La decisione di Juba apre nuovi interrogativi sugli equilibri geopolitici del Corno d’Africa e sulla disputa legata alla diga GERD
di Chiara Cavalieri
Egitto e Sud Sudan si trovano al centro di una nuova e delicata fase geopolitica dopo le notizie riguardanti la chiusura di una base militare egiziana nella regione di Gut, nello Stato sud-sudanese dell’Alto Nilo, a pochi chilometri dal confine con l’Etiopia.
Secondo quanto riportato dal quotidiano sudanese Sudan Times, le autorità di Juba avrebbero ordinato la cessazione completa delle attività militari egiziane nell’area, una decisione che, se confermata ufficialmente, potrebbe modificare profondamente gli equilibri strategici del Corno d’Africa e dell’intero bacino del Nilo.
Al momento né il Cairo né il governo sud-sudanese hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, alimentando speculazioni e interpretazioni politiche sulle reali motivazioni dietro la scelta.

UNA POSIZIONE STRATEGICA NEL CUORE DELLA CONTESA SUL NILO
La regione di Gut, nello Stato dell’Alto Nilo, rappresenta un’area di enorme valore strategico per l’Egitto. La sua vicinanza geografica all’Etiopia la rende infatti un punto sensibile nella lunga disputa sulla Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), il gigantesco progetto idroelettrico costruito da Addis Abeba sul Nilo Azzurro.
Per il Cairo, la questione della GERD continua a rappresentare una priorità nazionale e una potenziale minaccia alla sicurezza idrica egiziana. L’Egitto teme infatti che il controllo etiope del flusso del Nilo possa ridurre drasticamente le quote d’acqua destinate al Paese, che dipende quasi totalmente dal fiume per agricoltura, consumo civile e stabilità economica.
Negli ultimi anni, la cooperazione militare tra Egitto e Sud Sudan si era rafforzata proprio all’interno di questa cornice strategica. Il Cairo aveva incrementato la propria presenza diplomatica, economica e di sicurezza nei Paesi del bacino del Nilo, cercando di consolidare alleanze regionali capaci di controbilanciare il crescente peso dell’Etiopia.
UN SEGNALE DI NUOVI EQUILIBRI REGIONALI
La chiusura della base potrebbe indicare diversi scenari. Secondo analisti regionali, la decisione potrebbe essere collegata a nuove pressioni diplomatiche esercitate su Juba oppure a un riassetto interno della leadership sud-sudanese e delle sue priorità strategiche.
Altri osservatori ritengono invece che il provvedimento rifletta il tentativo del Sud Sudan di mantenere una posizione più neutrale nelle tensioni tra Egitto ed Etiopia, evitando di essere trascinato direttamente nella competizione geopolitica tra i due giganti africani.
Il Corno d’Africa è infatti oggi uno dei teatri più delicati del continente, attraversato da rivalità militari, competizione per le risorse idriche, interessi energetici e crescente presenza internazionale. Turchia, Emirati Arabi Uniti, Cina, Russia, Stati Uniti e potenze europee stanno tutti aumentando la loro influenza nella regione, considerata strategica per il controllo delle rotte commerciali e della sicurezza africana.
LE PREOCCUPAZIONI DEL CAIRO
Per l’Egitto, la perdita di una presenza militare avanzata vicino al confine etiope rappresenterebbe un segnale importante. Non soltanto dal punto di vista operativo, ma anche simbolico.
La cooperazione con il Sud Sudan faceva parte di una strategia più ampia del presidente Abdel Fattah al-Sisi volta a rafforzare la proiezione egiziana in Africa orientale e nel bacino del Nilo. Una strategia che include accordi economici, collaborazione nella sicurezza, addestramento militare e sostegno diplomatico.

Il presidente egiziano al-Sisi durante un incontro con Massad Boulos, consigliere senior del presidente degli Stati Uniti per gli affari arabi e africani, ha ribadito il fermo rifiuto dell’Egitto verso qualsiasi misura capace di minacciare la sicurezza e la stabilità dei Paesi della regione.
Al-Sisi ha inoltre sottolineato il continuo impegno del Cairo per garantire la stabilità nel Corno d’Africa, inviando al tempo stesso un messaggio chiaro all’amministrazione americana guidata da Donald Trump sulla questione della Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD).
Il presidente egiziano ha definito la sicurezza idrica dell’Egitto una “questione esistenziale” e una priorità assoluta, affermando che il Cairo non accetterà alcun compromesso sui propri interessi vitali legati alle acque del Nilo. All’incontro hanno partecipato anche il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel-Aty e il direttore dell’intelligence generale egiziana, il maggiore generale Hassan Rashad.
L’eventuale ridimensionamento di questa presenza potrebbe quindi essere interpretato come un campanello d’allarme rispetto ai nuovi equilibri africani e alle difficoltà crescenti del Cairo nel consolidare la propria influenza regionale.
DIPLOMAZIA IN MOVIMENTO
Secondo ambienti diplomatici regionali, nelle prossime settimane potrebbero intensificarsi i contatti tra Egitto, Sud Sudan ed Etiopia per evitare un deterioramento delle relazioni e prevenire nuove tensioni nell’area.
Le questioni legate alla sicurezza delle frontiere, alla gestione delle risorse idriche e all’influenza politica nel Corno d’Africa restano infatti elementi altamente sensibili e potenzialmente destabilizzanti.
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