L’Italia si trova oggi a un bivio esistenziale. In un panorama internazionale segnato da venti di guerra e da un allineamento sempre più servile ai blocchi militari unipolari, emerge una voce di rottura che parla il linguaggio della diplomazia e del realismo politico. L’Ambasciatore Bruno Scapini, diplomatico di lungo corso con una profonda conoscenza degli equilibri eurasiatici, ha lanciato una sfida ambiziosa: il Progetto per la Neutralità Permanente dell’ Italia. Non si tratta di una fuga dalla storia, ma di un atto di coraggio sovrano per sottrarre il nostro Paese alla logica delle sanzioni e dei conflitti per procura, restituendogli il ruolo naturale di ponte nel Mediterraneo. In
questa intervista, l’Ambasciatore Scapini ci spiega perché la neutralità è l’ unica via d’uscita per evitare il baratro e ricostruire un’identità nazionale autonoma.
L’INTERVISTA
Maddalena Celano: Ambasciatore Scapini, lei ha dedicato la sua vita alla diplomazia. Per quale motivo, in questa fase storica, ha deciso di farsi promotore attivo di un Comitato per la Neutralità Permanente dell’ Italia? Qual è stata la scintilla politica e morale?
Bruno Scapini: In un momento storico di grande incertezza, caratterizzato da crisi continue a livello internazionale che invece di risolversi sembrano sovrapporsi aggiungendosi l’una all’altra, l’impressione che si può trarre è quella di trovarsi in un processo di crescente
destabilizzazione. Tra le tante crisi, poi, quella che costituisce la fonte maggiore di inquietudine credo sia proprio la belligeranza diffusa con la quale ci troviamo confrontati.
Già Eraclito, filosofo del V secolo a. C. affermava che “la guerra è padre di tutte le cose”.
Ma se questa intuizione di Eraclito poteva essere vera al suo tempo, quando la società ancora non aveva sviluppato un compiuto sistema valoriale, né istituzionale per organizzare il proprio sviluppo, non credo che oggi, nel XXI secolo, la guerra possa ritenersi un fattore
di progresso. La guerra è causa di distruzione, di morte, di sciagure e sostenerla, credendo fallacemente che da essa possa originarsi la “moltiplicazione dei redditi”, come qualche politico erroneamente sostiene, significa tornare indietro nel processo di civilizzazione. Di
fronte a questo scenario pervaso di instabilità ed inquietudini, in cui il cittadino sembra abbia perduto il senso dell’orientamento, mi sono convinto della necessità di un cambiamento. E per l’Italia, considerata la sua alta esposizione al rischio di coinvolgimento
in guerre che il popolo non vuole, né cerca, questo cambiamento l’ho identificato in un progetto: la neutralità permanente quale status giuridico costituzionalmente riconosciuto. Si tratta, a mio avviso, di una proposta di profondo rinnovamento per il nostro Paese, di una
svolta storica intesa a creare la premessa originaria per una nuova partenza dell’Italia sulla via del progresso.
Maddalena Celano: Spesso si confonde la neutralità con l’ isolazionismo. Può spiegarci perché, al contrario, il suo progetto rappresenta una forma di presenza attiva e sovrana dell’ Italia nel mondo, specialmente in un contesto multipolare?
Bruno Scapini: Sì, è vero. Spesso la neutralità viene interpretata negativamente, come una forma di deresponsabilizzazione, se non addirittura come fuga dalla realtà o mancanza di coraggio nel dichiararsi a favore dell’una o dell’altra parte. Al contrario, la assunzione di una posizione di neutralità è, nella prospettiva che noi proponiamo, un atto di coraggio. Sottrarsi alle pressioni inevitabili di uno schieramento militare consente di riacquistare un proprio spazio di libertà d’azione; e tale effetto è tanto più rilevante oggi in un momento storico segnato da una crescente contrapposizione politica e da una polarizzazione incapace di esprimere una vera progettualità
unificante. Per l’Italia la neutralità potrà invece essere l’occasione per recuperare, non solo la libertà limitata dai vincoli imposti dopo la Seconda Guerra mondiale, ma anche quel tradizionale ruolo di mediazione e di conciliazione che il nostro Paese ha storicamente svolto. Non va sottovalutato del resto, in questo contesto, un aspetto particolare: nel caso dell’Italia, quale potenza tra le più importanti strategicamente sul piano globale, la neutralità consentirebbe di restituire al Paese quella autorevolezza necessaria proprio ad imporsi come fattore di affermazione di una nuova impostazione delle relazioni internazionali, ovvero per promuovere una Comunità di Stati informata non più all’idea recessiva dei rapporti di forza, bensì alla coesistenza pacifica quale nuova prospettiva per l’Umanità.
Maddalena Celano: L’Italia ospita numerose basi militari straniere ed è vincolata da trattati internazionali molto stringenti. Giuridicamente e politicamente, come si può attuare il passaggio verso uno status di neutralità simile a quello di paesi come la Svizzera o l’ Austria?
Bruno Scapini: Questa domanda tocca un tema ad alta sensibilità. L’Italia indubbiamente è stata nella sua azione politica internazionale, ma anche in quella interna, condizionata dalla appartenenza alla NATO, il che ha comportato la presenza di una molteplicità di basi militari il cui numero è giunto a oltre 120 comprese le strutture di rilevazione, magazzini, poligoni di esercitazione, stazioni radar ed altro. Orbene, l’adozione della neutralità, prevista da una iniziativa legislativa popolare a termini dell’art. 71 della Costituzione, avrà come effetto quello di concordare con la NATO e con i partner interessati delle modalità di progressivo ritiro delle presenze militari straniere. Ma il punto essenziale della nuova posizione che l’Italia avrebbe è che la neutralità nel nostro progetto non esclude né pregiudica in alcun
modo il diritto alla difesa nazionale come previsto dall’art. 52 della Costituzione. Anzi, la neutralità esige una difesa militare, ma solo e unicamente per finalità difensive, in quanto serve a dare un concreto contenuto a quel principio del “ripudio della guerra”, già previsto
dall’art. 11 della Costituzione, che oggi è soltanto un bellissimo principio etico, ma che con la neutralità diventerebbe una norma precettiva cogente che nessun Governo, nessuna istituzione politica potrebbe ignorare senza incorrere in una grave violazione della Costituzione. Per concludere, quindi, la neutralità che oggi proponiamo è una neutralità “attiva” in quanto non esclude la difesa militare, ma viene anche garantita costituzionalmente in quanto inserita nel già citato art. 11 della Costituzione.
Maddalena Celano: Parliamo di politica internazionale. In un momento in cui l’ Iran e altre nazioni del Medio Oriente vengono demonizzate dall’ apparato mediatico-militare occidentale, quanto sarebbe preziosa un’ Italia neutrale come interlocutore credibile per la risoluzione dei conflitti e per il dialogo con il mondo islamico e i BRICS?
Bruno Scapini: Premesso che la condizione di neutralità presuppone già di per sé una visione delle relazioni internazionali informata alla cooperazione e alla solidarietà, e considerato quanto già sopra da me rilevato, circa la possibilità per l’Italia di riappropriarsi con la neutralità del suo tradizionale ruolo di mediazione, sono del tutto convinto che l’azione del nostro Paese a fronte di crisi e conflitti in
aree particolarmente prossime possa assumere un carattere strategico. Lei citava il conflitto con l’Iran e le crisi nel Medio Oriente, certo, proprio in tali contesti, godendo l’Italia già oggi di una storica fiduciarietà da parte di questi Paesi, potrebbe giuocare un ruolo altamente credibile in un processo di mediazione, per il quale la nostra diplomazia è più che adeguata. Lo stesso potrebbe valere nell’altro contesto da Lei citato, quello dei BRICS, che si presenta come una nuova realtà di cooperazione basata sul principio fondamentale del rispetto reciproco della sovranità e di una condivisa equità di rapporti.
Maddalena Celano: La neutralità ha anche un risvolto economico immediato. Secondo lei, in che modo il disimpegno dalle spese militari imposte dai blocchi atlantici potrebbe favorire la ripresa del welfare e della giustizia sociale nel nostro Paese?
Bruno Scapini: Confermo la Sua considerazione. Sì, la neutralità, sottraendo il Paese dagli impegni imposti dalla appartenenza ad una alleanza militare, garantirebbe risorse maggiori per altri settori per i quali l’Italia ha oggi una grande necessità di investimenti. Intendo riferirmi al recupero di uno stato sociale perduto, alla sanità, all’istruzione, alla ricerca e alle infrastrutture. Ma questo risparmio di risorse non andrebbe in nessun caso a pregiudicare la difesa militare che verrebbe comunque garantita in una prospettiva nazionale. Il processo di militarizzazione oggi in atto – processo impostoci dalle istanze politico-militari della NATO e della stessa Unione Europea – prevede una allocazione di risorse finanziarie per il settore militare con andamento crescente fino ad arrivare al 5% del PIL entro la fine del decennio. La neutralità consentirebbe allora di risparmiare su tale fronte per riallocare le risorse in settori di primario rilievo per lo sviluppo economico, sociale, culturale e formativo del Paese.
Maddalena Celano: Lei ha sottolineato spesso che la neutralità è un’opera di salvaguardia per le nuove generazioni. Quale messaggio vuole lanciare ai giovani italiani che vedono il proprio futuro ipotecato da una politica estera che sembra aver rinunciato a ogni spirito di pace e mediazione?
Bruno Scapini: E’ evidente come l’attuale corso politico gestito dall’Occidente sia inteso a favorire il conseguimento degli obiettivi strategici in un’ottica militarista. Lo vediamo dalla diffusa belligeranza che viene peraltro sostenuta da una retorica bellicista. Vari esponenti delle gerarchie militari euro-atlantiste parlano, infatti, di inevitabilità di un conflitto con la Russia entro i prossimi 10/15 anni, e né esistono garanzie preordinate per il nostro Paese oggi per la sua sicurezza nazionale, il chè pone indubbiamente le giovani generazioni di fronte ad una tragica prospettiva: quella di essere in un prossimo futuro coinvolti in guerre non volute.
Ecco allora che la neutralità dell’Italia servirebbe anche a questa nobile causa, quella, cioè, di evitare ai nostri figli e nipoti il rischio di essere chiamati alle armi per partecipare a conflitti decisi da altre potenze in ossequio a interessi speculativi di gruppi finanziari
globalisti. Vorrei ricordare proprio ai giovani, e anche ai loro genitori e nonni, che è assolutamente indispensabile decidere oggi per il futuro. E che soltanto appoggiando con la propria firma il progetto di legge di cui siamo promotori potremo evitare di mettere a rischio
il destino dei nostri giovani.
Maddalena Celano: In conclusione, Ambasciatore, il cammino della Legge di Iniziativa Popolare per la neutralità è appena iniziato. Quali sono i prossimi passi del Comitato e come intende mobilitare la coscienza civile degli italiani contro la deriva bellicista attuale?
Bruno Scapini: Il progetto ha appena ora preso l’abbrivio. Il testo della legge è stato depositato il 21 aprile scorso presso la Corte di Cassazione ed è stato immediatamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Dal 10 maggio, con l’attivazione della firma digitale sulla piattaforma del Ministero di Giustizia, è scattata la fase di raccolta firme che durerà per 6 mesi a termini di legge. Occorreranno 50.000
sottoscrizioni da parte di altrettanti elettori italiani perché il progetto possa essere presentato in Parlamento. Da quel momento sarà questo organo a discutere la proposta secondo le procedure delle due Camere. Importante sarà, tuttavia, che il progetto giunga in Parlamento con un grande numero di firme, ben oltre quelle previste per legge, in modo da far percepire alla classe politica l’ampio
consenso popolare da cui il progetto è sostenuto. Ma sarà altresì necessario che da parte dei sostenitori dell’iniziativa si continui a fare dell’argomento una questione di massimo rilievo, perché il tema è troppo nobile e importante per relegarlo ai margini del dibattito nazionale. Gli italiani sono stanchi di una politica arida e sterile, priva di una visione storica per il progresso del Paese. Oggi ci
confrontiamo ordinariamente con uno scontro politico tra partiti ancorati su posizioni speculative e di confronto senza prospettiva costruttiva. Oggi c’è disaffezione da parte dei cittadini per la politica, c’è scollamento con le istituzioni, e una delegittimazione dei partiti. Occorre per una vera rinascita dell’Italia – e questa è una esigenza storica ormai del Paese- una nuova visione, ma soprattutto un
progetto in cui credere e riporre la propria speranza per un futuro migliore. Per questa finalità desidero allora invitare tutti i cittadini a riflettere sul momento che il nostro Paese sta attraversando.
Oggi si esige un cambiamento per l’Italia, ma anche per la Società internazionale stessa, e con la neutralità l’Italia potrà servire anche da autorevole esempio per altri Paesi onde compiacere quegli imperativi etici emergenti in ogni angolo del Pianeta che ci rendono consapevoli della necessità di riconoscerci su un piano di equa parità giuridica ed economica con tutti gli altri popoli e Paesi. Se
si vuole, dunque, sostenere il progetto, invito chi è interessato a consultare il sito del Comitato Italia Neutrale www.comitatoitalianeutrale.it o ad accedere direttamente alla piattaforma del Ministero di Giustizia firmereferendum.giustizia.it/.referendum/.open/.dettaglio-open/.6500011.

BIOGRAFIA BREVE di BRUNO SCAPINI
Bruno Scapini, nato a Roma il 22 settembre 1949, completati gli studi presso l’Università La Sapienza di Roma, entra in Carriera Diplomatica nel 1975 ricoprendo successivamente numerosi incarichi all’estero, presso Ambasciate e Consolati Generali (da ultimo quale Ambasciatore d’Italia in Armenia) e in Italia quale Ispettore del Ministero degli Affari Esteri e come Capo del Dipartimento degli Italiani nel Mondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si è sempre impegnato nel sostenere la causa degli italiani all’estero e nel promuovere il Sistema Italia per lo sviluppo delle relazioni commerciali e culturali.
Lasciata la Carriera nel 2014, inizia a scrivere articoli di geopolitica per diverse testate giornalistiche e riviste (tra cui Il Giornale, La Verità, Panorama, Visione ed altre), e come editorialista di SpondaSud, rivista del Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo. Nel 2018 esordisce nella narrativa con romanzi di geopolitica. Le sue opere, ispirate alla denuncia delle criticità dei nostri tempi, riscuotono grande
successo di pubblico e di critica avendo ottenuto prestigiosi riconoscimenti tra cui lo storico Premio Casentino, Le Nove Muse, Il Premio Lord Byron e, per “La Geopolitica nella letteratura contemporanea”, il Premio della Giuria del Concorso Letterario La Ginestra di Firenze. Convinto assertore della centralità dell’Uomo nella politica, sostiene il rispetto della persona umana in tutte le sue espressioni sociali, economiche, etiche e culturali.

