Il nuovo rapporto dell’Istituto Internazionale per la Pace di Stoccolma mostra una crescita record delle spese militari mondiali. Nel mondo arabo dominano Algeria e monarchie del Golfo, mentre il Cairo registra la percentuale più bassa in rapporto al PIL.
di Chiara Cavalieri
ROMA- Il mondo continua a riarmarsi. Guerre regionali, instabilità geopolitica, rivalità strategiche e nuove sfide alla sicurezza stanno spingendo governi e alleanze internazionali ad aumentare i propri bilanci per la difesa. A confermarlo è il nuovo rapporto pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), secondo il quale nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto la cifra record di 2.887 miliardi di dollari, con un incremento del 2,9% rispetto all’anno precedente e l’undicesimo anno consecutivo di crescita.

Nel panorama arabo emergono dati particolarmente interessanti. L’Algeria si conferma il Paese che investe maggiormente nella difesa in rapporto al proprio Prodotto Interno Lordo, mentre l’Egitto occupa l’ultima posizione della classifica, registrando la percentuale più bassa tra tutti i Paesi arabi presi in esame.
Algeria in testa alla classifica
Secondo il SIPRI, nel 2025 l’Algeria ha destinato alla difesa l’8,83% del proprio PIL, una delle percentuali più elevate al mondo.
Il dato riflette l’importanza attribuita da Algeri alla sicurezza nazionale, soprattutto in un contesto regionale caratterizzato dall’instabilità del Sahel, dalla minaccia del terrorismo transfrontaliero e dalle tensioni geopolitiche che attraversano il Nord Africa.
Subito dietro si colloca l’Arabia Saudita con il 6,48% del PIL. Il Regno saudita continua a investire massicciamente nelle proprie capacità militari, sia per contrastare le minacce regionali sia per sostenere il proprio ruolo di potenza guida del Golfo.
Al terzo posto figura l’Oman con il 5,68%, seguito dal Kuwait con il 4,69% e dalla Giordania con il 4,56%.
Il Marocco si posiziona al sesto posto con il 3,54%, mentre il Bahrein raggiunge il 3,11%.
Nella seconda parte della graduatoria troviamo Mauritania (2,75%), Libano (2,51%), Tunisia (2,49%) e Iraq (2,45%).
Il caso dell’Egitto
A sorprendere maggiormente gli osservatori è però il dato relativo all’Egitto.
Il rapporto attribuisce al Cairo una spesa militare pari allo 0,61% del PIL nel 2025, la percentuale più bassa dell’intero mondo arabo.

Si tratta di un risultato che appare apparentemente in contrasto con il ruolo strategico svolto dall’Egitto nella regione.
Le Forze Armate egiziane rappresentano infatti una delle più grandi e strutturate organizzazioni militari del Medio Oriente e dell’Africa. Negli ultimi anni il Paese ha inoltre avviato importanti programmi di modernizzazione che hanno interessato marina, aeronautica, difesa aerea e capacità terrestri.
L’Egitto controlla inoltre uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta, il Canale di Suez, fondamentale per il commercio internazionale e per la sicurezza energetica globale.
Proprio per questo motivo molti analisti invitano a interpretare il dato con cautela.
La percentuale indicata dal SIPRI rappresenta infatti il rapporto tra spesa militare e PIL e non necessariamente la reale capacità militare di un Paese. Nel caso egiziano entrano in gioco diversi fattori, tra cui le modalità di finanziamento dei programmi militari, la crescita complessiva dell’economia nazionale e la complessità del sistema economico legato alle forze armate.
Un Medio Oriente che continua a investire nella sicurezza
A livello regionale il Medio Oriente ha registrato nel 2025 una spesa complessiva di circa 218 miliardi di dollari, con un incremento dello 0,1%.
L’Arabia Saudita rimane il principale investitore della regione con 83,2 miliardi di dollari, seguita da Israele che ha speso 48,3 miliardi di dollari.
La Turchia ha raggiunto i 30 miliardi di dollari, registrando una crescita del 7,2%, mentre l’Iran ha dichiarato una spesa di 7,4 miliardi di dollari, in diminuzione rispetto all’anno precedente.
Il SIPRI sottolinea tuttavia che i dati ufficiali iraniani potrebbero non riflettere completamente tutte le risorse destinate alle attività militari e di sicurezza.
La corsa globale agli armamenti
I tre maggiori spenditori mondiali restano Stati Uniti, Cina e Russia.
Washington mantiene il primato assoluto con 954 miliardi di dollari, pari a circa un terzo della spesa militare mondiale.
Pechino segue con 336 miliardi di dollari, confermando il proprio costante programma di modernizzazione delle forze armate.
La Russia occupa il terzo posto con 190 miliardi di dollari, cifra fortemente influenzata dal conflitto in Ucraina.
Particolarmente significativo è proprio il caso ucraino. Kiev ha destinato alla difesa il 40% del proprio PIL e il 63% della spesa pubblica complessiva, il livello più alto registrato nel mondo.
Nel 2025 la spesa militare ucraina ha raggiunto gli 84,1 miliardi di dollari, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Ciò ha consentito a Kiev di collocarsi al settimo posto nella classifica mondiale della spesa militare in termini assoluti, nonostante le dimensioni economiche molto inferiori rispetto a quelle delle grandi potenze.
La situazione ucraina rappresenta un caso quasi unico nella storia contemporanea. Mentre altri Stati aumentano i bilanci della difesa per rafforzare la deterrenza o modernizzare le proprie forze armate, l’Ucraina combatte una guerra esistenziale sul proprio territorio e destina alla difesa risorse che normalmente sarebbero utilizzate per sanità, istruzione, infrastrutture e sviluppo economico.
Gli stessi ricercatori del SIPRI hanno sottolineato che nel 2025 sia la Russia sia l’Ucraina hanno raggiunto livelli record di spesa militare in rapporto alla spesa pubblica complessiva, dimostrando come il conflitto continui a esercitare una pressione enorme sulle economie dei due Paesi.
Nel frattempo l’Europa ha fatto segnare l’aumento più consistente dalla fine della Guerra Fredda, con una crescita del 14%. Germania e Spagna hanno incrementato significativamente i propri bilanci militari, mentre molti Paesi della NATO hanno raggiunto o superato la soglia del 2% del PIL destinata alla difesa.
Le prospettive per il 2026
Secondo gli esperti del SIPRI, la crescita della spesa militare globale è destinata a proseguire anche nei prossimi anni.
Le guerre in corso, le tensioni tra grandi potenze, le crisi regionali e l’incertezza strategica stanno spingendo numerosi governi ad accelerare i programmi di riarmo.
In questo scenario il dato egiziano rappresenta uno degli elementi più interessanti del rapporto. Pur risultando ultimo nella classifica araba in rapporto al PIL, il Cairo continua a mantenere un ruolo centrale negli equilibri strategici del Medio Oriente, del Mediterraneo e dell’Africa, confermando che la forza di uno Stato non può essere valutata esclusivamente attraverso una singola percentuale statistica.
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