Città del Vaticano, 27 maggio 2026.
In un momento in cui gli equilibri geopolitici mondiali sembrano smarrire il senso della misura e della dignità umana, la Pontificia Università Antonianum ha offerto, nella giornata odierna, un momento di altissima riflessione storica e speculativa. In occasione delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Fidel Castro Ruz, l’Ateneo ha ospitato un colloquio magistrale dedicato alla rilettura del volume Fidel y la Religión, opera che, a quarant’anni dalla sua pubblicazione, continua a costituire il prisma attraverso il quale interpretare l’essenza più profonda della Rivoluzione cubana. L’evento ha assunto fin dalle prime battute i tratti di un confronto tra memorie vive. Di particolare rilievo è stata la testimonianza del professor Luis Badilla Morales, insigne vaticanista di origini cilene, il quale ha intessuto il suo intervento con la viva materia dell’esperienza diretta. Badilla, che conobbe il Comandante en Jefe fin dalla tenera età, ha offerto ai presenti un ritratto di Fidel Castro che trascende l’iconografia politica, addentrandosi nelle pieghe della sua personalità complessa e carismatica. Attraverso una rievocazione carica di suggestione, il professor Badilla ha tracciato una linea di continuità tra la statura intellettuale di Fidel e quella di Ernesto “Che” Guevara, due figure che, pur nella diversità dei temperamenti, hanno condiviso l’orizzonte etico della costruzione di un “Uomo Nuovo”. Un progetto, questo, che il cattedratico ha descritto non come una semplice trasformazione strutturale della società, ma come una metamorfosi spirituale e antropologica: la ricerca, in tempi di avversità, di una coscienza votata al servizio, alla solidarietà e alla giustizia radicale. È emersa, nel corso delle riflessioni del professor Badilla, la consapevolezza che la Rivoluzione cubana, lungi dall’essere la parabola anticristiana dipinta da decenni di retorica ostile, sia stata mossa da un impulso innegabilmente “cristico”, inteso come dedizione assoluta agli ultimi e rifiuto sistematico dell’umiliazione dell’essere umano. Altrettanto determinante è stato l’intervento del professor Gianni La Bella, stimato storico italiano e profondo conoscitore delle dinamiche tra il mondo cattolico e le realtà latinoamericane. La Bella ha saputo inquadrare la figura di Fidel Castro in una prospettiva storica di lungo periodo, offrendo un’analisi magistrale dell’evoluzione dei rapporti tra il governo rivoluzionario cubano e la Santa Sede. Il professore ha ricostruito con rigore accademico il cammino che ha portato ai viaggi apostolici dei Pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, evidenziando come la Chiesa abbia saputo cogliere, oltre le cortine di ferro della propaganda, la genuina istanza di emancipazione presente nel cuore della Rivoluzione. La Bella si è fatto portavoce di un’istanza etica urgente, richiamando le recenti parole di Papa Leone XIV, il quale ha ribadito che il destino dei popoli non può essere sottomesso alla forza delle armi o alla pressione che umilia la dignità. Collegando l’eredità di Fidel y la Religión all’attualità drammatica di una nazione vittima di una politica aggressiva e isolante, lo storico ha ribadito che il vero sviluppo umano può germogliare soltanto attraverso il dialogo, il rispetto del diritto internazionale e la cooperazione fraterna tra le nazioni. È emersa, dall’intreccio di queste autorevoli voci, la consapevolezza che la Rivoluzione cubana, lungi dall’essere la parabola anticristiana dipinta da decenni di retorica ostile, sia stata mossa da un impulso innegabilmente volto alla difesa degli ultimi e al rifiuto sistematico dell’umiliazione dell’essere umano. Questo lascito rimane il filo conduttore che lega l’omaggio accademico alla realtà bruciante di un popolo che, ancora oggi, rivendica il proprio diritto a esistere, a dialogare e a sperare. Questo lascito, che il Papa Leone XIV continua oggi a porre al centro del dibattito internazionale contro le logiche della forza e della coercizione, è stato il filo conduttore che ha legato l’omaggio accademico alla realtà bruciante di un popolo che, ancora oggi, rivendica il proprio diritto a esistere, a dialogare e a sperare.

Intervento del Signor Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede, Leyde Rodríguez
Di seguito si riporta il testo integrale dell’intervento, rivisto in forma ufficiale:
Eccellentissimo Signor Ambasciatore del Messico, Alberto Barranco Chavarría, Decano del GRULAC accreditato presso la Santa Sede. Stimate Eccellenze, Ambasciatori e membri del Corpo Diplomatico. Colleghi dell’Ambasciata di Cuba presso la Repubblica Italiana. Stimato Padre e professore Agustín Hernández. Distinti professori Gianni La Bella e Luis Badilla Morales. Stimate amiche e amici. Signore e signori.
In primo luogo, desideriamo ringraziare il Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, Padre Giuseppe Buffon, il professore Agustín Hernández e i suoi collaboratori, per aver reso possibile oggi questo Colloquio che ricorderà i 40 anni dalla pubblicazione del libro Fidel e la religione, che coincide, nel tempo presente, con l’anno del Centenario di Fidel Castro Ruz.
Questo avvenimento editoriale ebbe luogo nel novembre del 1985, come risultato di un’intervista di 23 ore condotta dal teologo Frei Betto, frate domenicano e scrittore brasiliano. Trasformata successivamente in un libro, essa avrebbe cambiato per sempre la relazione tra la fede religiosa e la costruzione di una società socialista come quella cubana.
Il libro Fidel e la religione, dal momento della sua apparizione nelle librerie, divenne un avvenimento trascendentale dentro e fuori Cuba. “Mai prima di allora un Capo di Stato di una nazione socialista aveva parlato positivamente della religione”. Il leader storico della Rivoluzione cubana sapeva che il popolo cubano è marcatamente influenzato dalle religioni. È una viva spiritualità che pulsa dalle sue diverse radici culturali, dall’evoluzione dell’identità cubana e della nazione stessa, nel suo complesso.
Una delle principali lezioni di quest’opera, che sarà commentata da brillanti accademici, profondi conoscitori del tema, è che “Fidel insegna che la Rivoluzione non è solo un progetto politico, ma anche spirituale: si tratta di convertire l’utopia in atti concreti di amore verso il prossimo”. Per Frei Betto, “Cristo fu un grande rivoluzionario… Era un uomo la cui dottrina fu interamente consacrata agli umili, ai poveri, al combattere l’umiliazione dell’essere umano. Direi – ha espresso Frei Betto – che vi è molto in comune tra lo spirito, l’essenza della sua predicazione e il socialismo”.
Quarant’anni dopo, Fidel e la religione continua a essere un libro letto e prezioso, che permette di valutare la profondità del pensiero di Fidel Castro e la sua statura come leader politico. Frei Betto ha espresso che nel “libro Fidel e la religione riposano le motivazioni per la storica visita di Papa Giovanni Paolo II a Cuba nel 1998 e l’accettazione, all’interno del Partito Comunista di Cuba, di militanti religiosi”.
Cari amici, rinnovo i miei ringraziamenti agli organizzatori di questo colloquio, che spero sia di vostro massimo interesse, e una modesta contribuzione alla pace, alla convivenza e al rispetto della dignità umana.

