell’attuale architettura di sicurezza nel Golfo.
I RAPPORTI TRA EGITTO E IRAN
Le dichiarazioni assumono particolare rilievo anche perché tra Egitto e Iran non esistono ancora relazioni diplomatiche complete.
Attualmente Mojtaba Ferdowsi rappresenta infatti il più alto funzionario iraniano presente al Cairo attraverso la Sezione degli Interessi Iraniani, che svolge funzioni equivalenti a quelle di un’ambasciata.
Negli ultimi anni, tuttavia, diversi segnali hanno lasciato intravedere tentativi di graduale riavvicinamento tra Cairo e Teheran, soprattutto nel quadro dei profondi cambiamenti geopolitici in corso nel Medio Oriente.
Il presidente Abdel Fattah el-Sisi ha riaperto progressivamente il dialogo con Iran, ma il Cairo ha posto alcune condizioni simboliche e politiche considerate fondamentali dalla leadership egiziana. Tra queste, una delle più significative ha riguardato la richiesta di rimuovere il nome di Khaled al-Islambouli dalle strade e dagli spazi pubblici iraniani.

Khaled al-Islambouli fu l’ufficiale coinvolto nell’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat il 6 ottobre 1981, durante una parata militare al Cairo. Sadat venne ucciso da membri di un commando estremista affiliato all’ambiente della Muslim Brotherhood e della Jihad islamica egiziana, ostili agli accordi di Camp David e alla pace con Israele.
Khaled al-Islambouli, insieme a Mohammad al-Salam Faraj, Essam al-Qamari e altri cospiratori coinvolti nell’attentato, fu giustiziato il 15 aprile 1982.
Per decenni, tuttavia, l’Iran rivoluzionario celebrò ufficialmente Khaled al-Islambouli come “martire” (“Shahid”), dedicandogli strade in diverse città iraniane e costruendo persino un mausoleo commemorativo nel cimitero di Behesht-e Zahra a Teheran.
La questione ha rappresentato per anni uno dei principali ostacoli diplomatici tra Cairo e Teheran, insieme alla decisione dell’Egitto di accogliere nel 1979 lo Scià Mohammad Reza Pahlavi dopo la rivoluzione iraniana.
Nel 2025, nell’ambito del graduale riavvicinamento diplomatico tra i due Paesi, il Consiglio comunale di Teheran ha approvato la decisione di rinominare la “Khaled Islambouli Street”, sostituendola con il nome “Intifada”, su proposta del Ministero degli Esteri iraniano. La misura è stata interpretata come un gesto simbolico verso il Cairo e un tentativo di ridurre una delle tensioni storiche più sensibili nei rapporti tra Egitto e Iran.
IL NUOVO EQUILIBRIO DEL GOLFO
Le parole di Ferdowsi sembrano dunque indicare che Teheran, pur osservando con attenzione il rafforzamento della cooperazione militare tra Egitto ed Emirati Arabi Uniti, non considera automaticamente tale presenza una minaccia diretta.
Al contrario, l’Iran sembra riconoscere il peso regionale del Cairo e la possibilità che in futuro possano emergere nuovi modelli di sicurezza regionale fondati maggiormente sugli attori mediorientali e meno sulla presenza esterna.
Resta tuttavia centrale, per Teheran, la linea rossa relativa a qualsiasi eventuale coinvolgimento egiziano a sostegno di Israele in un possibile confronto diretto con l’Iran.
© 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗘𝗿𝗶𝗱𝗮𝗻𝘂𝘀 – 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗶
