L’Impero nella morsa: Stati Uniti, controrivoluzione patriarcale e la nuova carboneria
Il declino americano e la morsa neoconservatrice
Gli Stati Uniti non sono più soltanto una superpotenza in fase di inesorabile e lenta decadenza strutturale; sono diventati il laboratorio a cielo aperto della più feroce controrivoluzione neoconservatrice e patriarcale del XXI secolo. Per comprendere perché l’America stia scivolando verso derive oscurantiste e teocratiche, occorre guardare alla spaventosa realtà sociale del Paese: una nazione dilaniata da una disuguaglianza economica oscena, priva di una sanità pubblica universale, con un sistema previdenziale ridotto al lumicino e una classe lavoratrice intrappolata in una giungla di precarietà assoluta.
In questo scenario di insicurezza cronica, il capitalismo statunitense in crisi non sa offrire altro che un aumento esponenziale dello sfruttamento e la militarizzazione della società. E quando l’ordine economico vacilla, la reazione sistemica si affida al pilastro più antico del dominio: l’offensiva contro le donne e i diritti del lavoro. Non è un caso fortuito che la morsa neoconservatrice colpisca con tanta violenza proprio l’autonomia femminile e la classe subalterna: il sistema ha disperatamente bisogno di riaffermare un controllo ferreo sulla riproduzione sociale, sui corpi e sui costi della cura, scaricando interamente sulle spalle delle donne il peso del collasso del welfare.
L’attacco frontale: aborto, lavoro e regressione sociale
La cancellazione federale del diritto all’aborto (Roe vs. Wade) non è stata una semplice sentenza giudiziaria, ma l’atto fondativo di un nuovo regime di apartheid corporativo e religioso. Metà degli Stati Uniti si sono trasformati in territori in cui la sovranità sul corpo delle donne è stata espropriata dallo Stato e consegnata ai fondamentalismi religiosi. Questa crociata contro i diritti riproduttivi si sposa perfettamente con le politiche di saccheggio economico: la precarizzazione selvaggia del lavoro — dove milioni di persone lavorano per salari da fame senza alcuna tutela sindacale — riduce le donne, in particolare le madri single e le lavoratrici delle minoranze, a una condizione di ricattabilità totale.
Le visioni bigotte e reazionarie promosse dalle destre radicali e protette da una magistratura federale politicizzata servono esattamente a questo: polarizzare la società, distrarre la rabbia popolare dai veri colpevoli del saccheggio economico (le grandi corporazioni e il complesso militare-industriale) e incanalare la frustrazione sociale verso un capro espiatorio ideale, ovvero l’emancipazione femminile.
La risposta dal basso: la nascita della “neo-carboneria” americana
Eppure, la risposta a questa distopia non è venuta dai vertici moderati del Partito Democratico — un apparato stantio e paralizzato, ostaggio dei poteri forti e incapace di reali opposizioni sistemiche —, ma dalle viscere della società americana. Lontano dalle passerelle patinate del “femminismo pop” sponsorizzato dallo star system, negli Stati Uniti sta rinascendo, tra mille difficoltà e in un contesto visceralmente ostile, una sinistra anticapitalista, comunista e neosocialista radicata nella lotta materiale, insieme a un femminismo militante e intransigente.
Quando la legalità dello Stato si trasforma in strumento di oppressione e teocrazia, queste forze hanno scelto la via della clandestinità e della resistenza attiva, dando vita a una moderna neo-carboneria:
- Le reti clandestine e i nuovi Underground Railroad: Per aggirare i divieti statali sull’aborto, centinaia di attiviste, infermiere e socialiste gestiscono reti logistiche invisibili, facendo viaggiare le donne verso gli Stati in cui i diritti sono ancora tutelati, distribuendo farmaci abortivi per via postale e finanziando cure d’emergenza fuori dai radar della polizia e dei database statali.
- La sindacalizzazione selvaggia: Nelle catene dello sfruttamento logistico e digitale (come Amazon e Starbucks), una nuova generazione di lavoratrici e lavoratori sta rompendo il monopolio padronale attraverso vertenze radicali e scioperi dal basso, ricostruendo una coscienza di classe che mancava da decenni.
La lezione per le Americhe e per l’Italia
Questa straordinaria trincea di resistenza americana non riguarda solo gli Stati Uniti. L’onda nera e neoconservatrice che parte da Washington si propaga a macchia d’olio in tutta l’America Latina, minacciando le conquiste storiche dei popoli del continente con la stessa logica di sottomissione coloniale.
E riguarda direttamente anche l’Italia, che di quella stessa superpotenza in declino continua a essere una colonia geopolitica e culturale subalterna, costretta a subire passivamente i medesimi contraccolpi reazionari, la stessa precarizzazione e la stessa regressione dei diritti. La lezione che arriva dai carbonari e dalle femministe militanti degli Stati Uniti è scolpita nella pietra: quando lo Stato fallisce e si fa tiranno, la salvezza non risiede nell’attesa di elezioni o riforme concesse dall’alto, ma nella costruzione intransigente, sotterranea e organizzata di una forza popolare irriducibile.
