Mohamed Ibrahim Youssef ricostruisce uno dei passaggi più controversi dei giorni della Rivoluzione del 25 gennaio: uomini armati provenienti dall’esterno, assalti alle prigioni e circa 23 mila detenuti usciti dagli istituti penitenziari. Tra loro anche Mohamed Morsi e Saad al-Katatni.
di Chiara Cavalieri
IL CAIRO- A quindici anni dagli eventi che sconvolsero l’Egitto nel gennaio 2011, torna al centro del dibattito uno degli episodi più controversi di quelle giornate: l’assalto alle carceri e la fuga di migliaia di detenuti.
A ricostruire quegli avvenimenti è stato il generale Mohamed Ibrahim Youssef, ex ministro dell’Interno egiziano, intervistato dal giornalista e parlamentare Mostafa Bakry nel podcast Shahada lil-Tarikh, trasmesso da Sada El-Balad.

Secondo Youssef, le operazioni di assalto alle strutture penitenziarie cominciarono il 29 gennaio 2011, nel pieno del collasso dell’apparato di sicurezza seguito alle grandi manifestazioni iniziate quattro giorni prima.
COSA GLI DISSE OMAR SULEIMAN
Il passaggio più significativo della testimonianza riguarda Omar Suleiman, storico capo dell’intelligence egiziana e figura centrale dell’ultima fase della presidenza di Hosni Mubarak.
Youssef ha raccontato che fu proprio Suleiman a informarlo della presenza di persone che avrebbero attraversato i confini egiziani durante gli eventi.
Secondo quanto riferito dall’ex ministro, tra queste vi sarebbero stati elementi appartenenti ad Hamas e Hezbollah.
Youssef ha quindi raccontato di essersi mosso per verificare quanto stesse accadendo.
In un secondo estratto dell’intervista pubblicato da Sada El-Balad, l’ex ministro ha fornito ulteriori particolari: gli uomini sarebbero entrati intorno all’una di notte, con i volti coperti, armati e accompagnati da mezzi utilizzati per sfondare gli ingressi delle strutture.
Una volta entrati nelle carceri, secondo la sua ricostruzione, avrebbero chiesto dove fossero detenuti membri di Hamas e Hezbollah, per poi raggiungere le celle e liberarli.

«LE STRADE ERANO PIENE DI DIVISE BLU»
Particolarmente forte è l’immagine utilizzata dall’ex ministro per descrivere le conseguenze delle evasioni.
Secondo il suo racconto, le strade del deserto erano disseminate di persone che indossavano le caratteristiche uniformi blu dei detenuti.
Youssef sostiene che furono attaccate cinque carceri e che complessivamente uscirono circa 23.000 detenuti.
Una parte di essi, ha aggiunto, sarebbe successivamente tornata negli istituti penitenziari.
MORSI E AL-KATATNI
Tra coloro che lasciarono il carcere durante quelle ore vi erano anche due personalità destinate ad assumere un ruolo di primo piano nella successiva storia politica egiziana: Mohamed Morsi e Saad al-Katatni, esponenti dei Fratelli Musulmani.

Morsi sarebbe diventato nel 2012 presidente della Repubblica, mentre al-Katatni avrebbe presieduto l’Assemblea del Popolo e guidato il Partito Libertà e Giustizia.
Youssef ha inoltre collegato quella fase agli attacchi contro le stazioni di polizia e alle azioni dei Fratelli Musulmani, presentando la propria interpretazione degli eventi che accompagnarono il progressivo cedimento dell’apparato di sicurezza.
«AVEVAMO SOTTOVALUTATO QUELLO CHE STAVA ACCADENDO»
L’intervista contiene anche un’altra ammissione significativa.
Secondo Mohamed Ibrahim Youssef, uno dei problemi che precedettero l’esplosione della crisi fu una valutazione insufficiente della portata delle proteste.
L’ex ministro ha individuato due fattori fondamentali: carenze nelle informazioni disponibili e modalità di impiego delle forze di sicurezza.
Le manifestazioni, ha spiegato, erano state inizialmente considerate movimenti relativamente limitati e controllabili.
Una valutazione che, secondo la sua ricostruzione, si rivelò completamente errata quando la situazione precipitò.
IL SINAI E IL TRAFFICO DI ARMI
Nella testimonianza emerge anche la questione del Sinai e della circolazione delle armi durante il periodo successivo alla caduta di Mubarak.
Youssef ha ricordato la presenza di gruppi estremisti nell’area e il problema delle armi provenienti dalla Libia, in una fase in cui l’intera regione stava entrando in un periodo di profonda instabilità.

La questione era tornata al centro del dibattito anche nel dicembre 2018, quando l’ex presidente Hosni Mubarak, testimoniando davanti al Tribunale penale del Cairo, riferì dell’ingresso in Egitto durante gli eventi del 2011 di centinaia di uomini armati provenienti dalla Striscia di Gaza attraverso i tunnel.
Nella sua testimonianza Mubarak collegò quelle infiltrazioni agli assalti alle carceri e alla liberazione di detenuti, in un quadro che chiamava in causa elementi di Hamas e i rapporti con esponenti dei Fratelli Musulmani.
Il Sinai sarebbe successivamente diventato uno dei principali fronti della lotta egiziana contro il terrorismo.
Fonte: Sada El-Balad, podcast Shahada lil-Tarikh – intervista di Mostafa Bakry al generale Mohamed Ibrahim Youssef, 5 ottobre 2026.
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