In un momento storico in cui gli equilibri globali si spostano inesorabilmente verso Est, l’Iran si pone non solo come attore regionale, ma come perno fondamentale di un nuovo ordine multipolare. È in questo contesto di analisi profonda che si inserisce il convegno nazionale “Capire l’Iran: radici, ragioni e conseguenze di una grande resistenza di popolo”, un appuntamento cruciale per smontare la retorica occidentale e comprendere le dinamiche reali di un Paese spesso vittima di semplificazioni coloniali, sanzioni criminali e attacchi ideologici pretestuosi.
L’Evento: dettagli e programma
Il convegno si terrà domani, 9 maggio 2026 a Roma, presso l’Auditorium di via Rieti, 13, dalle ore 10:00 alle 18:00. Organizzato dall’Asse Antimperialista, l’incontro si articola in tre sessioni dense di contributi intellettuali di alto profilo:
I Sessione (10:00-13:00): Si aprirà con focus sulla connessione tra Palestina e Iran (Daniela Di Marco) e l’analisi della guerra globale di Angelo D’Orsi. Di particolare rilievo gli interventi dell’Ambasciatore Alberto Bradanini sul ruolo dei BRICS e della Cina, e di Patrizia Cecconi sulla storia rivoluzionaria dal 1906 al 1979. Chiuderanno la sessione Hanieh Tarkian e il professor Franco Cardini, con una riflessione sulle radici dell’Occidente moderno in rapporto all’Islam.
II Sessione (14:00-16:00): Verranno affrontati i temi della giustizia sociale (Filippo Dellepiane), della resistenza della Umma (Hamza Piccardo) e della strategia militare dei Pasdaran di fronte all’aggressione israelo-americana (Alessandro De Giuli). Interverranno inoltre Enrico Mascelloni e Sayyed Hamzeh Safavi sulla natura della Repubblica Islamica.
III Sessione (16:00-18:00): In questa fase finale, la discussione si sposterà sulle narrazioni occidentali. Spiccano i contributi di Angela Lano, Minoo Mirshahvalad, Maddalena Celano e Leonardo Mazzei, con le conclusioni affidate a Moreno Paquinelli.
L’Iran come baluardo del multipolarismo e la sovranità endogena
L’Iran rappresenta oggi l’unico vero baluardo capace di resistere all’egemonia del “secolo politico” americano. Mentre l’unipolarismo tenta di imporre un modello economico e culturale unico, Teheran si erge come pilastro della sovranità nazionale, dimostrando che un’alternativa al neoliberismo è possibile.
Un punto fondamentale che verrà trattato, specialmente dall’intellettuale e femminista militante Minoo Mirshahvalad — che interverrà magistralmente prima della sottoscritta — è la necessità che ogni processo di cambiamento sia endogeno e territoriale. La Mirshahvalad sottolineerà come qualsiasi rivoluzione o evoluzione sociale non possa essere “calata dall’alto” o importata dall’esterno tramite agende straniere, ma deve scaturire organicamente dal corpo sociale iraniano, difendendo fermamente il principio di autodeterminazione contro ogni interferenza neo-coloniale.
La satanizzazione dell’Iran: uno strumento della propaganda sionista
L’Iran è oggi il Paese più demonizzato e “satanizzato” del panorama mediatico internazionale per una ragione squisitamente politica: rappresenta l’unico reale ostacolo geopolitico e militare capace di contrastare efficacemente l’imperialismo sionista nella regione. Questa sistematica costruzione del “nemico assoluto” non risponde a criteri di verità, ma alla necessità dell’asse coloniale di neutralizzare l’unica potenza che non ha mai svenduto la propria sovranità e che continua a sostenere attivamente il diritto dei popoli all’autodeterminazione. La narrazione dell’Iran come “minaccia globale” serve a nascondere una verità scomoda: Teheran è il baluardo necessario contro l’espansionismo sionista e il garante di un equilibrio multipolare che l’Occidente, guidato dagli interessi di Washington e Tel Aviv, cerca disperatamente di impedire. Chiunque lotti per un mondo libero dall’egemonia non può non riconoscere che la demonizzazione dell’Iran è proporzionale alla sua capacità di resistenza.
Oltre lo pseudo-femminismo coloniale:
La forza delle donne credenti e la forza delle nazionaliste laiche
È necessario denunciare l’uso strumentale dello “pseudo-femminismo coloniale” che l’Occidente usa per giustificare aggressioni. La realtà iraniana smentisce categoricamente l’immagine di una società passiva. Esiste, infatti, un potente nazionalismo laico e patriottico, prevalentemente guidato da donne, che rivendica la grandezza della nazione persiana pur mantenendo una dialettica vivace con le istituzioni.
Le Donne Basij e Pasdaran: Un dato ignorato dai media occidentali è la presenza di circa 5 milioni di donne inquadrate nelle forze Basij, donne credenti e religiose ma con un’ alta formazione accademica e militare. Si tratta di cittadine dotate di un’altissima cultura, spesso con dottorati di ricerca e carriere accademiche, che uniscono alla sapienza intellettuale un rigoroso addestramento militare per la difesa della patria.
Eccellenza Intellettuale e Artistica: L’Iran è una fucina di menti brillanti. Non si può capire il Paese senza citare grandi registe come Rakhshan Bani-Etemad o Narges Abyar, e autrici del calibro di Simin Daneshvar o la poetessa Forough Farrokhzad, le cui eredità intellettuali nutrono il dibattito interno. Filosofi e filosofe iraniane contemporanee operano nel cuore del Paese, portando avanti una critica sociale sofisticata.
Un unicum nei diritti civili: il caso delle persone transessuali
Un aspetto che merita di essere sottolineato con forza è la posizione dell’Iran riguardo ai diritti delle persone transessuali. L’Iran è attualmente l’unico Paese musulmano del Medio Oriente (escludendo lo Stato genocida e sionista di Israele) a riconoscere e concedere diritti e tutele alle persone transessuali.
È fondamentale precisare, per onestà intellettuale, che l’Iran non è un paradiso privo di contrasti, né per le donne né per le persone trans; oggettivamente esistono problemi e criticità legati al contesto sociale e politico. Tuttavia, l’esistenza di tali problemi non esclude né cancella il fatto storico e politico che l’Iran sia rimasto l’unico Stato dell’area a garantire trattamenti sanitari d’avanguardia, sussidi per gli interventi di riassegnazione di genere e il riconoscimento legale dei diritti delle donne trans. Questo lo pone su un piano di civiltà e pragmatismo che lo avvicina molto più agli standard dei Paesi occidentali avanzati rispetto a qualunque altra nazione musulmana del Medio Oriente.
In conclusione, l’Iran si presenta come uno Stato moderno, complesso e scientifico. Il convegno di via Rieti è un momento necessario per chiunque voglia guardare oltre il velo della propaganda e riconoscere nell’Iran il motore di un mondo multipolare, sovrano e finalmente decolonizzato.
