Due casi emblematici di quella che potrebbe essere definita “giustizia ad orologeria” contro esponenti di sinistra e dell’opposizione a governi liberal capitalisti e conservatori. Uno in Russia e uno in Ecuador.
Il 21 ottobre 2026, l’ex deputato della Duma di Stato (dal 2021 al 2026), nonché responsabile della sezione del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) della Repubblica dei Komi, Oleg Mikhailov, è stato arrestato a Mosca, con l’accusa di “apologia del terrorismo”.
Ennesimo tentativo, da parte delle autorità russe, di mettere il bavaglio a un oppositore di sinistra.
L’accusa, infatti, si basa su un post pubblicato sui social, nel 2024, nel quale l’ex deputato comunista esprimeva sostegno sia al leader del Fronte di Sinistra, Sergey Udaltsov, che al sociologo marxista Boris Kagarlitsky.
Entrambi, a loro volta, condannati dalle autorità per “apologia del terrorismo”, solamente per aver espresso le loro posizioni politiche.
Delle accuse contro Udaltsov, peraltro, mi ero già occupato in un articolo, appena fu condannato (https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/12/loppositore-di-sinistra-sergey-udaltsov.html). Articolo peraltro presente anche nel mio ultimo saggio “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore) e che dimostra come, la sinistra russa, comunista, socialista e nazionalbolscevica, sia da molto tempo perseguitata dalle autorità.
Oleg Mikhailov ha denunciato, peraltro, ripetutamente le irregolarità durante le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, tenutesi dal 18 al 20 settembre scorsi.
L’esponente comunista russo aveva infatti dichiarato che, secondo lui, i voti sono stati manipolati in favore del partito di governo Russia Unita e non rispecchiano affatto la volontà politica dei cittadini russi.
Egli, peraltro, aveva invitato la cittadinanza della città di Syktyvkar a manifestare in favore di elezioni eque. Manifestazione, organizzata dal comunista Vyacheslav Kochev, poi vietata dalle autorità.
Mikhailov, alle ultime elezioni, era stato sconfitto – secondo i risultati diffusi dalle autorità – da un rappresentante di Russia Unita.
Egli era molto noto per il suo impegno in favore della pace e contro la guerra, per il suo contributo all’ambiente e contro la costruzione di una discarica, nella regione di Arkhangelsk.
Egli, peraltro, aveva più volte tentato di candidarsi alla carica di governatore della Repubblica dei Komi (Repubblica autonoma situata nel nord-est della parte europea della Russia), ma, sia nel 2020 che nel 2025, gli è stato impedito di candidarsi.
Il Partito Comunista della Federazione Russa, attraverso la deputata Nina Ostanina, ha denunciato l’arresto di Mikhailov, che ha definito “politico scomodo”, in particolare per il suo impegno ambientalista, che lo ha portato a scontrarsi con l’ex governatore della Repubblica dei Komi, Vladimir Uiba, esponente di Russia Unita.
La deputata comunista ha affermato che il suo arresto potrebbe essere legato al tentativo di voler “eliminare una figura di spicco dell’opposizione dalla scena politica”.
Il KPRF ha presentato, pertanto, ricorso contro il suo arresto. In caso di condanna definitiva, Mikhailov rischia fino a sette anni di carcere.
Il suo caso, peraltro, ricorda quello del molto popolare ex deputato comunista e youtuber Nikolay Bondarenko, anch’egli più volte arrestato ed al quale è stato impedito di presentarsi alle ultime elezioni (vedi il mio articolo relativo qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/09/russia-nikolay-bondarenko-kprf-il.html
Altro caso di “giustizia ad orologeria”, ma questa volta in Ecuador, appare quello dell’ex candidata di sinistra Luisa González alle elezioni Presidenziali ecuadoriane del 2023 e leader dell’opposizione al governo liberal conservatore di Daniel Noboa.
Luisa González, il 22 ottobre 2026, è stata arrestata nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale del 2023 e su un presunto riciclaggio di denaro.
L’ex Presidente socialista Rafael Correa e i vertici del partito socialista e populista di sinistra, Movimiento Revolución Ciudadana, con il quale González si era candidata, hanno immediatamente denunciato il suo arresto come un atto illegale e una sorta di “sequestro di persona”.
In un post su X, Luisa González ha dichiarato: “Oggi tocca a me essere detenuta sulla base di un’accusa assurda. Risponderò con la dignità di quegli ecuadoriani che non hanno commesso alcun illecito e che si impegnano a garantire la libertà per l’Ecuador e un futuro migliore per il Paese”. Ed ha poi richiamato l’attenzione relativamente ai maltrattamenti subiti dai prigionieri politici detenuti dall’attuale amministrazione governativa e al declino socioeconomico che sta vivendo il Paese.
González ha altresì aggiunto: “Ai miei compagni della Revolución Ciudadana e a tutte le forze progressiste, dico: questo è il momento dell’unità — unità, e ancora unità — per ottenere la libertà e la democrazia nel nostro Paese”.
Tutto ciò avviene a sole cinque settimane dalle elezioni amministrative del 29 novembre, tornata elettorale nella quale ai candidati del Movimiento Revolución Ciudadana, principale partito di opposizione nel Paese, non è consentito presentare candidati con il proprio simbolo, in quanto, a seguito dell’indagine per presunto riciclaggio e finanziamento irregolare, il partito è stato sospeso per 9 mesi.
Un caso di “giustizia ad orologeria” che riporta alla mente vicende simili e che hanno colpito, ancora una volta, esponenti socialisti e di sinistra (di cui, peraltro, parlo diffusamente nel mio saggio “Ritratti del Socialismo”).
Pensiamo al caso che vide coinvolto l’attuale Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, arrestato per corruzione e rimasto in carcere per ben 580 giorni e solo poi prosciolto dalle accuse contro di lui, al punto che la Corte Suprema decretò che il giudice che lo aveva condannato aveva agito con “parzialità” e motivazioni politiche nei confronti dell’imputato.
E riporta alla mente anche il caso dell’ex Presidente peronista di sinistra dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, attualmente agli arresti domiciliari e interdetta a vita dai pubblici uffici, sulla quale pendono le medesime accuse di presunta corruzione.
Il golpe contro il socialismo, in tutto il mondo liberal capitalista, continua e ha, purtroppo, origini molto antiche e profonde.
Ma, come disse Bettino Craxi, presto o tardi “la verità si farà strada”.
Luca Bagatin
https://amoreeliberta.blogspot.com
