L’Iran tra Geopolitica e Resistenza: Cronaca di un Incontro a Hora Felix
L’incontro “L’Autorità Offesa”, svoltosi ieri a Roma, non è stato solo un convegno accademico, ma un vero e proprio crocevia di riflessioni umane e politiche. In un’epoca di narrazioni unilaterali, l’analisi del caso Iran è servita da pretesto per scoperchiare le contraddizioni della giustizia globale e delle sanzioni internazionali, grazie a un panel che ha saputo far dialogare prospettive laiche, accademiche e religiose.
La stabilità del “sistema” e la resilienza iraniana
Il Dott. Nicola Hassan Di Cola, nel suo ruolo di moderatore, ha dato il la al dibattito con un’analisi puntuale sulla “tenuta” delle istituzioni iraniane. Ha descritto la forza della Presidenza non solo come potere esecutivo, ma come simbolo di una nazione che, nonostante il dramma delle pressioni esterne, non si lascia piegare facilmente. Secondo Di Cola, l’Iran emerge come una potenza che ha imparato a navigare nel mare in tempesta delle sanzioni, dimostrando una capacità di adattamento che molti osservatori occidentali avevano sottovalutato.
A questa riflessione si è agganciato il Prof. Lorenzo Maria Pacini, che ha portato il discorso su un piano filosofico e culturale. Pacini ha esplorato come la profondità del pensiero geopolitico e la cultura italiana possano dialogare con la realtà iraniana, dipingendo l’Iran come una nazione dalla spina dorsale robusta, mossa da una forza interiore che la rende un attore instancabile e difficilmente riconducibile a schemi di sottomissione.

Il labirinto dei BRICS: interessi e contrapposizioni
Uno dei momenti più critici è stato l’intervento della sottoscritta Maddalena Celano, che ha analizzato il posizionamento dell’Iran nel contesto dei BRICS. La sottoscritta ha evitato facili entusiasmi, descrivendo l’alleanza come un organismo vivente e complesso, dove non mancano interessi contrapposti.
Particolarmente incisiva l’ analisi sul “fattore India”: l’ ambiguità di Modi, con i suoi recenti spostamenti diplomatici, mette in luce quanto sia difficile per l’Iran muoversi in un club di potenze che non sono sempre allineate e limpide. La sfida per Teheran, dunque, non è solo entrare in nuovi circoli, ma riuscire a compattare reali alleanze strategiche in uno scudo granitico contro l’isolamento imposto, navigando tra le ambizioni divergenti dei partner.
Fede e Difesa: la voce della comunità
L’incontro ha tratto grande valore aggiunto dalla partecipazione di esponenti delle comunità religiose. Il Dott. Salameh Ashour, membro della comunità palestinese e imam, ha illustrato con passione il ruolo dell’Iran nella difesa della sovranità e dei popoli della regione, leggendo l’azione di Teheran come un baluardo necessario a tutela di chi viene schiacciato dalle logiche egemoniche.
Al contempo, il dialogo si è arricchito della presenza di membri delle comunità cristiana e islamica, che hanno offerto una visione spirituale e comunitaria della resistenza iraniana. È emerso come, al di là dei tecnicismi economici, l’Iran rappresenti per molti un esempio di difesa dell’identità contro l’omologazione forzata.
Il fronte latinoamericano: l’aggressione al Venezuela
Il momento più forte della serata è stato l’intervento a sorpresa di Geraldina Colotti. La giornalista e analista ha portato la discussione sul terreno caldissimo dell’America Latina, denunciando con forza l’aggressione totale subita dal Venezuela all’inizio di questo 2026.
Colotti ha ripercorso i momenti del rapimento di Nicolás Maduro da parte delle forze americane, un atto che ha definito come il culmine di una strategia di isolamento volta a distruggere l’asse sovrano tra Caracas e Teheran. Ha spiegato come questo attacco non sia solo un colpo di stato, ma un tentativo di “amputare” i legami strategici che permettevano al Venezuela di resistere all’assedio economico grazie alla cooperazione con l’Iran. La sua testimonianza ha reso evidente che il destino di questi due paesi è indissolubile: colpire uno significa colpire l’intera architettura della resistenza multipolare.

“L’Autorità Offesa” ci lascia con una domanda aperta: quanto potrà ancora resistere il vecchio ordine mondiale di fronte a potenze che, come l’Iran, scelgono la via della sovranità nonostante il prezzo altissimo delle sanzioni? L’evento di ieri ha dimostrato che la risposta non è univoca, ma risiede nella capacità di tessere nuove alleanze in un mondo che non vuole più essere unipolare.
