Il feroce scontro verbale andato in scena all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tra l’ambasciatore statunitense Mike Waltz e la delegazione guidata dal ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha mostrato, per l’ennesima volta, la doppia morale con cui Washington tratta il diritto internazionale. Durante la sessione del 28 ottobre, l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato per la 34ª volta la risoluzione che chiede la fine immediata dell’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro L’Avana.
Nonostante il chiaro verdetto della comunità internazionale, il dibattito si è trasformato in una dimostrazione di forza diplomatica, minacce e mistificazioni storiche da parte della delegazione americana.
IL VOTO ALL’ONU: UNA VITTORIA DI CUBA E LE PESANTI PRESSIONI DIPLOMATICHE DI WASHINGTON
La risoluzione contro il blocco è stata approvata a larga maggioranza con 130 voti favorevoli. Per la 34ª volta dal 1992, la comunità internazionale ha ribadito che le sanzioni unilaterali americane sono illegittime, contrarie alla Carta dell’ONU e devastanti per la popolazione cubana.
Se da un lato il risultato conferma il sostegno globale alla causa cubana, dall’altro si è registrato un aumento delle astensioni e dei voti contrari rispetto agli anni precedenti (quando i voti a favore superavano regolarmente quota 160-180). Questo mutamento non rispecchia affatto un improvviso cambio di giudizio di merito sull’embargo, ma è il frutto diretto dell’asfissiante offensiva diplomatica di Washington.
Nelle settimane precedenti al voto, la diplomazia statunitense ha messo in atto un’operazione di pressione multilaterale, ricattando e condizionando diversi governi occidentali e alleati tradizionali — tra cui l’Italia, la Germania e la Corea del Sud, spinti per la prima volta all’astensione — minacciando ripercussioni su aiuti economici, intese commerciali e cooperazione militare. L’uso del peso politico per costringere le nazioni a piegarsi dimostra la solitudine formale di Washington, che per far valere le proprie tesi deve ricorrere alla coercizione politica.
LA FALSITÀ DEL “NON-BLOCCO”: COME FUNZIONA DAVVERO L’ASFISSIANTE ASSUSSO FINANZIARIO
L’ambasciatore Mike Waltz ha sostenuto in aula la tesi riduzionista secondo cui non esisterebbe alcun embargo, definendo il blocco come “un semplice cordone di navi militari attorno a un’isola”. Questa narrazione nasconde la realtà di una guerra economica moderna e finanziaria:
- Extraterritorialità coercitiva (Legge Helms-Burton): Le sanzioni americane non colpiscono solo le aziende statunitensi, ma perseguono qualsiasi impresa o banca di terzi Paesi che decida di operare con Cuba. Una nave mercantile che attracca in un porto cubano subisce il divieto automatico di toccare porti statunitensi per 180 giorni. L’effetto pratico è la paralisi quasi totale delle rotte commerciali internazionali verso l’isola.
- Isolamento bancario e monetario: A Cuba è precluso l’uso del dollaro americano nelle transazioni internazionali. Il Dipartimento del Tesoro USA (OFAC) commina sanzioni milionarie alle banche estere che gestiscono pagamenti per L’Avana. Questo meccanismo impedisce l’acquisto di beni di prima necessità, compresi i ricambi per i macchinari medici, i reagenti sanitari e i carburanti.
- Sequestro energetico: Gli Stati Uniti intercettano, tracciano e sanzionano le navi petroliere dirette a Cuba. Questo blocco energetico deliberate causa blackout di oltre 22 ore al giorno, paralizzando il sistema sanitario, le pompe per l’acqua potabile e la conservazione degli alimenti.
Imputare la grave crisi dell’isola esclusivamente a “inefficienze interne” significa rimuovere l’effetto soffocante dell’assedio finanziario orchestrato da Washington.
DIRITTI CIVILI E STORIA: L’IPOCRISIA DELLE ACCUSE DI WASHINGTON
Per giustificare le misure coercitive, la delegazione americana ha rispolverato accuse legate agli anni ’60 e ’70, contestando a Cuba le discriminazioni storiche subito in quell’epoca da omosessuali, religiosi e afrocubani. L’uso di tali argomentazioni soffre di una profonda e strumentale destoricizzazione.
Il passato segregazionista ed omofobo degli Stati Uniti
Mentre la giovane rivoluzione cubana attraversava le sue contraddizioni nei decenni centrali del Novecento, negli Stati Uniti la violazione dei diritti umani fondamentali era sancita per legge:
- Segregazione Razziale (Jim Crow): Fino alla metà degli anni ’60, le leggi americane negavano ai cittadini neri l’accesso ai medesimi spazi pubblici, trasporti, scuole e persino il pieno diritto di voto, mentre il razzismo sistemico era difeso a livello statale.
- Criminalizzazione dell’omosessualità: Negli Stati Uniti l’atto omosessuale è stato considerato reato penale in gran parte del Paese per quasi tutto il Novecento. Solo nel 2003, con la sentenza Lawrence v. Texas della Corte Suprema, le leggi sulla sodomia sono state dichiarate incostituzionali a livello federale. Fino a vent’anni fa, negli USA essere omosessuali portava all’arresto.
Il superamento cubano: il Codice delle Famiglie del 2022
A differenza degli Stati Uniti, dove i diritti civili e riproduttivi affrontano oggi continue battaglie restrittive a livello statale, Cuba ha rinnovato in modo profondo il proprio ordinamento:
- Il nuovo Codice delle Famiglie (2022): Approvato con un referendum popolare ampio e partecipato, il codice cubano è tra i più avanzati al mondo. Garanzie come il matrimonio egualitario, le adozioni per le coppie dello stesso sesso, la maternità surrogata altruistica e le tutele contro la violenza di genere sono pienamente riconosciute per legge.
- Salute pubblica e diritti LGTBQ+: L’accesso alle terapie di riassegnazione di genere e agli interventi correlati è garantito e coperto dal sistema sanitario pubblico cubano da oltre un decennio.
LA RISPOSTA DIPLOMATICA E IL VALORE DELLA SOVRANITÀ CUBANA
L’atteggiamento aggressivo dell’ambasciatore Waltz, sfociato persino nell’annuncio su Fox News dell’espulsione di un diplomatico cubano, riflette l’approccio di una diplomazia abituata all’imposizione unilaterale.
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha respinto fermamente le provocazioni, difendendo la dignità e la sovranità del proprio popolo davanti all’Assemblea Generale. Nonostante la pressione e i ricatti statunitensi esercitati sugli altri Paesi, il voto dell’ONU ha confermato che l’embargo rimane una misura ingiustificabile, illegittima e condannata dalla maggioranza della comunità internazionale.
