Nella Sala Baldini la sinergia diplomatica e culturale tra Italia e Algeria nel segno della musica
Ci sono serate in cui la storia, l’architettura e l’arte convergono per dare vita a una vera e propria epifania culturale. Giovedì 14 maggio, l’atmosfera della Sala Baldini, ricavata all’interno dell’antico oratorio della Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli nel cuore millenario di Roma, si è tinta di un’eleganza d’altri tempi. A pochissimi passi dal Teatro di Marcello e da Piazza Venezia, in un luogo celebre per la sua straordinaria acustica e la sua intimità, un pubblico attento, colto e visibilmente rapito ha assistito a un viaggio musicale capace di unire con grazia le sponde del Mediterraneo.
L’evento ha assunto fin da subito una rilevanza istituzionale di altissimo profilo, confermata dalla presenza dell’Ambasciatore d’Algeria in Italia, Sua Eccellenza Mohamed Khelifi, accompagnato dall’addetto alla cultura Oussama Achouri, oltre che da numerosi membri del corpo diplomatico. La musica si è confermata, così, un’infrastruttura strategica delle relazioni internazionali, un linguaggio universale capace di tessere legami solidi e di favorire il dialogo profondo tra i popoli ben oltre i confini della diplomazia formale.
Il vero protagonista della serata è stato il giovane pianista e compositore algerino Yanis Taleb, già laureato del prestigioso Premio del Presidente della Repubblica Algerina. Taleb ha letteralmente incantato la sala esibendosi nell’intero e complesso repertorio completamente a memoria, senza l’ausilio dello spartito. Questa prodigiosa memoria musicale, unita a una sensibilità interpretativa rara e vibrante, ha suscitato scroscianti e prolungati applausi da parte del pubblico romano. A condividere l’emozione profonda del momento, in sala era presente anche l’intera famiglia del musicista — il padre, la madre e il fratello — a sottolineare quel profondo legame affettivo che sostiene e nutre un talento così eccezionale.
Il programma della serata ha rappresentato un perfetto ponte culturale diviso in tre anime distinte ma armonicamente connesse. Nella sezione dedicata alle sue composizioni originali, Taleb ha guidato l’ascoltatore attraverso evocazioni visive, poetiche e geografiche, eseguendo brani evocativi come Drops of Time, Sky-Dune, Arabian Theme, The Letter For, Algeri, Arabesque, Il Valzer Algerino, Addio all’Andalusia, Sinfonia del Sahara, Costantina e Lacrime di Grazia. Ciascuna opera ha svelato la capacità del compositore di tradurre in note i paesaggi e le suggestioni della sua terra d’origine.
La seconda parte del concerto ha visto il musicista confrontarsi con la grande tradizione algerina, rielaborando al pianoforte sia la complessa eredità arabo-andalusa, sia pietre miliari della cultura popolare araba, tra cui spiccano i celebri temi di Mohamed Errabai, Dahmane El Harrachi e Cheb Mami. Infine, l’omaggio all’Italia ha idealmente chiuso il cerchio del dialogo mediterraneo. Oltre ai maestri contemporanei Ennio Morricone e Ludovico Einaudi, Yanis Taleb ha scelto di misurarsi con il genio di Giacomo Puccini, trasponendo sulla tastiera la straordinaria potenza lirica di arie immortali nate per il canto d’opera, regalando al pubblico un’interpretazione densa di pathos.
Il concerto della Sala Baldini non è stato solo un traguardo speciale nella carriera di un giovane interprete di talento, ma la dimostrazione concreta di come l’arte possa farsi scudo e veicolo di pace, unendo la razionalità della tecnica alla poesia dell’anima, per ricordare al mondo che la cultura resta l’unico e insostituibile fine per l’evoluzione civile dei popoli.
Un’eco di Umanesimo: Dialogo con il dottor Nasreddine Taleb
La risonanza di una serata così densa ha continuato a produrre riflessioni profonde anche nei giorni successivi. In attesa di poter intervistare Yanis, impegnato tra un concerto e l’altro nonostante la sua giovane età, ho voluto raggiungere il padre del pianista, il dottor Nasreddine Taleb — la cui presenza in platea era mossa non solo dall’orgoglio paterno, ma da una profonda sensibilità intellettuale e istituzionale — per rivolgergli una domanda sul valore di questo ponte culturale.
Dottor Taleb, da attento osservatore delle dinamiche umane e internazionali, come ha vissuto questa unione tra la musica di suo figlio e lo scenario romano della Sala Baldini?
«Attraverso le Sue parole ho ritrovato lo spirito del compianto Giovanni Bersani, parlamentare europeo originario di Bologna e fondatore dell’intergruppo politico “Mediterraneo” al Parlamento europeo, del quale ho avuto l’onore di essere segretario. Egli sognava un Mediterraneo concepito non come frontiera, ma come un lago di pace, dialogo e scambi culturali tra i popoli. Credo profondamente che quella serata romana, nella bellezza senza tempo della Sala Baldini, abbia incarnato modestamente proprio questa stessa speranza.
Penso inoltre con emozione al compianto Enrico Boaretto, capo divisione al Parlamento Europeo, amico di lunga data e fratello nel Libro di Dio, che sarebbe stato profondamente felice di questo incontro organizzato attorno a Yanis, mio figlio. Anche lui custodiva dentro di sé quella preziosa convinzione secondo cui la cultura, la musica e l’intelligenza del cuore possono avvicinare gli esseri umani ben oltre le frontiere e le appartenenze.»
Il suo percorso professionale unisce una lunga esperienza nelle istituzioni europee alla cura dell’anima come psicologo e psicoanalista. In che modo questa sua duplice sensibilità la aiuta a leggere la forza della musica di Yanis nel contesto del dialogo tra i popoli?
«Nel mio percorso sono stato consigliere di diverse personalità politiche europee presso il Parlamento europeo, tra cui numerosi esponenti italiani, in particolare Antonio La Pergola, presidente della Commissione Cultura, Educazione, Gioventù e Sport. Il professor La Pergola, che fu anche giudice della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sarebbe stato certamente felice di assistere a una serata così significativa di dialogo culturale tra Italia e Algeria. Purtroppo non è più tra noi, ma il suo spirito umanista continua a vivere in incontri di questo genere.
Oggi, dopo quel percorso europeo, esercito a Vichy, in Francia, come dottore in psicologia, terapeuta, psicoanalista e praticante EMDR. Forse è proprio questo cammino umano e intellettuale che mi rende particolarmente sensibile alla forza della musica quando diventa linguaggio universale capace di unire gli esseri umani al di là delle appartenenze e delle frontiere. La ringrazio per aver dato a questa serata una lettura così profonda e per aver saputo mettere in luce, con intelligenza e sensibilità, ciò che l’arte può ancora compiere nel nostro mondo contemporaneo.»
Le parole del dottor Nasreddine Taleb ci ricordano che i legami tra le nazioni si poggiano sulla memoria vivente e sull’eredità etica di chi ha saputo guardare oltre i confini, dimostrando che la vicinanza umana e intellettuale è il primo mattone per edificare quel “lago di pace” in cui l’arte torna a essere custode delle nostre anime.















