Dalle relazioni diplomatiche nate nel 1992 alle ultime rivelazioni sulle operazioni del Mossad: perché Baku è diventata uno degli alleati più strategici di Israele e uno dei principali motivi di preoccupazione per Teheran
di Chiara Cavalieri
BAKU- L’Azerbaigian è da oltre trent’anni uno dei partner strategici più importanti di Israele nello spazio post-sovietico. Oggi, nuove rivelazioni pubblicate da CNN, Wall Street Journal e New York Times riportano l’attenzione sul ruolo di Baku nella guerra ombra tra Israele e Iran, descrivendo una presunta rete di intelligence, basi logistiche e operazioni speciali sviluppata lungo il confine iraniano.
Secondo le ricostruzioni emerse, Israele avrebbe schierato in Azerbaigian agenti del Mossad, personale dell’intelligence militare e forze speciali incaricate di monitorare le attività iraniane, raccogliere informazioni strategiche e supportare eventuali operazioni oltre confine.

Le fonti sostengono che alcune di queste attività sarebbero state condotte a meno di cento chilometri da Tabriz, una delle principali città dell’Iran nord-occidentale, confermando il valore strategico dell’Azerbaigian nella competizione tra Teheran e Tel Aviv.
Le rivelazioni non rappresentano però un episodio isolato. Esse si inseriscono in una relazione geopolitica costruita nel corso di oltre tre decenni e che, secondo numerosi analisti, costituisce uno dei pilastri meno visibili ma più importanti della strategia israeliana nei confronti dell’Iran.
COME NASCE L’ASSE TRA BAKU E TEL AVIV
Quando l’Azerbaigian ottenne l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, Israele fu tra i primi Paesi a comprendere il potenziale strategico della nuova repubblica caucasica.
Le relazioni diplomatiche vennero formalmente stabilite nel 1992 e da allora si svilupparono rapidamente.
A rendere particolarmente interessante l’Azerbaigian agli occhi di Israele non era soltanto la sua posizione geografica, ma anche la sua identità politica. Pur essendo una nazione a maggioranza musulmana sciita, l’Azerbaigian ha sempre mantenuto una struttura statale laica e un orientamento pragmatico nelle relazioni internazionali.
Con oltre 700 chilometri di confine condivisi con l’Iran, il Paese offriva inoltre una posizione privilegiata per osservare da vicino l’evoluzione della situazione politica, militare e nucleare della Repubblica Islamica.
Negli anni successivi la cooperazione si estese all’energia, alla sicurezza e alla difesa.
Per Israele, l’Azerbaigian divenne una fonte energetica fondamentale. Una parte significativa del petrolio importato dallo Stato ebraico proveniva infatti dai giacimenti del Mar Caspio attraverso l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.
Per Baku, invece, Israele rappresentava una porta d’accesso a tecnologie avanzate, armamenti moderni e cooperazione strategica.
IL RUOLO DECISIVO DELLA COOPERAZIONE MILITARE
Nel corso degli ultimi vent’anni il settore della difesa è diventato il cuore delle relazioni bilaterali.
Israele è oggi uno dei principali fornitori di armamenti dell’Azerbaigian. Droni da combattimento, sistemi radar, tecnologie di guerra elettronica, missili e strumenti avanzati di sorveglianza hanno contribuito alla modernizzazione delle forze armate azere.
Molti osservatori ritengono che la vittoria dell’Azerbaigian nella guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 non possa essere compresa senza il contributo delle tecnologie israeliane.
Fu proprio durante quel conflitto che il mondo vide all’opera i droni e i sistemi di precisione forniti da Israele, capaci di cambiare radicalmente il modo di combattere sul campo di battaglia.
Da quel momento il rapporto tra Baku e Tel Aviv è stato considerato da molti analisti come una delle partnership strategiche più solide dell’intera regione.
Secondo quanto riportato dai media internazionali, durante il recente conflitto con l’Iran Israele avrebbe attivato una rete operativa già predisposta da tempo.
Le fonti parlano della presenza in Azerbaigian di diverse decine di operatori delle forze speciali, agenti del Mossad e specialisti dell’intelligence militare.
Le attività avrebbero incluso il monitoraggio elettronico delle comunicazioni iraniane, l’impiego di droni per la raccolta di informazioni, la sorveglianza delle installazioni militari e l’installazione di dispositivi di intercettazione lungo il confine.
Secondo le ricostruzioni, i preparativi non sarebbero iniziati con lo scoppio della guerra.
Israele avrebbe infatti avviato già a metà gennaio 2026 un programma di rafforzamento delle proprie capacità di intelligence nell’area, utilizzando velivoli stealth, tecnologie avanzate e personale altamente specializzato.
L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere una conoscenza dettagliata delle attività militari iraniane nelle regioni settentrionali del Paese e preparare eventuali operazioni future.
L’OPERAZIONE CONTRO RAHMAN MOGHADDAM
Uno degli aspetti più significativi delle rivelazioni riguarda il caso di Rahman Moghaddam, indicato come capo del dipartimento di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.
Secondo quanto riportato dalle fonti internazionali, una delle operazioni più importanti attribuite alla rete israeliana sviluppata attraverso l’Azerbaigian sarebbe stata proprio la sua eliminazione.
Israele riteneva Moghaddam una figura centrale nelle operazioni esterne delle Guardie Rivoluzionarie e lo accusava di essere coinvolto nella pianificazione di attività ostili contro interessi israeliani e occidentali, compreso un presunto complotto contro Donald Trump nel 2024.
Se confermata, l’operazione rappresenterebbe uno dei colpi più significativi inflitti all’apparato di sicurezza iraniano negli ultimi anni.
UNA RETE CHE SI ESTENDE DALL’IRAQ AL CORNO D’AFRICA
L’Azerbaigian, tuttavia, non sarebbe stato l’unico elemento della strategia israeliana.
Le stesse fonti sostengono che Israele abbia sviluppato una vera e propria rete regionale di supporto.
In Iraq sarebbe stata utilizzata una base logistica nel deserto per sostenere le operazioni aeree e i movimenti delle forze speciali.
Negli Emirati Arabi Uniti sarebbero stati dispiegati sistemi difensivi e squadre operative incaricate di proteggere infrastrutture strategiche.
Nel Somaliland, invece, sarebbe stato creato un punto di appoggio per gli aerei impegnati nelle missioni a lungo raggio dirette verso l’Iran.
Nel loro insieme queste strutture avrebbero formato una sorta di cintura strategica attorno alla Repubblica Islamica, consentendo a Israele di operare con maggiore profondità e flessibilità.
LE SMENTITE DI BAKU E IL SILENZIO DI ISRAELE
Di fronte alle rivelazioni, l’ambasciata azera negli Stati Uniti ha reagito con fermezza.
Baku ha dichiarato di non consentire l’utilizzo del proprio territorio per operazioni contro Paesi terzi e ha respinto tutte le accuse.
Israele, come spesso accade in materia di intelligence, ha preferito non commentare.
Tuttavia, le indiscrezioni si inseriscono in una lunga serie di accuse e sospetti che da anni accompagnano i rapporti tra Azerbaigian, Israele e Iran.
PERCHÉ TEHERAN GUARDA CON SOSPETTO ALL’AZERBAIGIAN
Per la leadership iraniana il problema non riguarda soltanto la presenza di un alleato israeliano ai propri confini.
Vi è anche una dimensione etnica e politica spesso trascurata.
Milioni di cittadini iraniani appartengono infatti all’etnia azera e vivono nelle province nord-occidentali del Paese. Questo elemento rende qualsiasi rafforzamento dei rapporti tra Baku e Tel Aviv particolarmente sensibile agli occhi di Teheran.
Non sorprende quindi che negli ultimi anni l’Iran abbia più volte accusato l’Azerbaigian di consentire attività israeliane sul proprio territorio e abbia aumentato la presenza militare lungo il confine settentrionale.
UNA DELLE ALLEANZE PIÙ IMPORTANTI DELLA REGIONE
Che le recenti rivelazioni siano confermate o meno, una realtà appare ormai evidente.
La cooperazione tra Israele e Azerbaigian è diventata uno degli assi strategici più importanti del Medio Oriente allargato e del Caucaso meridionale.
Per Israele rappresenta una finestra privilegiata sull’Iran.
Per l’Azerbaigian rappresenta una garanzia di accesso a tecnologia avanzata, cooperazione militare e sostegno internazionale.
In una regione attraversata da conflitti, rivalità e competizioni geopolitiche sempre più intense, il rapporto tra Baku e Tel Aviv continuerà probabilmente a influenzare gli equilibri strategici del Caucaso, del Mar Caspio e dell’intero Medio Oriente per molti anni a venire.
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