Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi interviene sul rapporto tra religione, educazione, libertà di coscienza e sicurezza dello Stato. Al centro del suo discorso, la necessità di formare le nuove generazioni attraverso un insegnamento religioso equilibrato, contrastare ogni forma di estremismo e riconoscere che la fede non può essere imposta. Un intervento che coinvolge direttamente Al-Azhar, il Ministero degli Affari Religiosi e la Chiesa copta ortodossa, nel quadro di una riflessione nazionale sui valori della società egiziana.
di Chiara Cavalieri
Il Cairo – Il presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, ha ribadito giovedì 22 ottobre 2026 che la libertà di credo è garantita, sottolineando come l’educazione religiosa debba fondarsi sull’equilibrio, sulla consapevolezza e sul rispetto delle scelte individuali.
Le dichiarazioni sono state pronunciate durante la quarta giornata dell’Egypt Forum 2026, nell’ambito di una sessione intitolata «Il discorso religioso e il suo impatto sui valori della società».
Secondo il comunicato ufficiale della Presidenza egiziana, diffuso dal portavoce, ambasciatore Mohamed El-Shennawy, il capo dello Stato ha richiamato l’attenzione sulla necessità di costruire una solida formazione religiosa, soprattutto nei bambini, per prevenire la diffusione di ideologie estremiste e favorire lo sviluppo di una coscienza individuale equilibrata.
LA LIBERTÀ DI CREDO E IL LIMITE DELLA PREDICAZIONE RELIGIOSA
Uno dei passaggi centrali dell’intervento presidenziale riguarda il rapporto tra convinzione religiosa e libertà personale.
Al-Sisi ha affermato che la libertà di credo è garantita e ha precisato che il compito di chi trasmette un messaggio religioso deve esaurirsi in un invito formulato con bontà e gentilezza, indipendentemente dal fatto che venga accolto o respinto.
Il concetto espresso dal presidente è particolarmente significativo: l’insegnamento religioso e la predicazione possono orientare, educare e proporre valori, ma non devono trasformarsi in strumenti di imposizione.
LE PAROLE DEL PRESIDENTE
Uno dei passaggi centrali dell’intervento presidenziale riguarda il rapporto tra convinzione religiosa e libertà personale.
«La libertà di credo è garantita”
Al-Sisi ha affermato che la libertà di credo è garantita e ha precisato che il compito di chi trasmette un messaggio religioso deve esaurirsi in un invito formulato con bontà e gentilezza, indipendentemente dal fatto che venga accolto o respinto.
Il concetto espresso dal presidente è particolarmente significativo: l’insegnamento religioso e la predicazione possono orientare, educare e proporre valori, ma non devono trasformarsi in strumenti di imposizione.
EDUCARE I BAMBINI ALLA MODERAZIONE PER PREVENIRE L’ESTREMISMO
Il presidente ha dedicato particolare attenzione alla formazione delle nuove generazioni, individuando nell’infanzia una fase decisiva per la costruzione di una coscienza religiosa equilibrata.
Nel comunicato presidenziale, al-Sisi affronta il tema dell’estremismo facendo riferimento, da un lato, al terrorismo e, dall’altro, all’ateismo, collocati nel suo ragionamento agli estremi di uno spettro di orientamenti religiosi.
È importante precisare che questa è la formulazione utilizzata nel discorso presidenziale: l’ateismo, in quanto convinzione personale, non equivale al terrorismo né costituisce di per sé una forma di violenza o estremismo.
Il presidente ha sostenuto che un’educazione religiosa equilibrata, soprattutto nei bambini, possa contribuire a superare le derive estremiste.
La strategia delineata attribuisce dunque un ruolo centrale alla prevenzione culturale, attraverso la famiglia, la scuola, le moschee, le chiese e le istituzioni educative.
Non si tratta soltanto di contrastare organizzazioni violente, ma di intervenire sui processi attraverso i quali si formano le convinzioni individuali e collettive.
AL-SISI E LA LIBERTÀ DI CREDO: «ABBIAMO RICOSTRUITO 65 CHIESE INCENDIATE DAGLI ESTREMISTI. SE CI FOSSERO CITTADINI EBREI, COSTRUIREMMO ANCHE SINAGOGHE»
Il principio della libertà di credo, ribadito dal presidente Abdel Fattah al-Sisi il 22 ottobre 2026, era già stato espresso con particolare chiarezza il 7 maggio 2025, durante la conferenza stampa congiunta ad Atene con il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis.
In quell’occasione, affrontando le questioni relative al Monastero di Santa Caterina nel Sinai, il presidente egiziano aveva riaffermato il rispetto dello Stato per la pluralità religiosa e ricordato gli interventi realizzati a tutela dei luoghi di culto cristiani.
«Negli ultimi dieci anni, in Egitto, abbiamo sempre ribadito un profondissimo rispetto non soltanto per gli altri, ma anche per la pluralità e la diversità che caratterizzano il tessuto umano», aveva dichiarato al-Sisi, aggiungendo: «Quando gli estremisti incendiarono 65 chiese, lo Stato le ricostruì. Costruiamo inoltre chiese in ogni quartiere. Se in Egitto ci fossero cittadini ebrei, lo Stato costruirebbe anche sinagoghe per loro».
Il presidente ha inoltre richiamato la necessità di costruire una formazione religiosa equilibrata, soprattutto tra i bambini, per contrastare quelli che ha descritto come gli estremi del terrorismo e dell’ateismo.
Al-Sisi ha sostenuto che questo approccio educativo possa contribuire all’eliminazione dell’estremismo.
La formulazione presidenziale pone l’accento sulla prevenzione attraverso l’educazione, anziché limitare il contrasto alla radicalizzazione agli interventi repressivi e di sicurezza.
LO STATO DI DIRITTO: LA CONSAPEVOLEZZA RELIGIOSA NON SOSTITUISCE LA LEGGE
Un ulteriore elemento dell’intervento riguarda la distinzione tra educazione morale e ordinamento giuridico.
Al-Sisi ha sottolineato che le attività di sensibilizzazione contribuiscono alla formazione della coscienza, ma devono procedere parallelamente all’applicazione della legge.
Gli Stati, ha ricordato, organizzano la vita collettiva attraverso norme giuridiche.
Il richiamo introduce una distinzione importante tra la funzione delle istituzioni religiose, chiamate a educare e orientare, e quella dello Stato, responsabile della regolamentazione della convivenza civile.
Il presidente ha inoltre richiamato il governo alla necessità di comunicare ai cittadini le attività realizzate dalle istituzioni pubbliche, collegando la sensibilizzazione sociale alla trasparenza dell’azione amministrativa.
In questa prospettiva, l’educazione religiosa viene presentata come uno degli strumenti della formazione civica, senza sostituire il ruolo della legislazione e delle istituzioni statali.
IL RICHIAMO PRESIDENZIALE ALLA LEGALITÀ
Il presidente ha ribadito, secondo la comunicazione ufficiale, che:
«Gli Stati regolano la vita attraverso le leggi».
Ha inoltre spiegato che la sensibilizzazione educativa, pur contribuendo alla formazione della coscienza, costituisce un percorso parallelo a quello giuridico fondato sullo Stato di diritto.
La dichiarazione sottolinea la necessità di affiancare l’educazione morale al rispetto delle norme che regolano la società.
AL-AZHAR E IL RUOLO DELL’ISLAM MODERATO NELLA FORMAZIONE DELLA SOCIETÀ
Alla sessione ha partecipato il professor Mohamed Abdel-Dayem, segretario generale dell’Accademia delle Ricerche Islamiche di Al-Azhar, una delle principali istituzioni di riferimento dell’Islam sunnita.
Abdel-Dayem ha illustrato le attività dell’istituzione nel campo dell’istruzione accademica, della formazione religiosa, della sensibilizzazione sociale e del contrasto alle interpretazioni estremiste della religione.
Particolare attenzione è stata riservata alle campagne di informazione finalizzate a promuovere una comprensione corretta degli insegnamenti islamici, alla valorizzazione del patrimonio religioso e al rafforzamento delle collaborazioni internazionali con università e istituti educativi.

L’obiettivo dichiarato è sviluppare programmi formativi capaci di rispondere alle trasformazioni della società contemporanea, conservando il patrimonio della tradizione islamica.
Nel suo intervento, Abdel-Dayem ha inoltre richiamato l’importanza di preservare una patria capace di accogliere tutti i cittadini.
Si tratta di un riferimento particolarmente rilevante nel contesto egiziano, caratterizzato dalla presenza di una maggioranza musulmana e di una storica comunità cristiana, soprattutto copta ortodossa.
IL RUOLO STORICO DI AL-AZHAR
Al-Azhar rappresenta da oltre un millennio uno dei principali centri di insegnamento e formazione dell’Islam sunnita.
La sua attività comprende l’istruzione religiosa, la ricerca teologica, la formazione degli studiosi e la cooperazione con istituzioni accademiche internazionali.
Il ruolo dell’istituzione nel contrasto all’estremismo non riguarda esclusivamente l’Egitto, ma anche la formazione di studenti e predicatori provenienti da numerosi Paesi.

Un riferimento recente è contenuto nel discorso pronunciato da al-Sisi il 10 ottobre 2026 durante la conferenza stampa con il primo ministro malese Anwar Ibrahim.
In quell’occasione il presidente ha ribadito la disponibilità dell’Egitto ad ampliare la formazione degli studenti e dei predicatori malesi presso Al-Azhar, sottolineando l’importanza di una preparazione religiosa fondata sulla moderazione e sull’equilibrio.
Questo precedente conferma la dimensione internazionale che il Cairo attribuisce alla formazione religiosa.
LA CHIESA COPTA ORTODOSSA: EDUCAZIONE, CITTADINANZA E PACE SOCIALE
La partecipazione del vescovo Mikhail, responsabile della diocesi di Helwan, El-Maasara e della Città del 15 Maggio, ha conferito alla discussione una dimensione interreligiosa.
Il rappresentante della Chiesa copta ortodossa ha illustrato il contributo delle istituzioni ecclesiastiche alla formazione della persona e al consolidamento della pace sociale.
Il suo intervento si è articolato attorno a quattro ambiti fondamentali.
Il primo riguarda lo sviluppo spirituale e psicologico delle nuove generazioni, considerato essenziale per la formazione di individui consapevoli delle proprie responsabilità.
Il secondo comprende l’educazione ecclesiastica e le attività rivolte ai giovani, attraverso le quali la Chiesa partecipa alla trasmissione di valori morali e sociali.
Il terzo riguarda le collaborazioni per lo sviluppo, che permettono alle istituzioni religiose di contribuire concretamente al benessere delle comunità.
Il quarto è dedicato alla cittadinanza, alla stabilità nazionale, alla protezione del tessuto sociale e alla salvaguardia di una patria che appartenga a tutti i suoi cittadini.

La presenza del vescovo accanto ai rappresentanti delle istituzioni islamiche testimonia la volontà di affrontare il tema della formazione morale come una questione che interessa l’intera società egiziana, non esclusivamente una comunità religiosa.
In questo contesto, il concetto di cittadinanza assume particolare importanza: l’appartenenza nazionale costituisce un terreno comune sul quale possono incontrarsi cittadini di differenti tradizioni confessionali.
IL PRINCIPIO DELLA PATRIA COMUNE
Il vescovo Mikhail ha richiamato la necessità di preservare una patria capace di accogliere tutti i cittadini, sottolineando il ruolo della Chiesa nella tutela della stabilità nazionale e del tessuto sociale.
Il concetto di cittadinanza assume particolare rilevanza nel rapporto tra le istituzioni statali e le comunità religiose.
La convivenza tra musulmani e cristiani costituisce infatti una componente storica dell’identità egiziana, sebbene permangano questioni relative alla piena uguaglianza e alla tutela delle libertà confessionali.

La partecipazione della Chiesa copta al forum inserisce il tema della libertà religiosa in una prospettiva che comprende educazione, responsabilità sociale e appartenenza nazionale.
IL MINISTERO DEGLI AFFARI RELIGIOSI: INDIVIDUATI 41 PROBLEMI COMPORTAMENTALI
Il ministro degli Awqaf, Osama Al-Azhari, ha presentato le iniziative intraprese dal Ministero degli Affari Religiosi per rafforzare i valori etici e promuovere comportamenti positivi nella società.
Secondo quanto riferito durante il forum, il ministero ha avviato consultazioni con diversi dicasteri e istituzioni pubbliche per individuare fenomeni di deterioramento dei comportamenti e dei valori tra i dipendenti.
Da questa attività sono emerse 41 problematiche comportamentali, che hanno contribuito alla definizione della campagna nazionale «Correct Your Concepts», traducibile come «Correggi le tue convinzioni errate».
L’iniziativa, avviata nel luglio 2025, affronta problematiche quali il bullismo, la corruzione, gli imbrogli durante gli esami e il danneggiamento dei beni pubblici.
La campagna rappresenta un tentativo di collegare l’insegnamento religioso ai comportamenti quotidiani, spostando l’attenzione dalla sola dimensione rituale della fede alla responsabilità individuale e collettiva.
L’obiettivo è promuovere una cultura della legalità e del rispetto attraverso strumenti educativi e religiosi.
UNA CAMPAGNA PER CORREGGERE I COMPORTAMENTI SOCIALI
La campagna, denominata nel comunicato presidenziale «Correct Your Misconceptions», intende intervenire sui comportamenti ritenuti dannosi per la collettività.
Tra gli esempi richiamati figurano la corruzione, il bullismo, le frodi scolastiche e il danneggiamento dei beni pubblici.
L’iniziativa evidenzia l’intenzione del Ministero degli Awqaf di estendere il discorso religioso alle questioni etiche della vita quotidiana, attribuendo alla predicazione anche una funzione di sensibilizzazione civica.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA NELLA COMUNICAZIONE RELIGIOSA EGIZIANA
Una delle novità annunciate dal ministro Osama Al-Azhari riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella comunicazione religiosa.
Il ministro ha dichiarato che il nuovo centro di intelligenza artificiale del Ministero degli Awqaf, la cui inaugurazione è prevista per la settimana successiva al forum, ha già realizzato una serie di filmati dedicati alle meraviglie della creazione divina.
I contenuti sono stati sviluppati attraverso cinque differenti modalità comunicative, pensate per raggiungere diversi segmenti della popolazione.
L’impiego delle nuove tecnologie rientra nel programma di modernizzazione degli strumenti di divulgazione religiosa.
La scelta evidenzia l’interesse delle autorità egiziane per forme di comunicazione capaci di raggiungere soprattutto le generazioni più giovani, sempre più esposte ai contenuti digitali.
Resta da verificare, una volta operativo il centro, quali saranno le modalità di diffusione dei materiali e i risultati effettivi delle iniziative.
Il ministro ha inoltre annunciato che nel novembre 2026 prenderà il via la seconda stagione di Dawlat Al-Tilawa, il programma dedicato alla recitazione del Sacro Corano.
TECNOLOGIA E FORMAZIONE DELLA COSCIENZA
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella divulgazione religiosa apre una nuova fase nella comunicazione istituzionale egiziana.
L’obiettivo dichiarato è utilizzare strumenti tecnologici per produrre contenuti accessibili a differenti categorie sociali.
La scelta si inserisce in un contesto nel quale le piattaforme digitali influenzano profondamente la formazione delle opinioni, soprattutto tra gli adolescenti.
Rimane fondamentale distinguere la funzione educativa di questi strumenti dalla necessità di garantire pluralismo, accuratezza dei contenuti e libertà individuale.
UN PERCORSO GIÀ AVVIATO: OLTRE 20.000 MOSCHEE COINVOLTE NELL’EDUCAZIONE DEI BAMBINI
Le dichiarazioni del 22 ottobre si inseriscono in una strategia di rinnovamento del discorso religioso già avviata dalla Presidenza egiziana.
Il 20 ottobre 2025, durante un incontro con il ministro Osama Al-Azhari, al-Sisi aveva sottolineato la necessità di migliorare la preparazione degli imam, dei predicatori e degli educatori religiosi.

In quell’occasione era stato presentato un programma educativo per l’anno 2025-2026, con la partecipazione di 20.880 moschee distribuite sul territorio nazionale.
Il programma era stato concepito per trasmettere ai bambini conoscenze religiose, valori morali, moderazione e senso dell’identità nazionale.
Il presidente aveva inoltre insistito sulla necessità di aggiornare la formazione dei responsabili religiosi, affinché potessero affrontare le sfide culturali e sociali contemporanee.
Il collegamento tra l’intervento del 2025 e quello del 22 ottobre 2026 evidenzia la continuità dell’attenzione presidenziale verso la formazione religiosa infantile.
L’EDUCAZIONE PRESCOLASTICA NELLE MOSCHEE
Nel luglio 2025 era stato inoltre annunciato un accordo per introdurre attività educative prescolastiche all’interno delle moschee, con una fase sperimentale nel governatorato di Qena.
L’iniziativa rientra nel tentativo di rafforzare la funzione educativa delle istituzioni religiose, intervenendo fin dai primi anni della formazione dei bambini.
La prospettiva delineata dal governo egiziano attribuisce dunque all’educazione religiosa un ruolo che comprende la trasmissione dei valori morali, la formazione della coscienza e il rafforzamento dell’identità nazionale.
GENNAIO 2026: IL PRESIDENTE AVEVA GIÀ CHIESTO UN DISCORSO RELIGIOSO CONTRO LA VIOLENZA
Un ulteriore precedente risale al 19 gennaio 2026, quando al-Sisi incontrò i partecipanti alla 36ª Conferenza internazionale del Consiglio Supremo per gli Affari Islamici.
Durante quell’incontro il presidente aveva indicato la necessità di impedire che la religione diventasse terreno di conflitto o venisse strumentalizzata da movimenti estremisti per giustificare terrorismo, violenza e distruzione.
Aveva inoltre evidenziato il ruolo delle piattaforme digitali e dei social media nella diffusione delle ideologie radicali, invitando gli studiosi religiosi a sviluppare strumenti adeguati per contrastarle.
Tra le priorità indicate figuravano la selezione e la formazione dei predicatori, il miglioramento delle loro condizioni professionali e la valorizzazione delle moschee come istituzioni religiose, educative e sociali.
L’intervento del 22 ottobre rappresenta quindi una nuova tappa di una linea politica che considera il rinnovamento del discorso religioso parte della costruzione della società e della sicurezza nazionale.
LA CONTINUITÀ DEL MESSAGGIO PRESIDENZIALE
Il filo conduttore degli interventi presidenziali è il rapporto tra educazione religiosa, moderazione e prevenzione della radicalizzazione.
Il presidente ha più volte sottolineato l’importanza della formazione dei predicatori e della capacità delle istituzioni religiose di comunicare con le nuove generazioni.
In questo quadro, la lotta all’estremismo viene presentata non soltanto come una questione di sicurezza, ma anche come un problema educativo, culturale e sociale.
RELIGIONE E CITTADINANZA: IL SIGNIFICATO POLITICO E SOCIALE DELL’INTERVENTO
L’aspetto più significativo del dibattito riguarda il tentativo di definire una relazione tra fede, responsabilità individuale e appartenenza nazionale.
La partecipazione congiunta di rappresentanti di Al-Azhar, del Ministero degli Awqaf e della Chiesa copta ortodossa riflette una concezione della formazione religiosa nella quale istituzioni differenti sono chiamate a contribuire alla stabilità della società.
La distinzione tra educazione morale e applicazione della legge, sottolineata dal presidente, è un elemento centrale di questa impostazione.
La religione viene presentata come uno strumento di formazione della coscienza, mentre allo Stato compete la responsabilità di garantire il funzionamento dell’ordinamento giuridico.
LE CHIESE E LE SINAGOGHE: GLI INTERVENTI DELLO STATO EGIZIANO A TUTELA DEI LUOGHI DI CULTO
A completamento del quadro relativo alla libertà di credo e alla tutela dei luoghi di culto, occorre ricordare gli interventi realizzati dallo Stato egiziano per la regolarizzazione delle chiese cristiane e il restauro del patrimonio religioso ebraico.

Secondo il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri del 16 aprile 2026, la commissione presieduta dal primo ministro Mostafa Madbouly ha approvato la regolarizzazione di ulteriori 191 chiese ed edifici di servizio annessi, portando a 3.804 il numero complessivo delle strutture cristiane regolarizzate dall’avvio dei lavori della commissione, istituita nell’ambito dell’applicazione della legge n. 80 del 2016 sulla costruzione e sul restauro delle chiese.
Parallelamente il governo egiziano ha promosso il recupero del patrimonio religioso ebraico con 13 sinagoghe e siti del patrimonio ebraico restaurati Tra gli interventi più importanti figurano il restauro della sinagoga Eliyahu Hanavi di Alessandria e quello della storica sinagoga Ben Ezra, nel quartiere del Cairo Vecchio, riaperta nel 2023 dopo importanti lavori di recupero.

Gli interventi sulle chiese cristiane e sui luoghi storici del culto ebraico rientrano nelle attività documentate dalle istituzioni egiziane per la regolarizzazione degli edifici religiosi e la conservazione del patrimonio storico e culturale del paese.
LA LIBERTÀ DI CREDO NEL QUADRO COSTITUZIONALE EGIZIANO
• La Costituzione egiziana del 2014, all’articolo 64, stabilisce che la libertà di credo è assoluta.
• La stessa disposizione disciplina la libertà di praticare riti religiosi e di istituire luoghi di culto per i seguaci delle religioni riconosciute, secondo quanto previsto dalla legge.
• L’articolo 53 sancisce inoltre il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e vieta la discriminazione, anche per motivi religiosi.
Queste disposizioni costituiscono il quadro giuridico nel quale devono essere interpretate le dichiarazioni del presidente.
La dichiarazione presidenziale del 22 ottobre deve pertanto essere letta come una riaffermazione di un principio già presente nell’ordinamento costituzionale egiziano.
LA FEDE COME EDUCAZIONE, NON COME IMPOSIZIONE
L’intervento di Abdel Fattah al-Sisi all’Egypt Forum 2026 riporta al centro del dibattito nazionale il ruolo dell’educazione religiosa nella formazione delle nuove generazioni.
Il presidente ha individuato nella moderazione, nella consapevolezza e nella formazione morale strumenti fondamentali per prevenire la radicalizzazione e favorire la convivenza sociale.
Particolarmente rilevante è il principio secondo cui l’invito religioso deve mantenere un carattere gentile e non coercitivo, rispettando la possibilità che venga accolto oppure rifiutato.
Il coinvolgimento delle istituzioni islamiche e della Chiesa copta ortodossa inserisce questo orientamento in una riflessione più ampia sul significato della cittadinanza egiziana e sulla responsabilità condivisa nella costruzione della pace sociale.
Il messaggio politico che emerge è quello di uno Stato che intende affiancare alla tutela dell’ordine pubblico un investimento nella formazione delle coscienze, attribuendo all’educazione un ruolo preventivo rispetto all’estremismo.
Le dichiarazioni del 22 ottobre ribadiscono due principi destinati ad assumere particolare rilievo nel dibattito pubblico egiziano: la necessità di un’educazione religiosa equilibrata e il riconoscimento della libertà di credo.
FONTI UFFICIALI : Presidenza della Repubblica Araba d’Egitto, comunicato ufficiale del 22 ottobre 2026, ore 16:07, President El-Sisi Participates in “Religious Discourse and Its Impact on Values in Society” Session.
Consiglio dei ministri egiziano, comunicato del 16 aprile 2026; State Information Service egiziano.
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