Aveva appena undici anni quando e’ stato reclutato dall’intelligence del Cairo nel Sinai occupato. Saleh Attia ha utilizzato pecore, polli e uova come copertura per avvicinarsi alle postazioni israeliane, raccogliendo informazioni militari e arrivando, alla vigilia della Guerra d’Ottobre del 1973, a piazzare decine di dispositivi di intercettazione.
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO– Tra le numerose storie legate alla Guerra d’Ottobre del 1973 e al ruolo svolto dagli abitanti del Sinai durante gli anni dell’occupazione israeliana, quella di Saleh Attia è certamente una delle più sorprendenti.
La vicenda è stata riproposta dai media egiziani, tra cui Cairo 24, in occasione delle celebrazioni della vittoria egiziana dell’ottobre del 1973.
Saleh viveva con la propria famiglia in una modesta abitazione beduina nei pressi di un pozzo nel Sinai. La sua quotidianità era quella di molti bambini della zona: pascolava le pecore, si occupava dei polli e raccoglieva le uova che poi vendeva.
La Guerra dei Sei Giorni del giugno 1967 cambiò radicalmente la sua vita. Dopo la sconfitta egiziana e l’occupazione israeliana della penisola del Sinai, la famiglia di Saleh si ritrovò a vivere in prossimità delle postazioni militari israeliane.
Il padre del bambino, lo sceicco Attia, fu obbligato a fornire alcuni rifornimenti e servizi agli accampamenti presenti nella zona. Una circostanza che consentì alla famiglia di conoscere da vicino movimenti e abitudini delle truppe.
L’incontro con l’ufficiale dell’intelligence egiziana
La svolta sarebbe arrivata nel 1968.
La Direzione generale dell’intelligence egiziana stava cercando di costruire una rete di informatori nel Sinai occupato, indispensabile per conoscere gli spostamenti delle forze israeliane e raccogliere informazioni sulle loro installazioni.
Un ufficiale egiziano raggiunse l’abitazione della famiglia travestito da beduino. Si presentò come un viaggiatore assetato e stanco in cerca di ospitalità.Il suo obiettivo iniziale fu quello di reclutare il padre di Saleh.
Durante la permanenza nella casa, tuttavia, l’ufficiale noto’ nel bambino una straordinaria capacità di osservazione, una memoria particolarmente sviluppata e una notevole prontezza di spirito. Inoltre, proprio la giovane età gli avrebbe consentito di muoversi nelle vicinanze delle installazioni militari suscitando meno sospetti rispetto a un adulto.
Con il consenso del padre, iniziò così la preparazione del giovane Saleh.
Saleh fu sottoposto a un addestramento segreto: imparò a osservare e memorizzare dettagli, riconoscere equipaggiamenti e gradi militari, ricordare percorsi e ricostruire la disposizione delle installazioni.
Nel 1969, all’età di appena undici anni, fu formalmente impiegato nelle attività informative egiziane.
La sua copertura era apparentemente perfetta proprio perché coincideva con la sua vita quotidiana.
Saleh continuava a pascolare le pecore e a vendere le uova. Queste attività gli avrebbero consentito di avvicinarsi alle postazioni israeliane senza destare particolari sospetti.
Il ragazzo riuscì progressivamente a entrare in contatto con quattro campi militari israeliani nel Sinai.
Le informazioni raccolte riguardavano aspetti di notevole importanza militare: percorsi sicuri attraverso le zone minate, posizione degli alloggiamenti, depositi di armi e munizioni, artiglieria pesante, generatori elettrici e serbatoi d’acqua.
Osservo’ inoltre il numero dei militari presenti, i diversi sistemi d’arma e soprattutto i turni delle sentinelle e le rotazioni delle unità.
La missione dei 55 dispositivi di intercettazione
Il capitolo più spettacolare della storia riguarda però il settembre 1973, poche settimane prima dell’inizio della guerra.
Secondo quanto riportato dalle fonti giornalistiche egiziane che hanno ricostruito la vicenda, a Saleh fu affidata una missione estremamente delicata: introdursi negli uffici e nelle strutture di comando israeliane e collocare dispositivi destinati all’intercettazione delle comunicazioni.
Il numero riportato è impressionante: 55 dispositivi.
Le apparecchiature avrebbero permesso di raccogliere comunicazioni e informazioni sulle attività dei comandi israeliani e di trasmettere elementi utili alla parte egiziana durante la fase preparatoria della Guerra d’Ottobre.
La famiglia trasferita segretamente
Con l’avvicinarsi della guerra e l’aumento dei rischi, la posizione di Saleh divento’ sempre più pericolosa.
Secondo le cronache, le autorità egiziane decisero quindi di mettere al sicuro la sua famiglia, trasferendola segretamente dal Sinai verso il Cairo. Alcune ricostruzioni indicano come destinazione Mit Abu El-Kom, località del governatorato di Menoufia strettamente legata alla famiglia del presidente Anwar Sadat.
Il 6 ottobre 1973, Egitto e Siria lanciarono l’offensiva contro le forze israeliane rispettivamente nel Sinai e sulle Alture del Golan. Per l’Egitto, l’attraversamento del Canale di Suez e lo sfondamento iniziale delle difese israeliane rappresentarono un momento destinato a entrare profondamente nella memoria nazionale.

Ed è proprio all’interno di questa memoria che viene collocata la storia del giovane Saleh.
L’incontro con Sadat
Dopo la guerra il presidente Mohamed Anwar Sadat avrebbe personalmente ricevuto e premiato Saleh Attia per il contributo fornito.
Alla vicenda è associato anche un aneddoto divenuto popolare.
Sadat avrebbe scherzosamente detto al ragazzo:
«Hai fatto venire la pressione alta e il diabete a Golda Meir.»

Il riferimento era all’allora primo ministro israeliano e allo shock provocato in Israele dall’attacco egiziano e siriano del 6 ottobre 1973.
La frase viene frequentemente ripetuta nel racconto popolare della vicenda, ma va considerata come un aneddoto tramandato nelle successive narrazioni e non come una citazione la cui autenticità sia necessariamente dimostrata da una trascrizione ufficiale.
I beduini del Sinai e la Guerra d’Ottobre
Al di là degli aspetti più spettacolari attribuiti alla figura di Saleh Attia, la sua storia richiama un capitolo storico più ampio: il contributo di settori della popolazione del Sinai alle attività egiziane durante gli anni dell’occupazione israeliana.
Conoscenza del territorio, capacità di attraversare zone desertiche e familiarità con percorsi difficilmente individuabili da chi proveniva dall’esterno resero alcuni abitanti locali particolarmente preziosi per le attività di osservazione, collegamento e raccolta delle informazioni.
Per questo la figura del bambino che attraversa il deserto con le proprie pecore e vende uova ai soldati, mentre osserva ciò che accade intorno a lui, è diventata una delle storie più suggestive associate alla lunga preparazione egiziana che precedette la Guerra d’Ottobre.
A più di mezzo secolo da quegli avvenimenti, la storia di Saleh Attia, una delle più giovani spie del Paese, continua così a essere raccontata come simbolo del contributo fornito dagli abitanti del Sinai alla lotta per la riconquista del territorio occupato.
Fonte della ricostruzione: stampa egiziana, tra cui Cairo 24.
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