Dal declino dell’unipolarismo all’ascesa del Sud Globale
San Pietroburgo – La sessione plenaria della ventinovesima edizione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) si è svolta il 5 giugno 2026 alle ore 19:55, confermandosi come uno dei principali appuntamenti globali non solo economici, ma sempre più geopolitici.
Organizzato annualmente dal 1997, il forum si è svolto dal 3 al 6 giugno sotto il tema «Dialogo pragmatico: la strada verso un futuro stabile», riunendo oltre 20.000 partecipanti provenienti da 130 Paesi, tra rappresentanti istituzionali, economici e accademici.
Sul palco della sessione plenaria erano presenti il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, il Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev, la Presidente della Repubblica Unita di Tanzania Samia Suluhu Hassan e il Vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Han Zheng. La discussione è stata moderata dalla giornalista indiana Geeta Mohan, responsabile degli affari esteri di India Today.
In questo contesto altamente rappresentativo, il Forum ha assunto la forma di una piattaforma globale di confronto sulle trasformazioni dell’ordine internazionale, con particolare attenzione al riequilibrio dei rapporti di forza tra Occidente e Sud Globale.
Fin dalle sue prime dichiarazioni, Vladimir Putin ha delineato quello che considera il tratto dominante dell’attuale fase storica: la fine del modello unipolare costruito dopo la Guerra Fredda e la progressiva affermazione di un sistema multipolare in cui il peso economico e politico si sta spostando verso il Sud Globale.
Secondo il presidente russo, le tensioni internazionali non sono fenomeni contingenti ma il risultato di una trasformazione strutturale. Per decenni, ha osservato, il sistema economico globale è stato organizzato attorno a centri finanziari, tecnologici e logistici occidentali che hanno esercitato un ruolo dominante. Oggi quel modello mostra segni evidenti di crisi.
Putin ha sostenuto che strumenti come sanzioni economiche, congelamento delle riserve valutarie ed esclusione dai sistemi di pagamento internazionali abbiano eroso la fiducia nelle istituzioni economiche globali, accelerando la ricerca di alternative da parte di numerosi Paesi.
Particolare rilievo è stato attribuito al ruolo dei BRICS. Citando dati del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, il presidente russo ha evidenziato come il gruppo rappresenti ormai circa il quaranta per cento dell’economia mondiale in termini di parità di potere d’acquisto e contribuisca a quasi la metà della crescita globale.
Il ruolo dei BRICS e del Sud Globale

Proseguendo il suo intervento, Putin ha indicato nei Paesi del Sud Globale e nei BRICS i principali protagonisti della nuova fase economica mondiale. Secondo il Presidente russo, la crescita demografica, industriale e tecnologica di queste nazioni sta modificando la geografia dello sviluppo globale.
Putin ha evidenziato come quasi la metà della crescita economica mondiale degli ultimi anni sia stata generata dai Paesi BRICS, mentre il contributo del G7 risulterebbe significativamente inferiore.
Secondo Putin, questa dinamica sta favorendo una progressiva redistribuzione dei flussi commerciali, finanziari e produttivi verso nuove regioni del mondo. In particolare, ha sottolineato l’importanza dei nuovi corridoi logistici eurasiatici, tra cui il Corridoio Nord-Sud, la Rotta Transartica e le vie commerciali che attraversano il Mar Caspio, l’Asia Centrale e l’Estremo Oriente.
Il Presidente russo ha inoltre attribuito un ruolo strategico ai cosiddetti “Paesi connettori”, nazioni capaci di collegare mercati, tecnologie e infrastrutture. Tra questi ha citato l’Uzbekistan e la Tanzania.
Putin ha poi rivolto critiche all’Organizzazione Mondiale del Commercio, sostenendo che siano stati gli stessi Paesi occidentali a indebolirne il ruolo attraverso sanzioni e restrizioni unilaterali. Ha inoltre affermato che il congelamento delle riserve russe e le sanzioni finanziarie abbiano accelerato la diversificazione monetaria globale.
L’Uzbekistan si propone come nuovo hub per investimenti e innovazione

Nel suo intervento alla sessione plenaria, il Presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, ha presentato il proprio Paese come una delle economie emergenti più dinamiche dell’Asia Centrale, sottolineando i progressi compiuti nelle riforme economiche e nell’apertura agli investimenti internazionali.
Mirziyoyev ha evidenziato come l’Uzbekistan stia lavorando per migliorare il clima imprenditoriale, rafforzare le istituzioni di mercato e aumentare la competitività dell’economia. Tra gli obiettivi strategici indicati figurano la localizzazione industriale avanzata, la formazione di competenze specializzate, lo sviluppo dell’ingegneria moderna e l’espansione delle esportazioni.
Particolare attenzione è stata dedicata ai settori della cosiddetta “nuova economia”, tra cui intelligenza artificiale, robotica, tecnologie digitali, biochimica e innovazione agricola. Il Presidente uzbeko ha inoltre illustrato i progetti di partenariato pubblico-privato nei comparti dell’energia, dell’aviazione, dell’istruzione e delle risorse naturali.
A sostegno della credibilità economica del Paese, Mirziyoyev ha ricordato il miglioramento degli indicatori internazionali relativi alla libertà economica e il crescente accesso dell’Uzbekistan ai mercati finanziari globali, citando le recenti emissioni obbligazionarie internazionali e il lancio di nuove iniziative finanziarie, tra cui il futuro Centro Finanziario Internazionale di Tashkent.
Concludendo il suo intervento, ha invitato gli investitori internazionali a partecipare al Forum Internazionale degli Investimenti di Tashkent e ha indicato nella cooperazione pragmatica e nel dialogo aperto le condizioni essenziali per garantire stabilità e sviluppo economico.
Putin risponde alle dichiarazioni di Zelensky

La seconda parte del dibattito ha assunto toni più politici quando la moderatrice, Geeta Mohan, ha chiesto a Vladimir Putin di commentare una lettera pubblica attribuita al Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, nella quale veniva proposto un incontro diretto tra i due leader e formulate critiche personali nei confronti del capo del Cremlino.
Putin ha risposto con un lungo intervento nel quale ha affrontato diversi aspetti della crisi russo-ucraina. Il Presidente russo ha sostenuto che un eventuale incontro tra i due leader avrebbe senso soltanto dopo il raggiungimento di risultati concreti a livello negoziale e non come semplice gesto simbolico. Secondo la sua posizione, eventuali colloqui al vertice dovrebbero servire a ratificare accordi già elaborati dai negoziatori e non a sostituire il lavoro diplomatico.
Nel corso della risposta, Putin ha inoltre richiamato la propria interpretazione degli accordi di Minsk, sostenendo che essi non abbiano prodotto i risultati sperati e che siano stati utilizzati per consentire all’Ucraina di rafforzare le proprie capacità militari. Ha quindi ribadito che Mosca considera prioritario raggiungere intese di lungo periodo che offrano garanzie di stabilità duratura.
Il Presidente russo ha anche accusato Kiev di aver compiuto attacchi contro obiettivi civili nelle regioni coinvolte dal conflitto, affermando che tali episodi rendono ancora più difficile creare le condizioni politiche necessarie per un dialogo diretto tra i vertici dei due Paesi.
Alla domanda se intendesse incontrare Zelensky nel prossimo futuro, Putin ha risposto di non vedere, allo stato attuale, motivazioni sufficienti per un simile colloquio.
Il ruolo degli Stati Uniti e di Donald Trump
Interrogato sul possibile ruolo degli Stati Uniti nel processo negoziale, Putin ha espresso apprezzamento per l’atteggiamento dell’attuale amministrazione americana e per il contributo che Washington potrebbe offrire come garante di eventuali accordi futuri.
Nel suo intervento ha riservato parole positive al Presidente americano Donald Trump, sostenendo che una sua precedente permanenza alla Casa Bianca avrebbe potuto influenzare diversamente l’evoluzione della crisi ucraina. Putin ha tuttavia precisato che la soluzione del conflitto resta principalmente una questione da affrontare tra Russia e Ucraina, mentre gli attori internazionali possono facilitare il dialogo e contribuire a creare condizioni favorevoli alla negoziazione.
Economia e investimenti restano il tema centrale

Nella parte finale dello scambio, la moderatrice ha riportato il dibattito sul terreno economico, chiedendo quale impatto possano avere gli attacchi alle infrastrutture russe sulla fiducia degli investitori internazionali.
Putin ha riconosciuto l’esistenza di rischi e difficoltà, ma ha sostenuto che gli investitori valutano soprattutto le prospettive di lungo periodo. Ha affermato che il rallentamento dell’economia russa è il risultato di una scelta deliberata volta a rafforzare gli equilibri macroeconomici e contenere i rischi inflazionistici.
Secondo il Presidente russo, le fondamenta dell’economia nazionale rimangono solide e il Paese continua a offrire opportunità interessanti sia per gli investitori interni sia per quelli stranieri. Per questo motivo, ha concluso, la Russia intende proseguire nella strategia di apertura verso partner economici disposti a sviluppare relazioni di lungo termine nonostante il contesto internazionale complesso.
La sessione è quindi proseguita alternando temi geopolitici ed economici, confermando come la guerra in Ucraina continui a influenzare gran parte del dibattito internazionale, pur all’interno di un forum nato principalmente per discutere commercio, investimenti e cooperazione economica globale.Inizio modulo
La guerra tra Stati Uniti e Iran: la posizione di Putin

Interrogato da Geeta Mohan sull’impatto economico globale del conflitto tra Washington e Teheran e sull’eventuale vantaggio ottenuto dalla Russia grazie alla crisi energetica, Putin ha innanzitutto ridimensionato il peso del settore petrolifero nell’economia russa.
Secondo il presidente russo, negli ultimi anni Mosca ha ridotto in maniera significativa la dipendenza da petrolio e gas. Se in passato circa la metà delle entrate del bilancio federale proveniva dagli idrocarburi, oggi tale quota sarebbe scesa a circa un quinto. Per questo motivo, pur riconoscendo che prezzi elevati del petrolio generano benefici per il bilancio statale, Putin sostiene che la vera priorità della Russia non sia il rincaro delle materie prime bensì la stabilità dei mercati energetici.
Nella sua analisi, un aumento eccessivo del prezzo del greggio rischia infatti di alimentare l’inflazione globale e di rallentare la crescita economica, danneggiando anche l’economia reale russa.
Per questa ragione Mosca continua a considerare fondamentale la cooperazione con i paesi dell’OPEC+, in particolare con l’Arabia Saudita, per mantenere equilibrio tra interessi dei produttori e dei consumatori.
L’alleanza energetica con l’Arabia Saudita

L’intervento del ministro saudita dell’Energia, il principe Abdulaziz bin Salman Al Saud, ha rappresentato uno dei momenti più significativi del dibattito.
Il ministro ha ricordato come la cooperazione energetica tra Mosca e Riyadh, avviata nel 2015, abbia resistito a numerose crisi internazionali: dalla pandemia alle guerre regionali, fino alle attuali tensioni in Medio Oriente.
Con una metafora che ha suscitato applausi nella sala, Abdulaziz bin Salman ha descritto il rapporto russo-saudita come una partnership destinata a durare nel tempo, fondata sulla fiducia reciproca e sulla capacità di affrontare insieme le tempeste geopolitiche.
Putin ha colto l’occasione per sottolineare il valore strategico dei rapporti con il Regno saudita, ringraziando pubblicamente il principe ereditario Mohammed bin Salman per il lavoro svolto nel mantenimento della stabilità energetica mondiale.
Il dollaro come arma politica

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento di Putin riguarda la critica all’utilizzo del dollaro come strumento geopolitico.
Secondo il presidente russo, la decisione delle precedenti amministrazioni statunitensi di utilizzare il sistema finanziario occidentale come leva politica avrebbe rappresentato un errore strategico di enorme portata.
Putin sostiene che il congelamento delle riserve valutarie russe e le restrizioni ai sistemi di pagamento internazionali abbiano spinto molti paesi a interrogarsi sulla sicurezza dei propri investimenti denominati in dollari.
Nella sua visione, la forza della valuta americana si fonda sulla fiducia nella stabilità economica degli Stati Uniti. Se questa fiducia viene compromessa dall’uso politico degli strumenti finanziari, il sistema monetario internazionale rischia di diventare più frammentato e meno prevedibile.
Per Mosca, dunque, il problema non è soltanto economico ma riguarda l’intera architettura finanziaria globale.
Tanzania: crescita economica e leadership femminile

Di particolare interesse è stato anche l’intervento della presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan.
Rispondendo alle domande sulla liberalizzazione economica e sul suo ruolo come donna alla guida del paese, Hassan ha sostenuto che lo sviluppo non dipende dal genere del leader ma dalla qualità della strategia adottata.
La presidente ha descritto un’economia tanzaniana basata su diversi pilastri: agricoltura, turismo, industria manifatturiera e settore minerario. Questa diversificazione, secondo Hassan, ha consentito al paese di attirare consistenti investimenti esteri e di rafforzare la propria posizione come nodo logistico regionale grazie al porto di Dar es Salaam.
Particolarmente significativa è stata la sua riflessione sul capitale umano. Hassan ha ricordato che entro il 2050 un abitante del pianeta su quattro sarà africano e che la vera sfida del continente non riguarda soltanto la crescita demografica ma soprattutto la formazione delle nuove generazioni.
Per questo motivo la Tanzania sta investendo nell’istruzione, nelle competenze digitali, nell’ingegneria nucleare e nella promozione dell’accesso delle donne ai percorsi educativi e professionali.
Le voci occidentali presenti al Forum

Un momento insolito del dibattito è arrivato quando Putin ha invitato pubblicamente i rappresentanti occidentali presenti in sala a intervenire.
Tra questi ha preso la parola Rodney Mims Cook Jr., che ha ricordato i suoi numerosi viaggi a San Pietroburgo e ha elogiato il patrimonio culturale della città.
Cook ha inoltre riferito i saluti del presidente americano Donald Trump, suscitando notevole attenzione tra il pubblico.
Successivamente è intervenuta l’eurodeputata romena Diana Iovanovici Șoșoacă, che ha espresso posizioni fortemente critiche verso Bruxelles e favorevoli a una normalizzazione delle relazioni con Mosca.
Putin ha evitato di commentare la politica interna romena, limitandosi a ricordare i legami storici e religiosi tra Russia e Romania.
La nuova guerra dei droni

Un altro tema centrale è stato quello della trasformazione della guerra moderna.
La domanda è stata posta da Karin Kneissl, che ha evidenziato come l’impiego massiccio dei droni abbia creato una distanza sempre maggiore tra chi colpisce e chi viene colpito, modificando profondamente la natura stessa del conflitto.
Putin ha riconosciuto che i droni rappresentano ormai una realtà irreversibile del campo di battaglia contemporaneo.
Secondo il presidente russo, la risposta consiste nel rafforzamento dei sistemi di difesa aerea e nello sviluppo di nuove tecnologie capaci di neutralizzare tali minacce.
Ha inoltre sostenuto che la Russia possieda una capacità industriale e scientifica sufficiente per produrre autonomamente l’intera gamma dei sistemi d’arma necessari, citando in particolare missili ipersonici e sistemi avanzati come l’Oreshnik.
Pur difendendo la necessità di sviluppare queste capacità militari, Putin ha riconosciuto che la comunità internazionale dovrà affrontare in futuro il problema della regolamentazione delle nuove tecnologie belliche, soprattutto quando vengono impiegate contro obiettivi civili.
Iran: una tragedia evitabile

Nella parte finale dell’intervento, Putin è tornato sul conflitto iraniano.
Secondo il presidente russo, non vi sarebbero state provocazioni iraniane tali da giustificare l’escalation militare. Ha ricordato che il programma nucleare di Teheran era stato in passato sottoposto ai controlli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e che gli accordi raggiunti negli anni precedenti avevano contribuito a ridurre le tensioni.
Putin ha definito gli attacchi contro l’Iran una tragedia che ha provocato vittime civili e aggravato l’instabilità regionale.
Pur riconoscendo la complessità della situazione, ha espresso apprezzamento per la decisione del presidente Trump di sospendere le ostilità, auspicando che il cessate il fuoco possa trasformarsi in una pace duratura.
Mosca, ha concluso, rimane disponibile a svolgere un ruolo diplomatico qualora tutte le parti coinvolte lo ritengano utile, richiamando il precedente contributo russo alla gestione della crisi nucleare iraniana nel 2015.
Il presidente russo ha ricordato come Mosca avesse già svolto un ruolo decisivo nel 2015 nella gestione della questione nucleare iraniana, proponendo nuovamente una soluzione che prevedeva il trasferimento dell’uranio arricchito iraniano in Russia per il successivo trattamento e controllo internazionale.
Putin ha sottolineato che questa proposta rimane ancora sul tavolo e che Mosca mantiene contatti costanti con Washington, Teheran e Tel Aviv.
L’aspetto più interessante è che il leader russo si presenta come interlocutore credibile per tutte le parti coinvolte, cercando di rafforzare l’immagine della Russia come potenza mediatrice capace di dialogare contemporaneamente con alleati e avversari.
Secondo Putin, il vero problema non sarebbe il programma nucleare iraniano in sé, ma la mancanza di fiducia reciproca tra Iran e Israele.
Da questa parte del dibattito emerge con chiarezza una visione russa che collega strettamente sicurezza energetica, ordine finanziario internazionale e stabilità geopolitica, presentando la Russia non soltanto come potenza militare ma come attore che ambisce a esercitare un ruolo di mediazione nei principali conflitti contemporanei.
Il ruolo di Trump e il rapporto con Netanyahu

Un altro passaggio particolarmente rilevante riguarda il presidente americano Donald Trump.
Alla domanda se Trump fosse stato “ingannato” dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, Putin ha risposto con fermezza:
«Trump è un politico esperto e maturo. È difficile immaginare che qualcuno possa manipolarlo.»
Questa affermazione rivela molto dell’attuale strategia comunicativa russa.
Durante tutto il forum Putin ha evitato accuratamente qualsiasi attacco diretto all’attuale amministrazione americana, concentrando invece le sue critiche sulle precedenti amministrazioni statunitensi.
Il messaggio è chiaro: Mosca considera Trump un interlocutore con cui è possibile dialogare; il deterioramento delle relazioni russo-americane viene attribuito alle amministrazioni precedenti; esiste la volontà di mantenere aperti canali diplomatici con Washington.
Bushehr e la sicurezza nucleare

Putin ha dedicato ampio spazio anche alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, costruita con tecnologia russa.
Ha spiegato che numerosi tecnici russi lavorano ancora nell’impianto e che Mosca ha ricevuto rassicurazioni sia da Israele sia dagli Stati Uniti sulla sicurezza del sito.
Questo passaggio evidenzia un elemento spesso trascurato: la Russia non è soltanto un alleato politico dell’Iran ma è direttamente coinvolta nelle infrastrutture strategiche del Paese.
La protezione di Bushehr diventa quindi anche una questione di sicurezza nazionale russa.
La guerra dei droni e l’intelligenza artificiale

Una parte significativa del dibattito è stata dedicata all’evoluzione della guerra moderna.
Putin ha riconosciuto che i droni rappresentano una nuova realtà militare e che il loro impiego in Ucraina e in Medio Oriente sta cambiando radicalmente il campo di battaglia.
Tuttavia ha sottolineato che nessuna tecnologia, da sola, decide l’esito di una guerra.
Secondo il presidente russo, i fattori decisivi restano: la coesione interna della società; la capacità industriale; la ricerca scientifica; la disponibilità di risorse strategiche.
L’intelligenza artificiale viene descritta come un moltiplicatore di capacità militari, ma non come un elemento rivoluzionario capace di sostituire i fattori tradizionali del potere.
L’Iran non è crollato

Uno dei messaggi più forti lanciati da Putin riguarda la tenuta interna dell’Iran.
Secondo molte analisi occidentali, i bombardamenti avrebbero potuto provocare una crisi interna del regime iraniano.
Putin sostiene invece il contrario.
Ha citato una campagna patriottica lanciata dalle autorità iraniane con lo slogan:
«La vita per l’Iran.»
Secondo i dati forniti dal presidente russo, milioni di cittadini si sarebbero dichiarati pronti a sacrificarsi per il proprio Paese.
Il messaggio politico è evidente: la pressione militare esterna non starebbe indebolendo la Repubblica Islamica, ma contribuendo a rafforzarne la coesione nazionale.
Dissenso e stabilità politica

In uno dei passaggi più sorprendenti dell’intera sessione, Geeta Mohan ha chiesto a Putin come consideri il dissenso interno.
La risposta è stata molto sintetica: «Più punti di vista esistono, meglio è, perché permettono di scegliere la soluzione migliore.»
Si tratta di una dichiarazione che appare in netto contrasto con molte critiche occidentali rivolte al sistema politico russo, ma che Putin utilizza per presentare la Russia come uno Stato stabile e capace di integrare opinioni differenti.
India: partner strategico privilegiato
La parte finale del dibattito si è concentrata sull’India.
Putin ha definito le relazioni con Nuova Delhi “uniche”, sottolineando come la cooperazione militare non si limiti alla semplice vendita di armamenti ma comprenda programmi di sviluppo congiunto.
Ha citato il missile BrahMos come esempio di successo della collaborazione tecnologica russo-indiana.
Particolare attenzione è stata dedicata al caccia di quinta generazione Su-57.
Putin ha confermato che Mosca è pronta a fornire il velivolo all’India e a sviluppare ulteriori collaborazioni nel settore aeronautico, navale e missilistico.
Il principio della sovranità

L’ultima risposta di Putin contiene forse il vero filo conduttore dell’intero forum.
Parlando delle possibili sanzioni americane contro l’India per l’acquisto di armamenti russi, il presidente ha dichiarato che Nuova Delhi agirà sempre in base ai propri interessi nazionali.
Per Putin, il principio della sovranità rimane il cardine delle relazioni internazionali.
È lo stesso concetto che ha attraversato l’intera discussione: sovranità economica; sovranità energetica; sovranità tecnologica; sovranità politica.
In questa visione, il mondo del futuro non sarà dominato da un’unica potenza, ma da un sistema multipolare nel quale Stati come Russia, Cina, India, Arabia Saudita, Tanzania e Uzbekistan potranno perseguire autonomamente i propri interessi strategici.
Conclusione generale del panel

Se si volesse sintetizzare l’intera sessione del SPIEF in una sola chiave di lettura, emergono tre direttrici fondamentali: la Russia non è isolata, la Russia ritiene di aver assorbito l’impatto delle sanzioni e la Russia si propone come uno dei pilastri del nuovo ordine multipolare in formazione.
Dall’energia al nucleare, dall’Iran all’India, dalla Cina all’Africa, ogni intervento è stato ricondotto a una visione strategica unitaria: la ridefinizione degli equilibri globali e il superamento dell’assetto unipolare.
In questa cornice, la narrazione emersa al Forum non è soltanto economica o diplomatica, ma riflette il nucleo della politica estera russa contemporanea: la costruzione di un sistema internazionale fondato sulla molteplicità dei centri di potere e sulla centralità della sovranità degli Stati.
FONTE: Sito del Presidente del Cremlino
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