di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- La scelta del nuovo leader di Hamas si sta trasformando in una questione geopolitica di primo piano, coinvolgendo direttamente alcune delle principali potenze del Medio Oriente. Secondo fonti riportate dalla piattaforma israeliana in lingua ebraica “Behedrei Haredim”, è in corso un confronto serrato tra Qatar, Turchia ed Egitto sull’identità del prossimo capo dell’ufficio politico del movimento palestinese.

Al centro della contesa vi sono due figure chiave: Khaled Meshaal, storico leader dell’ala esterna di Hamas, e Khalil al-Hayya, esponente di spicco della leadership interna alla Striscia di Gaza.
UNA COMPETIZIONE TRA VISIONI POLITICHE
La contrapposizione tra questi due candidati riflette non solo equilibri interni al movimento, ma anche differenti visioni strategiche sostenute dagli attori regionali. Qatar e Turchia spingono con decisione per il ritorno di Meshaal, che ha guidato l’ufficio politico di Hamas dal 1996 al 2017 e mantiene solidi rapporti con Doha e Ankara. La sua figura rappresenta una leadership esterna, con una forte proiezione internazionale.
Di segno opposto la posizione dell’Egitto, che sostiene Khalil al-Hayya. Il Cairo privilegia una leadership radicata a Gaza, ritenuta più sensibile alle dinamiche locali e potenzialmente più aperta al dialogo con le autorità egiziane, che da anni svolgono un ruolo chiave nei negoziati e nelle mediazioni legate alla Striscia.
IL FATTORE IRAN E GLI EQUILIBRI INTERNI
A complicare ulteriormente il quadro vi è il ruolo dell’Iran, che mantiene una posizione prudente nei confronti di Meshaal. In passato, infatti, l’ex leader si era opposto all’espansione dell’influenza iraniana all’interno del movimento.
Questo elemento rende più appetibile, per alcuni settori, una leadership alternativa, maggiormente allineata all’asse della resistenza sostenuto da Teheran. In tale contesto, anche la figura di Ismail Haniyeh continua a rappresentare un punto di riferimento per chi intende mantenere il baricentro decisionale all’interno di Gaza.
UN MOMENTO CRITICO PER HAMAS
La battaglia per la successione arriva in una fase estremamente delicata. La Striscia di Gaza è ancora segnata dalle conseguenze della recente guerra con Israele, che ha provocato distruzioni diffuse e una crisi umanitaria profonda.
Parallelamente, i negoziati condotti al Cairo per il disarmo di Hamas procedono a rilento, mentre Israele sta valutando possibili scenari operativi in caso di ripresa delle ostilità. In questo contesto, la futura leadership sarà chiamata ad affrontare sfide decisive, che riguardano non solo la gestione interna del movimento, ma anche i rapporti con gli attori regionali e internazionali.
UNA SCELTA CHE RIDISEGNA LA REGIONE
La nomina del nuovo capo dell’ufficio politico non rappresenta quindi un semplice passaggio interno, ma un evento destinato a influenzare gli equilibri del Medio Oriente nei prossimi anni.
Da un lato, Qatar e Turchia puntano a rafforzare la propria influenza attraverso una figura consolidata come Meshaal. Dall’altro, l’Egitto mira a consolidare un ruolo centrale nella gestione del dossier Gaza, sostenendo una leadership più vicina al territorio e alle sue dinamiche.
Sul fondo, l’Iran osserva con attenzione, pronto a sostenere un’opzione che garantisca continuità con la propria strategia regionale.
La competizione per la guida di Hamas evidenzia come il movimento palestinese sia oggi al centro di una complessa rete di interessi geopolitici. La scelta del nuovo leader non determinerà soltanto l’orientamento politico e militare dell’organizzazione, ma inciderà profondamente sugli equilibri tra le potenze regionali.
𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 © 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐫𝐢𝐝𝐚𝐧𝐮𝐬 – 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐢

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