Sotto il sole di Barcellona, tra il 17 e il 18 aprile 2026, la Global Progressive Mobilisation (GPM) non è solo un evento di cronaca, ma il palcoscenico di uno scontro ideologico profondo. Organizzata dall’ Internazionale Socialista e dal PES, con il sostegno della Progressive Alliance, questa piattaforma punta a coordinare oltre 100 partiti globali. Ma la vera domanda è: chi ha ancora il diritto di definirsi “progressista” in un mondo che brucia?
I veri leader: Il socialismo della dignità e il coraggio del “no”
Mentre molti si rifugiano in una retorica da “parrocchietta” democristiana, dove il linguaggio burocratico serve a edulcorare la realtà e censurare ogni radicalismo necessario, i veri leader di sinistra si distinguono per il coraggio di dire no. Pedro Sánchez, Iván Cepeda (Presidente della Colombia), Lula e Claudia Sheinbaum non hanno paura di parlare con chiarezza estrema. Essi sanno che di fronte a ingiustizie radicali, servono risposte radicali, non burocrazie di facciata.
In questo contesto, spicca la statura di Gustavo Petro, un leader che ha rivoluzionato non solo la politica colombiana, ma anche il modo di comunicarla. Petro si distingue per un linguaggio diretto, chiaro e privo di filtri. È un comunicatore che chiama le cose con il loro nome, che affronta direttamente i poteri forti senza mai scadere nella volgarità. Le sue posizioni intransigenti, espresse con una lucidità tagliente, sono l’esatto opposto della comunicazione edulcorata dei salotti europei; Petro parla alla carne viva del popolo, denunciando l’ imperialismo, il capitalismo speculativo e il disastro climatico come prodotti del capitale. Rivendica con orgoglio un’identità femminista, ponendo la difesa delle donne come condizione essenziale per la democrazia.
Al suo fianco, brilla la figura di Claudia Sheinbaum. Fisica di fama mondiale e membro dell’IPCC (Nobel per la Pace 2007), la Sheinbaum rappresenta l’evoluzione più alta del socialismo trasformatore:
La Quarta Trasformazione:
La Sheinbaum ha potenziato il progetto di López Obrador, investendo massicciamente in istruzione e sanità pubblica.
Il suo programma politico brilla per:
Guerra al femminicidio: In un Messico martoriato dalla violenza di genere, ha posto la lotta al femminicidio come un imperativo morale e politico non negoziabile. Si dichiara apertamente femminista e ha implementato politiche concrete di protezione, prevenzione e giustizia, dimostrando che la sicurezza delle donne è il metro di misura della civiltà di una nazione.
Sfida al Bloqueo e sovranità popolare: Con una dignità che manca a molti leader europei, ha continuato a inviare aiuti e petrolio a Cuba, sfidando apertamente il bloqueo statunitense e riaffermando la sovranità nazionale contro ogni ingerenza.
Pace e ambiente: Sta attuando una transizione ecologica popolare, ponendosi come un faro di equilibrio globale contro la logica dei droni e delle bombe.
Per quanto concerne la Colombia, l’eredità di Petro è oggi raccolta da Iván Cepeda, l’ attuale Presidente della Colombia. Cepeda prosegue la battaglia per la verità e la giustizia, mantenendo alta la bandiera di quel radicalismo necessario che rifiuta il linguaggio “felpato” per dare voce a chi non ne ha mai avuta.
La “questione iraniana” e il fronte anti-guerra
Il contrasto alle guerre è il cuore pulsante di questo meeting. La voce di Sánchez, Lula, Cepeda e Sheinbaum si alza con una schiettezza che non ammette repliche contro l’escalation bellica in Iran. Questi leader hanno assunto una posizione netta contro le politiche di Trump e contro l’aggressività militare di Israele, denunciata senza mezzi termini come una minaccia alla stabilità globale. Non usano giri di parole: sono contro la guerra, contro l’imperialismo e contro chiunque utilizzi la forza per schiacciare i popoli.
Il vuoto della Sinistra Europea: La forma è sostanza
Il contrasto è stridente con il resto della sinistra europea (con l’unica, luminosa eccezione di Pedro Sánchez, la cui coerenza lo pone su un altro piano). Figure come Elly Schlein o i vertici dell’Alleanza Progressista utilizzano un linguaggio burocratico, ambiguo e “educato” che non è solo una scelta formale. In questo caso, la forma è sostanza: usano parole felpate proprio perché non vogliono spaventare i poteri forti. È un linguaggio che nasconde un tradimento profondo verso il popolo; una retorica che, cercando di rimanere fedele agli interessi finanziari e geopolitici dominanti, finisce per censurare la verità e soffocare ogni vera alternativa sociale e femminista.
La forza di dire “no”
La GPM sarà utile solo se saprà seguire l’esempio di chi ha il coraggio di stare dalla parte della Storia. La sinistra non ha bisogno di democristiani travestiti o di burocrati ambigui, ma di leader che, come Petro, Sheinbaum, Cepeda e Sánchez, sappiano dire no al militarismo, no a Trump e no al liberismo, con la radicalità e la schiettezza che i tempi attuali richiedono.
