Roberto Roggero – Un intervento di chiusura dei lavori che senza dubbio sarà ricordato, quello di Pedro Sanchez al Vertice di Barcellona, dove si sono riuniti i capi di stato e ministro provenienti dai Paesi del fronte anti-imperialista americano e israeliano, cioè la Global Progressive Mobilization Conference, fra cui Luiz Ignacio Lula Da Silva per il Brasile, Claudia Scheimbaum per il Messico (notoriamente restia ai viaggi all’estero), e poi i rappresentanti di Colombia, Sudafrica, Uruguay, Albania e Lituania, oltre ai leader di Barbados e Capo Verde, alla presidente irlandese Catherine Connolly, António Costa, presidente del Consiglio Europeo, e i vicepresidenti e vicecancellieri di Regno Unito, Germania e Austria, e altri ancora, provenienti da quattro continenti, e con la determinata esclusione di rappresentanti americani e soprattutto israeliani, e dei loro sostenitori.
Un discorso che andrebbe stampato sui libri di testo a scuola, perché i giovani, che sono il futuro, possano valutare, comprendere e decidere: “L’orgoglio. Recuperare l’orgoglio! Perché per anni la destra e l’estrema destra hanno provato a trasformare la nostra identità in un insulto. ‘Zurdos’ ci chiamano in Argentina, ‘progres’ ci chiamano in altre parti del mondo, pacifisti, ‘charos’ in Spagna chiamano le femministe, rossi quelli di sinistra, verdi gli ecologisti. Tutto questo ci rinfacciano. Persino l’Agenda 2030, approvata da 193 Paesi in seno alle Nazioni Unite, per loro è una presunta Agenda woke. Hanno provato e riprovato a farci vergognare delle nostre idee e della nostra storia. Ma sapete una cosa? È finita. Finisce oggi. A Barcellona, il 18 aprile 2026, la vergogna cambia lato. È finita. La vergogna cambia lato e lo farà per sempre. Da adesso in poi, la vergogna è per loro. Per chi tace davanti all’ingiustizia, la vergogna per chi sfrutta i lavoratori e le lavoratrici, per chi criminalizza chi è diverso, per chi trasforma i diritti in merce, per chi difende i privilegi delle élite, per chi sostiene la guerra e la violenza a Gaza, in Cisgiordania, in Ucraina, in Libano, in Medio Oriente. La vergogna per loro. Per noi l’orgoglio. Per noi, l’orgoglio di essere pacifisti perché amiamo la pace. L’orgoglio di essere ecologisti perché vogliamo un pianeta vivibile per i nostri figli. L’orgoglio di essere sindacalisti perché vogliamo diritti per i lavoratori e le lavoratrici. L’orgoglio di essere femministi perché vogliamo vivere in una società senza violenza. L’orgoglio di essere di sinistra, di essere socialisti, di essere socialdemocratici e progressisti. Perché il progressismo oggi è più necessario che mai! L’orgoglio di spingere per un modello economico più giusto. L’orgoglio di rafforzare i servizi pubblici, l’uguaglianza tra uomini e donne, l’orgoglio di difendere società aperte, società aperte, che accolgono chi è costretto ad abbandonare il proprio Paese per cercare una vita migliore. Qui in Spagna stiamo approvando e portando avanti un processo di regolarizzazione di mezzo milione di immigrati. E voglio dire alla destra e all’ultradestra che si oppongono: la Spagna è figlia della migrazione e non sarà madre della xenofobia. L’orgoglio, amici e amiche, di stare dalla parte giusta della storia, di difendere il diritto internazionale, di difendere la pace, di gridare mille volte sì alla pace e no alla guerra!”.
Per capire l’importanza di questo vertice, occorre guardare al quadro internazionale degli ultimi mesi. Donald Trump ha lanciato un’offensiva militare contro l’Iran senza consultare né le Nazioni Unite né i tradizionali alleati occidentali, rompendo di fatto le regole del sistema multilaterale costruito dopo il 1945. A questo si aggiunge la sua pressione sui paesi NATO affinché portino la spesa militare al 5% del PIL, una richiesta che Sánchez ha respinto apertamente.
In questo clima, Sánchez ha deciso di fare una mossa ambiziosa, trasformando Barcellona nell’epicentro di un’alleanza progressista globale che cerca di costruire un racconto alternativo di fronte all’ascesa della destra, simboleggiata da figure come Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Il blocco progressista di Barcellona nasce come fronte internazionale in risposta all’avanzata dell’autoritarismo e della disinformazione, con l’obiettivo di proteggere il sistema dei diritti umani.
