Ro. Ro. – Sabato 18 aprile è un giorno fondamentale: Barcellona ospita un vertice internazionale che potrebbe segnare una svolta nel panorama politico globale. Il premier spagnolo Pedro Sánchez e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva hanno convocato una dozzina di leader progressisti da quattro continenti per rispondere collettivamente a quella che molti analisti definiscono “l’onda della destra mondiale”. È un tentativo esplicito di costruire un’alternativa politica coordinata all’egemonia delle destre che, dall’America del Nord all’Europa, sta ridisegnando gli equilibri del pianeta.
La lista dei partecipanti confermati è impressionante per ampiezza geografica. Sono attesi i presidenti di Brasile, Colombia, Messico, Sudafrica, Uruguay, Albania e Lituania, oltre ai leader di Barbados e Capo Verde, alla presidente irlandese Catherine Connolly e ad António Costa, presidente del Consiglio Europeo. Partecipano inoltre vicepresidenti e vicecancellieri di Regno Unito, Germania e Austria.
Particolarmente significativa è la presenza della presidente messicana Claudia Sheinbaum, figura notoriamente restia ai viaggi all’estero. La sua partecipazione segna il suo primo viaggio fuori dall’America e la prima visita di un capo di stato messicano in Spagna in otto anni. Un segnale politico preciso di riconciliazione diplomatica tra Madrid e Città del Messico.
Per capire l’importanza di questo vertice, occorre guardare al quadro internazionale degli ultimi mesi. Donald Trump ha lanciato un’offensiva militare contro l’Iran senza consultare né le Nazioni Unite né i tradizionali alleati occidentali, rompendo di fatto le regole del sistema multilaterale costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale. A questo si aggiunge la sua pressione sui paesi NATO affinché portino la spesa militare al 5% del PIL, una richiesta che Sánchez ha respinto apertamente.
In questo clima, Sánchez ha deciso di fare una mossa ambiziosa, trasformando Barcellona nell’epicentro di un’alleanza progressista globale che cerca di costruire un racconto alternativo di fronte all’ascesa della destra, simboleggiata da figure come Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Il vertice si articola in realtà su due eventi paralleli. Da un lato il “Foro Democracia Siempre”, iniziativa nata in Cile su impulso dell’ex presidente Gabriel Boric. Dall’altro la “Global Progressive Mobilisation” (GPM), una piattaforma internazionale che punta a trasformare i valori progressisti in azioni concrete, articolando una rete di collaborazione tra governi, partiti, sindacati e società civile. M
La GPM non ha personalità giuridica né capacità di imporre sanzioni. Le sue decisioni richiedono consenso unanime, ma opera come canale agile per allineare agende tra governi progressisti e partiti socialdemocratici. L’agenda ufficiale ruota attorno a tre grandi temi: Difesa delle istituzioni e del multilateralismo; Disinformazione e tecnologie digitali; Estremismo e disuguaglianza.
Al cuore del vertice c’è la partnership tra i due leader più influenti del blocco progressista atlantico. Lula è il principale alleato di Sánchez in questa iniziativa e parteciperà insieme a lui ai tre eventi centrali della settimana.
La loro sintonia è tale che oggi si terrà un vertice bilaterale Spagna-Brasile con circa dieci ministri per ciascun paese. Una formula normalmente riservata agli alleati europei più stretti, mai applicata prima con un partner latinoamericano.
Perché dovrebbe interessarci?
L’Italia, pur non figurando tra i partecipanti al vertice, è profondamente coinvolta nelle dinamiche che questo incontro cerca di affrontare. Il dibattito sull’aumento delle spese militari, sulla gestione dei rapporti con Washington, sul ruolo dell’Europa nel nuovo ordine mondiale: sono tutte questioni su cui Barcellona potrebbe offrire indicazioni importanti. Il blocco progressista a Barcellona cercherà di formare un fronte internazionale come risposta all’avanzata dell’autoritarismo e della disinformazione, con l’obiettivo di proteggere il sistema dei diritti umani. Un obiettivo che riguarda tutti i paesi democratici, Italia inclusa.
Il successo di questa serie di incontri si misurerà non nei discorsi, ma nell’implementazione degli accordi firmati a Barcellona. La pressione dei cittadini e il monitoraggio parlamentare saranno fondamentali per la sua credibilità. Intanto, il fatto stesso che una dozzina di leader scelgano di riunirsi pubblicamente per affermare i valori di democrazia e multilateralismo è, in questo momento storico, tutt’altro che scontato e ci da l’energia per credere ancora in un sistema democratico fondato sui valori della pace, dei diritti umani, civili e sociali.
