Ro. Ro. – Non pochi descrivono l’intelligence israeliana come un meccanismo in grado di influenzare, se non pilotare, il corso della guerra e della pace, e non solo nel teatro mediorientale. Di certo, il Mossad è concentrato con assoluta priorità nelle questioni Gaza/Cisgiordania, Libano, Iran, progetto espansionistico “Grande Israele”, che comporta la eliminazione di chiunque si frapponga.
Non è un segreto che la demolizione dell’Asse della Resistenza sia uno degli obiettivi principali dell’agenzia diretta da David Barnea (foto).
Le indiscrezioni però trapelano, dalla lotta contro Hezbollah, allo spionaggio del Pentagono, alla guerra avviata lo scorso 28 febbraio con l’operazione Epic Fury, senza tralasciare i piani segreti volti a fermare il programma nucleare iraniano. È poi lecito pensare che molte operazioni, cominciate con la guerra a Gaza e con l’aggressione all’Iran, non siano certamente finite, sebbene David Barnea sia alla fine del proprio mandato e vige l’assoluto riserbo su un eventuale “rinnovo del contratto” o su un eventuale successore.
Barnea ha diretto il Mossad per cinque anni, durante i quali, oltre ai due conflitti contro Teheran, Israele ha “organizzato” la messa in scena del 7 ottobre per scatenare il massacro di massa a Gaza e in Libano, fino ad arrivare a colpire i leaders delle due organizzazioni sostenute da Teheran, Hamas e Hezbollah appunto.
Uno dei maggiori successi del Mossad è rappresentato proprio dall’uccisione di Hassan Nasrallah, carismatico capo di Hezbollah per oltre 30 anni, la cui eliminazione, il 27 settembre del 2024, è avvenuta con il lancio di 85 bombe sganciate dagli aerei delle forze di Tsahal a Beirut, per altro pochi giorni dopo la macchinosa operazione in cui sono stati usati esplosivi impiantati nei dispositivi di comunicazione dei membri di primo piano di Hezbollah.
Il Mossad ha impiegato circa dieci per arrivare a Nasrallah. Un risultato, come avvenuto più di recente in Iran, ottenuto grazie al contributo fornito dalle risorse di Tel Aviv sul campo: agenti locali al servizio dell’intelligence israeliana, oltre a iraniani che lavorano con Hezbollah. Tali contatti infatti hanno dovuto spesso dirigersi direttamente in aree appena bombardate dall’IDF, spesso per effettuare una valutazione dei danni causati dai raid, o per piazzare i dispositivi che hanno aiutato a rintracciare e uccidere Hassan Nasrallah.
Barnea aveva bisogno di conoscere l’esatta ubicazione del bunker e della posizione di Hezbollah nell’area fortificata. Nel 2025, Tel Aviv ha insignito questi agenti di un riconoscimento ufficiale per il loro insostituibile lavoro, le cui identità sono ancora coperte dal massimo segreto.
Altre rivelazioni riguardano più da vicino la lotta nell’ombra di Tel Aviv contro l’Iran. Nel corso degli anni il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha presieduto a riunioni con Mossad e IDF per cercare di fermare il programma nucleare della Repubblica Islamica. In un primo momento, avrebbe assegnato agli 007 la responsabilità principale di sventare la minaccia di Teheran. Il piano prevedeva che l’agenzia di intelligence israeliana guidasse un’operazione per distruggere simultaneamente gran parte del programma nucleare iraniano.Nel 2024 però Netanyahu decise che questo piano era troppo ambizioso e irrealistico. In particolare, fonti vicine a Barnea affermano che l’operazione non sarebbe andata avanti anche perché nessuno credeva che decine di agenti locali, quindi iraniani, potessero essere impiegati in una missione così estesa senza far trapelare informazioni. Inoltre, nel frattempo, la strage del 7 ottobre aveva distolto risorse, tempo e attenzione verso Gaza.
Stesso discorso per quanto riguarda l’operazione che ha portato alla eliminazione del capo di Hamas, Ismail Haniyeh, ucciso a Teheran il 31 luglio 2024, dove si trovava per partecipare alla cerimonia d’insediamento del presidente Masoud PEzweshkian. Poche ore dopo la sua morte, Hamas dichiarò che Haniyeh era stato ucciso da un “attacco aereo sionista” sulla sua residenza, insieme a una delle sue guardie del corpo. Qualche giorno dopo, il New York Times affermò che Haniyeh era stato ucciso da una bomba piazzata due mesi prima nella camera dell’edificio dove era ospitato e fatta detonare da remoto dopo aver avuto la conferma della sua presenza. La Guardia della Rivoluzione Islamica affermò invece che Haniyeh fu ucciso da “un proiettile a corto raggio che trasportava circa 7 kg di materiali esplosivi” lanciato dall’esterno dell’edificio in cui alloggiava, mentre stava conducendo i negoziati con Israele in merito a un cessate il fuoco. Il 23 dicembre 2024, Israele ammise di essere dietro all’assassinio di Ismail Haniyeh. E la lista potrebeb continuare a lungo.
Non meno impressionanti le indiscrezioni che riguardano la missione Epic Fury e che chiamano in causa l’alleato americano. Le già menzionate fonti vicine al direttore del Mossad sostengono che, “per molti versi”, gli Stati Uniti sono stati gli ideatori del piano di rovesciare il regime degli ayatollah utilizzando i curdi al fine di avviare un’offensiva di terra. Israele era pronto a fornire supporto aereo ai curdi, i quali avevano ricevuto sia da Tel Aviv che da Washington armi e addestramento militare.
Non è ancora del tutto chiaro se il presidente americano Donald Trump sia stato convinto a porre il veto sull’operazione da alcuni dei più alti funzionari della sua amministrazione o dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Fonti israeliane hanno accusato elementi di spicco all’interno della Casa Bianca di aver fatto trapelare il piano a Erdogan, permettendo così al leader turco di contattare per tempo il suo omologo statunitense e fermare il piano. In molti indicano che l’autore della soffiata sarebbe stato il vicepresidente J.D. Vance. Un’insinuazione smentita dal diretto interessato.
Quanto alla ricostruzione, apparsa sui media nelle scorse settimane, secondo cui sarebbe stato il direttore del Mossad, a febbraio, a convincere il fulvo Trump che il regime iraniano sarebbe crollato subito, Barnea avrebbe precisato di non aver mai assicurato un tale esito in tempi così rapidi. Per il capo uscente dell’agenzia di intelligence israeliana, la caduta della dittatura islamica è un effetto che potrebbe verificarsi ad un anno di distanza, o più, dalla fine della guerra. Ad una condizione: che Donald “the blond” mantenga una forte pressione sull’Iran…e pare che il Mossad sia ancora convinto che andrà così.
