
La congiuntura internazionale che investe la Repubblica di Cuba non può essere compresa se la si isola da una prospettiva puramente locale. L’Isola caraibica affronta oggi una guerra ibrida multiforme, un’aggressione sistematica e multidimensionale orchestrata dai centri del potere imperiale statunitense, il cui obiettivo dichiarato è il soffocamento economico, la distruzione del tessuto sociale e la dissoluzione della sovranità popolare.
L’anatomia del blocco: La linea dura e l’assedio energetico
Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba rappresenta una violazione massiccia, continuata e sistematica dei diritti umani di un intero popolo, configurandosi nei fatti come un vero e proprio genocidio silenzioso. Questo blocco criminale, inasprito in modo draconiano durante l’amministrazione Trump attraverso l’applicazione extraterritoriale della legge Helms-Burton e l’inserimento arbitrario dell’isola nella lista dei paesi sponsor del terrorismo, ha stretto una morsa asfissiante sull’economia cubana.
La strategia dell’imperialismo statunitense è chirurgica: colpire i settori vitali per provocare il collasso sociale. Il blocco energetico impedisce l’approvvigionamento regolare di combustibile, penalizza l’importazione di pezzi di ricambio per le centrali elettriche e strangola la catena logistica nazionale. Il risultato tangibile di questa politica criminale si traduce nelle quotidiane interruzioni del servizio elettrico, nella scarsità d’acqua potabile, nella paralisi dei trasporti e nella penuria di beni essenziali. Non si tratta di “inefficienze strutturali”, ma dell’effetto calcolato di un piano volto a sfinire la popolazione e logorarne la resilienza.
La risposta militare e tecnologica dell’Impero: Il cavallo di troia digitale
Mentre si strangola l’economia cubana negandole l’accesso a piattaforme digitali e tecnologie di base, i medesimi centri di potere promuovono l’infiltrazione surrettizia di strumenti di destabilizzazione geopolitica. Le costellazioni satellitari e le infrastrutture di comunicazione avanzate finanziate dal Pentagono agiscono in realtà come un vero e proprio cavallo di Troia tecnologico.
Presentate ipocritamente come servizi di connettività globale, queste reti digitali celano la capacità di eludere le barriere nazionali e di offrire comunicazioni resistenti, configurandosi come strumenti di ingerenza senza precedenti. L’inondazione clandestina di terminali e dispositivi a Cuba — contrabbandati all’interno di pannelli solari, componenti automobilistiche o spedizioni umanitarie — risponde a una logica di guerra ibrida volta a frammentare il monopolio statale delle telecomunicazioni, creare strutture di potere alternative e gettare le basi per una piattaforma di coordinamento operativo in caso di aperta aggressione. Di fronte alla violazione flagrante della sovranità territoriale, la risposta cinica dei monopolisti digitali conferma che il suo potere si pone deliberatamente al di sopra delle leggi degli Stati sovrani.
La solidarietà militante: Un percorso di lotta tra collettivo e individuale
La risposta a questo disegno criminale non può che essere politica, collettiva e internazionalista. La mia permanenza a Cuba, dal 26 luglio al 16 agosto, mi ha permesso di vivere dall’interno la trincea della resistenza antimperialista. Sebbene l’80% delle mie attività sia stato strettamente inquadrato nel programma della Brigata Internazionale Europea José Martí, ho scelto di affiancare a questo impegno un percorso personale, autonomo e fortemente personalizzato.
Ovviamente un’intera brigata internazionale non poteva trovare ospitalità privata: per questo motivo, sono stata io personalmente ospite della professoressa Irina Bajini per la settimana precedente all’inizio delle attività ufficiali della brigata. Il percorso collettivo ha visto poi tappe di grande rilievo politico e culturale: dopo il soggiorno logistico presso l’Hotel Parque Central a L’Avana, il gruppo si è trasferito nella regione centrale di Santa Clara, risiedendo in una suggestiva struttura alberghiera radicata nella memoria storica, realizzata con i tradizionali bohío e dedicata alla cultura indigena Taino. L’esperienza nel campo specifico di Caimito è stata invece vissuta dagli altri brigatisti per il lavoro volontario, mentre io ho scelto di personalizzare la conclusione del mio viaggio. Ho infatti trascorso gli ultimi tre giorni a L’Avana Vecchia, recandomi spesso all’Hotel Nacional de L’Avana per mantenere vivi e saldi i contatti con due miei nuovi amici iraniani presenti nella struttura, testimoniando così anche il mio impegno costante e la mia solidarietà militante nei confronti del popolo iraniano e delle sue lotte contro l’imperialismo.

Una reazione rivoluzionaria e creativa: L’integrazione profonda e la proposta per il futuro
Cuba ha il pieno e inalienabile dovere storico di rispondere a questo genocidio silenzioso e a queste forme subdole di aggressione tecnologica. Ma la reazione deve essere creativa, audace e profondamente rivoluzionaria, fondata su un’ulteriore e radicale integrazione delle forme di solidarietà internazionale.
Il modello della cooperazione deve evolversi per rispondere alle drammatiche urgenze materiali del Paese, strutturandosi attraverso direttrici operative non più episodiche ma strutturali:
- Integrazione sanitaria e approvvigionamento farmaceutico: È indispensabile che le brigate e le reti di solidarietà internazionale non si limitino alla presenza politica, ma diventino canali permanenti e protetti per l’invio massiccio di medicinali salvavita, presidi chirurgici, materie prime farmaceutiche e il supporto diretto di personale chimico e medico, per contrastare il blocco che strangola il settore della salute.
- Selezione tecnica e scientifica dei brigatisti: È urgente reclutare specialisti dotati di competenze tecniche, ingegneristiche, meccaniche e informatiche, capaci di affiancare i lavoratori cubani nella gestione e nella manutenzione delle infrastrutture critiche messe a dura prova dal blocco.
- Sovranità energetica diffusa e pannelli solari pieghevoli: Le brigate internazionali devono trasformarsi in vettori di transizione energetica dal basso. Dobbiamo promuovere una mobilitazione per raccogliere, trasportare e installare sul campo pannelli solari di ogni dimensione, con particolare attenzione ai dispositivi leggeri e pieghevoli, ideali per garantire autonomia energetica decentralizzata a scuole, ospedali e cooperative.
- Incentivi per un internazionalismo prolungato e valorizzazione latinoamericana: Il governo cubano e le istituzioni preposte, come l’ICAP, dovrebbero istituire un programma speciale di accoglienza per i brigatisti, prevedendo la messa a disposizione di strutture dedicate (come campeggi o spazi ricettivi a costi simbolici o gratuiti) per chi sceglie di dedicare periodi estesi al lavoro produttivo e alla ricostruzione materiale del Paese. In questa prospettiva, occorre potenziare e valorizzare in modo particolare il ruolo delle brigate latinoamericane, la cui vicinanza culturale, politica e geografica rappresenta un moltiplicatore strategico di unità antimperialista e di integrazione continentale profonda.

La soluzione delle ciclofficine popolari e la mobilità elettrica: Un’idea concreta per il futuro di Cuba
All’interno di questa visione strategica e rivoluzionaria, propongo con forza una mia intuizione diretta, un’idea nata sul campo per offrire risposte immediate e strutturali: l’istituzione di ciclofficine popolari e officine di assemblaggio. Questa proposta si configura come un’iniziativa a costo zero — o quasi — per lo Stato, capace di partire subito per fronteggiare la gravissima emergenza dei trasporti che sta asfissiando il Paese, assumendone pienamente il rischio e la visione progettuale.
Il governo cubano ha il dovere di agire adesso, integrando nelle brigate e nei flussi di cooperazione non solo medici e chimici, ma anche ingegneri elettronici, informatici, esperti in assemblaggio di computer e meccanici specializzati nella riparazione e nell’assemblaggio di motorini, moto e biciclette.
A lungo andare, questa intuizione non risolverà soltanto l’emergenza quotidiana della mobilità, ma diventerà per lo Stato cubano un concreto introito economico, una nuova forma di entrata finanziaria e un investimento strategico. Così come Cuba è diventata famosa in tutto il mondo per le sue iconiche auto d’epoca — mantenute miracolosamente in vita, trasformate in simboli di resistenza e oggi attrazione turistica globale —, allo stesso modo il Paese può costruire una nuova identità e una nuova forma d’attrazione internazionale puntando sui motorini elettrici, sulle moto e sulla mobilità sostenibile assemblata localmente. Imparando ad assemblare i pezzi, a innovare e a creare veicoli elettrici particolari e resistenti, Cuba può diventare nel tempo un hub di ingegneria ecologica e di mobilità alternativa, un modello ammirato in tutto il mondo e capace di generare un notevole introito economico per il futuro della nazione.
Gestione ecologica dei rifiuti e riciclo rivoluzionario: trasformare l’emergenza in risorsa
Un altro nodo cruciale che richiede un cambio di passo immediato riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti. Quando sono arrivata a L’Avana, a causa delle gravi difficoltà logistiche e della mancanza temporanea dei contenitori idonei, ho riscontrato la presenza di cumuli di rifiuti per le strade, una situazione che ha inevitabilmente generato criticità igienico-sanitarie. Sebbene l’amministrazione sia poi intervenuta rimuovendo progressivamente i rifiuti e restituendo alla città il suo decoro, emerge chiaramente una cattiva abitudine che rischia di radicarsi tra la popolazione: quella di disfarsi dei materiali gettandoli direttamente per strada.
Cuba non deve limitarsi a raccogliere o, peggio ancora, a bruciare i rifiuti: deve attuare una politica radicale e virtuosa di riciclo totale, trasformando ogni scarto in materia prima preziosa per l’economia e la didattica popolare. In particolare:
- Il riciclo dell’alluminio: Le lattine e i residui in alluminio devono essere raccolti e riutilizzati sia all’interno delle ciclofficine popolari per modellare e creare pezzi di ricambio artigianali data la malleabilità del metallo, sia per alimentare l’artigianato locale, realizzando piccoli pupazzi, modellini e oggetti d’arte identitari.
- Il riciclo del cartone e la carta pesta: Il cartone di scarto, opportunamente trattato e bagnato, può essere trasformato in carta pesta. Questo materiale rappresenta una risorsa straordinaria e a costo zero che può essere impiegata nelle scuole, negli asili e nelle accademie d’arte per laboratori creativi, sculture, opere scenografiche e modellini didattici, unendo l’educazione ecologica alla produzione artistica.
- Il riciclo della plastica e di altri materiali: L’intera filiera del recupero deve essere strutturata come un settore produttivo autonomo, capace di coinvolgere le scuole, i comitati di quartiere (i CDR) e le strutture comunitarie.
La sfida che abbiamo di fronte è epocale. Se l’impero cerca di penetrare le coste cubane con il cavallo di Troia della sua tecnologia predatoria e delle sue sanzioni mortifere, la risposta dei popoli liberi deve essere la costruzione di una solida muraglia di intelligenza collettiva, cooperazione tecnica, supporto medico, ciclofficine popolari, riciclo creativo e militanza rivoluzionaria.

