C’è un paradosso grottesco che attraversa il dibattito geopolitico contemporaneo, una forma di cecità ideologica che rasenta il tradimento culturale. Parliamo di quella galassia di oppositori “da salotto” – dai nostalgici dello Scià iraniano ai gusanos anticastristi di Miami – che, pur di vedere crollare i sistemi politici dei loro paesi d’origine, invocano a gran voce il bombardamento, le sanzioni asfissianti e l’intervento militare degli Stati Uniti. Un’autentica sottomissione psicologica a Washington che ignora deliberatamente sia la realtà materiale dei fatti, sia il collasso strutturale dello stesso impero statunitense.
Per comprendere questa dinamica, è necessario ribaltare la narrazione egemonica e analizzare la reale funzione della politica estera statunitense: la destabilizzazione permanente come unico polmone artificiale di un capitalismo in agonia.
Gli Stati Uniti sono alla canna del gas: esportare guerra per nascondere il fallimento interno
La retorica della “liberazione” e dell’esportazione della democrazia si scontra brutalmente con le statistiche ufficiali sullo stato di salute degli USA. Gli Stati Uniti non sono più un fattore di stabilizzazione, ma una superpotenza in crisi sistemica che utilizza il complesso militare-industriale e il terrore finanziario per sopravvivere al proprio declino.
I dati macroeconomici e sociali parlano chiaro:
Disuguaglianza e povertà estrema: Secondo i dati del Census Bureau, oltre 37 milioni di statunitensi vivono stabilmente sotto la soglia di povertà. Il coefficiente di Gini (che misura la disuguaglianza salariale) colloca gli USA ai livelli più drammatici tra i paesi del G7.
La piaga dei senzatetto: Il Dipartimento della Casa e dello Sviluppo Urbano (HUD) registra record storici di homelessness, con intere metropoli (da Los Angeles a Philadelphia) trasformate in distese di tendopoli, dove lavoratori a tempo pieno non possono permettersi un affitto a causa della speculazione immobiliare.
La crisi degli oppioidi e il collasso sociale: I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) certificano che le morti per overdose (trainate dal fentanyl) superano regolarmente i 100.000 decessi all’anno. Una vera e propria epidemia sociale che non ha eguali nel mondo industrializzato, sintomo di un malessere profondo e della totale assenza di una rete di protezione pubblica.
Un paese ridotto in queste condizioni non ha alcun modello da esportare. L’unico modo che Washington ha per mantenere la supremazia del dollaro e distrarre l’elettorato dal disastro interno è finanziare conflitti, imporre embarghi illegali e creare focolai di guerra a giorni alterni. La guerra non è una scelta di politica estera, è la modalità di riproduzione economica di un impero in bancarotta morale e finanziaria.
L’assedio ai baluardi della resistenza: il Welfare nonostante il blocco
In questo scenario di barbarie liberista, l’Iran in Medio Oriente e Cuba in America Latina rappresentano due anomalie intollerabili per l’Occidente. Perché? Perché sono tra i pochissimi paesi nelle rispettive regioni ad aver mantenuto in piedi, nonostante sanzioni criminali e blocchi economici totali, uno straccio di Welfare State. Una rete sociale che, per quanto logorata e “bucata” dall’isolamento forzato, garantisce ancora la dignità minima ai propri cittadini.
L’anomalia cubana contro l’inferno liberista latinoamericano
I gusanos attribuiscono il “casino” economico di Cuba unicamente al governo, fingendo di non vedere che l’isola è letteralmente imbavagliata da un bloqueo feroce che le impedisce persino di acquistare medicinali o pezzi di ricambio sul mercato internazionale. Eppure, nonostante le corde al collo, la Cuba socialista mantiene tassi di alfabetizzazione vicini al 100% e una mortalità infantile inferiore a quella degli stessi Stati Uniti, grazie a un sistema sanitario pubblico e universale riconosciuto persino dall’OMS.
Se guardiamo ai vicini paesi liberisti, osannati dai mercati e privi di sanzioni, il confronto è impietoso:
Ecuador e Perù: Sotto le ricette del Fondo Monetario Internazionale, questi paesi affrontano tassi di povertà spaventosi, corruzione sistemica e la quasi totale assenza di sanità pubblica. Migliaia di persone muoiono per malattie curabili e la privatizzazione di ogni servizio essenziale ha creato eserciti di diseredati e senzatetto.
Haiti: Il laboratorio prediletto del neoliberismo e dell’ingerenza USA è oggi uno stato fallito, privo di qualsiasi struttura statale, dove la fame e la violenza delle gang hanno sostituito le istituzioni.
L’Iran e il fallimento sociale del Medio Oriente filo-occidentale
La stessa identica dinamica si applica all’Iran. Bersagliato da sanzioni occidentali spietate, il paese della Rivoluzione Islamica mantiene un sistema di sussidi, un’istruzione superiore di massa e una rete infrastrutturale e sanitaria che copre anche le aree rurali più remote.
Cosa c’è nel resto del Medio Oriente “liberato” o fedele all’ortodossia capitalista?
Egitto: Un alleato di ferro dell’Occidente dove la privatizzazione e l’inflazione hanno spinto quasi un terzo della popolazione sotto la soglia di povertà, con milioni di persone costrette a vivere nelle baraccopoli e persino nei cimiteri del Cairo (la “Città dei Morti”), in mezzo all’immondizia e alla totale assenza di servizi igienici.
I protettorati occidentali: Nei paesi devastati dall’interventismo NATO e statunitense, come l’Iraq o la Libia (un tempo lo stato con il più alto PIL pro capite e welfare dell’Africa), le conquiste sociali sono state azzerate, lasciando spazio a mercati degli schiavi, povertà spaventosa e distruzione delle infrastrutture.
Il dovere della verità contro i traditori della logica
Invocare i bombardamenti di Trump sull’Iran o chiedere la capitolazione di Cuba di fronte all’imperialismo statunitense non è un atto di “dissidenza politica”: è complicità con il carnefice. Chi si vende all’oro di Washington o ne invoca le bombe dimostra una totale ignoranza storica e statistica.
L’Iran e Cuba, con tutti i loro limiti e le contraddizioni figlie di un assedio pluridecennale, restano fari di sovranità che si rifiutano di trasformare i propri popoli in carne da macello neoliberista. Tradire questa resistenza significa condannare il mondo alla barbarie del caos globale standardizzato dagli Stati Uniti. È tempo che la verità dei dati sotterri una volta per tutte la propaganda dei traditori.
