Quindici comunità religiose unite in un impegno comune per la pace, il dialogo e il bene comune. Il documento consegnato al Presidente Sergio Mattarella segna una nuova tappa nel percorso del pluralismo religioso italiano.
A cura di Chiara Cavalieri
ROMA – La capitale è stata teatro di un importante momento istituzionale e simbolico per il dialogo interreligioso in Italia. Il 25 giugno, presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma, i rappresentanti delle principali comunità religiose presenti nel Paese hanno sottoscritto il documento intitolato “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”, un Patto che formalizza un percorso di collaborazione avviato negli ultimi anni e che punta a rafforzare il contributo delle religioni alla costruzione del bene comune.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, una delegazione dei firmatari è stata ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale è stata consegnata una copia ufficiale del Patto.

Un’alleanza tra le realtà religiose
Il documento è stato sottoscritto da quindici organismi rappresentativi delle principali confessioni religiose presenti in Italia:
- Assemblea dei Rabbini d’Italia;
- Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia;
- Centro Islamico Culturale d’Italia;
- Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS);
- Confederazione Islamica Italiana;
- Conferenza Episcopale Italiana (CEI);
- Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia;
- Istituto Tevere;
- Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia;
- Sikhi Sewa Society;
- Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai;
- Unione Buddhista Italiana;
- Unione delle Comunità Ebraiche Italiane;
- Unione delle Comunità Islamiche d’Italia;
- Unione Induista Italiana.

Una rappresentanza estremamente ampia che testimonia il crescente livello di collaborazione tra le diverse tradizioni religiose operanti nel nostro Paese.
Un Patto nato dal Cammino sinodale
L’iniziativa rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2023 nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
Da allora i leader religiosi si sono incontrati periodicamente presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, confrontandosi sul ruolo che le comunità di fede possono svolgere nello spazio pubblico come strumenti di dialogo, pace e coesione sociale.
Dal 2024 il progetto si è arricchito anche della partecipazione di giovani delegati appartenenti alle diverse confessioni, oggi protagonisti di iniziative territoriali dedicate alla conoscenza reciproca e alla promozione della convivenza.
Nove impegni per costruire una società più inclusiva
Nel preambolo del documento, i firmatari riconoscono la complessità di vivere oggi la propria fede in una società secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, attraversata da conflitti, estremismi e fenomeni di strumentalizzazione religiosa.

(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
Per questo motivo il Patto individua nove impegni e nove azioni concrete, tra cui:
- promuovere la pari dignità di tutte le religioni davanti allo Stato;
- favorire un dialogo costruttivo tra religione, laicità e politica;
- contrastare ogni forma di estremismo e discriminazione;
- valorizzare il contributo delle religioni allo sviluppo materiale e spirituale della società;
- promuovere una cultura della pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sulla consapevolezza dell’appartenenza a un’unica famiglia umana.
L’obiettivo dichiarato è trasformare il pluralismo religioso in una risorsa per la società italiana.
Zuppi: “L’ascolto reciproco è la strada”
Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, ha definito la firma del Patto il frutto maturo di un lungo cammino.
Secondo Zuppi, l’ascolto dell’altro e la conoscenza reciproca, liberi da pregiudizi e stereotipi, rappresentano la chiave per valorizzare il patrimonio umano e spirituale custodito da ogni tradizione religiosa.
“La firma del Patto è il frutto maturo di un percorso che ha consolidato in noi la certezza che la via
dell’ascolto dell’altro e della conoscenza reciproca – spogliata da pregiudizi e luoghi comuni – sia la
chiave per valorizzare quel patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta in sé.
Consegnare questo Patto nelle mani del Presidente Mattarella ha, per le nostre Comunità e per l’intera Nazione,
un valore inestimabile nel complesso contesto geopolitico che stiamo attraversando. La “Via italiana
del dialogo” vuole essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso
esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura
– un nemico.
Al contrario, desideriamo riflettere con apertura sui valori comuni per edificare una
comunità civile che riconosca, pur nelle sue diversità, il senso di un impegno corale per una società
più giusta, accogliente e inclusiva”, afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e
Presidente della CEI.

In un contesto internazionale caratterizzato da guerre, radicalizzazioni e polarizzazioni, il cardinale ha sottolineato come la “Via italiana del dialogo” voglia offrire un modello concreto di convivenza fondato sulla collaborazione e sulla ricerca dei valori comuni.
Mattarella: “Il dialogo tra le religioni rafforza la democrazia e il bene comune”
Ricevendo nel pomeriggio al Quirinale i rappresentanti delle comunità religiose firmatarie del Patto, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa, definendola un messaggio di grande valore in un periodo segnato da tensioni e conflitti internazionali.

(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
Il Capo dello Stato ha ricordato come la Costituzione italiana riconosca la libertà religiosa, la pari dignità delle confessioni e la laicità dello Stato quali pilastri della democrazia, sottolineando che il dialogo sincero tra le diverse fedi rappresenta uno strumento essenziale per contrastare ogni forma di intolleranza.
Mattarella ha inoltre condannato con fermezza la strumentalizzazione della religione per alimentare odio, guerre ed estremismi, definendola «un’impostura che avvelena e uccide l’anima», e ha ribadito che il confronto tra le tradizioni religiose costituisce un prezioso contributo alla costruzione del bene comune, della pace e della coesione sociale.
Richiamando anche il ruolo storico del Mediterraneo come spazio d’incontro tra popoli, culture e religioni, il Presidente ha invitato a tradurre questi principi in azioni concrete, riconoscendo nel Patto sottoscritto un importante esempio di responsabilità civile e di convivenza democratica.
Le voci delle comunità religiose
Molto significativi anche gli interventi dei rappresentanti delle diverse confessioni.
Per l’Assemblea dei Rabbini d’Italia, il vicepresidente Giuseppe Momigliano ha evidenziato come il Patto permetta di riconoscere valori etici condivisi e di rafforzare l’impegno comune nella tutela della dignità umana e della responsabilità verso il creato.

(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
La segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia, Cristin Cappelletti, ha parlato della diversità religiosa come di una ricchezza indispensabile per costruire una società coesa e capace di affrontare le sfide contemporanee.
Particolarmente intensa anche la riflessione di Amina Croce, responsabile giovani della COREIS, che ha sottolineato il valore simbolico della presenza di giovani italiani appartenenti alle diverse religioni, uniti nel testimoniare che fede e cittadinanza sono pienamente compatibili e che ogni forma di odio religioso deve essere contrastata.
Le religioni contro odio e strumentalizzazioni
Un tema ricorrente nelle dichiarazioni dei firmatari riguarda la crescente preoccupazione per l’utilizzo della religione come giustificazione di conflitti, violenze e discorsi d’odio.
Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ha ribadito che il dialogo, la pace, la giustizia sociale e la tutela dei diritti rappresentano oggi un impegno ancora più urgente.
Analoga posizione è stata espressa dalla Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, che ha ribadito la volontà di contribuire alla coesione sociale attraverso il rispetto reciproco e la collaborazione tra le comunità religiose.

(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
Anche le organizzazioni buddhiste hanno sottolineato come il dialogo rappresenti l’unica strategia efficace per costruire una convivenza pacifica e responsabile.
Un segnale importante per l’Italia
La consegna del Patto al Presidente della Repubblica conferisce al documento un forte valore istituzionale.
Pur non avendo natura normativa, esso rappresenta un impegno pubblico delle comunità religiose italiane a proseguire il dialogo, rafforzare la collaborazione e promuovere una cultura della pace in una fase storica segnata da tensioni internazionali, conflitti identitari e crescente polarizzazione.
L’iniziativa dimostra come le religioni, pur nella diversità delle rispettive tradizioni teologiche, possano trovare un terreno comune nella difesa della dignità della persona, della libertà religiosa, della giustizia sociale e della coesione civile.
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