Roberto Roggero – I 50 rappresentanti dei Paesi che si sono riuniti a Parigi, per cercare una soluzione alla crisi mediorientale, hanno avuto ragione. L’interesse per la transitabilità nello Stretto di Hormuz era una priorità per tutti, e per ragioni più che evidenti.
Hormuz aperto, ma per quanto tempo? E quale sarà la reazione del “biondo” bifolco imperialista americano, che ha più volte manifestato profondo disappunto per il tradimento dei governi che considerava servi e fedeli esecutori?
Il fulvo presidente americano non ha perso tempo per tentare di demolire la decisione europea, e lo ha fatto ancora prima che iniziasse la stessa Conferenza di Parigi, tanto per mettere le mani avanti. Donaldone ha ribadito che le decisioni su Hormuz le può prendere solo lui, nemmeno l’Iran e il Sultanato dell’Oman, che di fatto sono i Paesi che si affacciano sullo Stretto. “Lo Stretto di Hormuz è aperto e pronto per il transito. Tuttavia, il blocco navale rimarrà in vigore nei confronti dell’Iran, finché la nostra transazione con l’Iran non sarà completata al 100%”, ha dichiarato il biondone della Casa Bianca. E per la libera circolazione del tratto di mare, è obbligatorio che l’Iran consegni l’uranio arricchito, e rinunci a ogni forma di pedaggio (che ha per altro proposto di dividere con l’Oman). Da Teheran, in risposta è arrivata una sonora pernacchia, e da Parigi la risposta è stata altrettanto decisa, anche se più “diplomatica”, considerando la permalosità del “biondo” Donald: Washington non può decidere per suo conto senza l’accordi dei Paesi i cui commerci gravitano su Hormuz, compresi ovviamente i Paesi asiatici, Cina e India in testa.
Donald “the blond” intanto continua a fare pressione, mentre si fa strada un impegno congiunto, anche sul fronte della rottura delle relazioni commerciali con l’alleato di Donald, ovvero il governo criminale nazi-sionista israeliano (tutti meno l’Ungheria di Peter Magyar, delusione d’altra parte prevedibile…)
E l’Italia? Qual è stato il contributo del governo Meloni in questo scenario, a parte l’offerta di navi dragamine, per altro una trovata senza alcuna base, visto che per una concessione del genere è necessaria l’approvazione del Parlamento?
Dopo una iniziale buona accoglienza della presidente del Consiglio, che finalmente si è rivelata in carne e ossa, pare che il prosieguo non sia andato secondo le previsioni. Il nostro Paese è ovviamente molto interessato alla questione Hormuz, come tuti gli altri, e specialmente come quelli che si affacciano al Mediterraneo, ovvero l’Europa nel suo insieme, in quanto la questione coinvolge direttamente anche il Canale di Suez. Europa vuol dire anche NATO che, stando alle roboanti dichiarazioni del “biondo” Donald, avrebbe garantito a Washington l’impegno per quanto riguarda la questione Hormuz, ma lui avrebbe rifiutato, definendo l’alleanza una tigre di carta”, perché perfettamente in grado di risolverla da solo. Peccato che solo lui ci creda… D’altra parte è una reazione comprensibile, da parte di chi, considerandosi il padrone del mondo, si è visto non invitato alla Conferenza di Parigi che invece avrebbe voluto dirigere, mentre ospite d’onore è stata invece la Cina, chiaro segnale dal resto del mondo direttamente a Washington.
Chiunque si metta di traverso ai suoi progetti, perfino il Papa, quanto la sua ormai ex amica italiana, merita il disprezzo dello Zio Sam, come chiunque non consideri la prepotenza americana come sacra missione.
Di fatto, a Parigi l’obiettivo principale era arrivare a calmierare gli spropositati aumenti del mercato petrolifero e la ripresa dei commerci di tutte le altre merci.
Il “biondo” Donald poi se l’è presa particolarmente con il presidente francese Emmanuel Macron, promotore della Conferenza, che agli occhi dei crociati dell’amministrazione americana è ormai visto come un oppositore alla “guerra santa contro gli infedeli”…del dollaro.
