Il conto alla rovescia negato: l’allarme dell’ONU, la pedagogia della crudeltà di Rita Segato e la resistenza delle donne
1. L’allarme dell’ONU: un orizzonte di parità rinviato al 2197
Il recente rapporto di ONU Mujeres e del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite lancia un monito che suona come una condanna storica: al ritmo attuale di progresso e stagnazione, la parità di genere globale non verrà raggiunta prima del 2197, posticipando di oltre un secolo e mezzo un traguardo che la retorica internazionale fissava originariamente per il 2030. I dati descrivono un arretramento sistemico e trasversale. Non si tratta solo di una disparità economica persistente, ma di una vera e propria perdita di potere istituzionale e politico: una su tre tra le istituzioni create specificamente per promuovere l’uguaglianza di genere ha visto ridotte le proprie risorse e capacità operative in pochissimi anni. Spazi chiave come la politica, le magistrature e i vertici aziendali continuano a registrare un repliegue della leadership femminile, intrappolati in un modello di sviluppo globale che, di fronte alle crisi e alla militarizzazione, sceglie di scaricare i costi sociali sulle spalle delle donne.
2. Le radici sistemiche e l’analisi di Rita Segato: la guerra e la pedagogia della crudeltà
Per comprendere perché questo arretramento non sia un incidente di percorso ma una reazione feroce, l’analisi dell’antropologa e femminista Rita Segato — espressa in opere fondamentali come La guerra contro le donne — offre una chiave di lettura imprescindibile. Segato spiega che il corpo delle donne non subisce una violenza casuale o marginale, ma è il primo territorio geopolitico e simbolico di conquista.
Quando il capitalismo globale entra in crisi, aumenta l’instabilità e i conflitti armati dilagano, le strutture di potere tradizionali e patriarcali ricorrono a quella che l’autrice definisce una “pedagogia della crudeltà”. Non si tratta di una semplice sopraffazione economica, ma di un linguaggio deliberato e educativo: la violenza, l’erosione dei diritti riproduttivi e la restaurazione dei ruoli di genere tradizionali vengono usati da governi autoritari, teocrazie e movimenti reazionari come collante identitario. È uno strumento per rieducare la società alla gerarchia, punire l’autonomia di chi ha osato emanciparsi e riaffermare il monopolio maschile sul potere quando tutto il resto trema.
3. Il cortocircuito della modernità e la reazione delle donne: tra consapevolezza e trappole
Questo scenario genera un cortocircuito evidente. Da un lato, le donne rappresentano oggi la componente più istruita in gran parte del pianeta — incluse ampie aree del Sud globale —, eppure restano relegate a lavori precari o a fare da ammortizzatore sociale gratuito. Sebbene molte donne siano ancora intrappolate in schemi culturali normalizzati o subalterni, la risposta collettiva si muove su binari sotterranei e implacabili.
Di fronte a un sistema che vorrebbe riprendersi con la forza i diritti conquistati, la reazione femminile assume spesso le forme di una resistenza passiva e radicale: la sottrazione. Lo dimostrano il crollo della natalità, il rifiuto di legarsi a partner inadeguati e la scelta consapevole della solitudine o di reti di mutuo soccorso esclusivamente orizzontali. Quando il vicolo cieco sociale ed economico non offre alternative, la scelta di “liquefarsi” dai circuiti del ricatto affettivo e lavorativo rappresenta un terremoto demografico ed economico che manda in tilt i modelli patriarcali basati sulla sottomissione.
4. Quali soluzioni? Dalla sottrazione alla coscienza critica
La resistenza passiva e la sottrazione salvano la vita e preservano le energie, ma da sole non bastano a ribaltare l’orizzonte del 2197. Per costruire soluzioni reali e strutturali, la teoria e la pratica politica indicano alcune direttrici fondamentali:
- Alfabetizzazione politica e rottura della normalizzazione: Trasformare l’istinto di sopravvivenza e il “sesto senso” di fronte al pericolo in una coscienza critica lucida, smettendo di giustificare le dinamiche tossiche normalizzate da secoli di cultura.
- Economia di rete e autonomia materiale: Sottrarre il proprio lavoro di cura gratuito e la propria energia vitale ai circuiti di sfruttamento, costruendo spazi economici, culturali e di solidarietà orizzontale tra donne.
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Alleanze transgenerazionali: Cucire un patto di consapevolezza tra le donne che hanno già aperto gli occhi e le generazioni più giovani, affinché l’emancipazione formale (lo studio, il lavoro) si traduca in forza politica organizzata, capace di inceppare gli ingranaggi di un sistema in decadenza.
