
Roma, 17 ottobre 2026 – Ha preso il via oggi, dalle ore 17:30 nella monumentale e solenne cornice di Palazzo della Cancelleria a Roma, la mostra personale dell’artista cubano Yasiel Elizagaray dal titolo “Alientos de Espíritu”. Un vernissage affollato da un pubblico attento, attratto da un linguaggio pittorico che rompe del tutto gli schemi estetici ed esistenziali a cui l’arte caraibica ci ha tradizionalmente abituati.

NOTE BIOGRAFICHE E FORMAZIONE DELL’ARTISTA
Nato il 23 luglio 1987 nel municipio di Yaguajay, all’interno della provincia centrale di Sancti Spíritus, Yasiel Elizagaray Cárdenas ha intrapreso il suo percorso formativo diplomandosi nel 2005 presso l’Escuela de Instructores de Arte (EIA) “Vladislav Volkov” come Instructor de Arte nella specialità di Arti Plastiche. Attivo tra Sancti Spíritus, Trinidad e la scena artistica internazionale — con importanti esposizioni in Spagna, Stati Uniti, Germania e Italia — Elizagaray è stato insignito nel 2019 del prestigioso CFA Artist of the Year Award (Premio di Eccellenza). Un bagaglio accademico e territoriale che gli ha permesso di sviluppare una padronanza tecnica straordinaria, mettendola al servizio di una visione poetica del tutto peculiare.

L’ANOMALIA ESTETICA: DAL TROPICO SOLARE ALLE NEBBIE NORDICHE
Nel panorama artistico contemporaneo, la pittura cubana viene quasi istintivamente associata a una palette cromatica accesa, solare, e soprattutto a una netta definizione formale: tratti decisi, contorni marcati, figure scolpite da linee forti e incisive che affermano con vigore la presenza fisica dei soggetti nello spazio tropicale. L’opera di Elizagaray costituisce invece un’affascinante quanto radicale “anomalia” all’interno della tradizione della sua isola. Elizagaray si presenta come un caraibico che dialoga apertamente e coraggiosamente con la sensibilità nordeuropea, una figura del tutto insolita e fuori dagli schemi convenzionali.
L’isola di Cuba possiede una fisicità prorompente: la luce abbagliante sin dalle prime ore del mattino, i colori accesi e saturi che caratterizzano tanto la flora lussureggiante e la fauna, quanto l’architettura vivace delle sue città. Questo clima e questo paesaggio si riflettono storicamente in un’attitudine antropologica peculiare: un’allegria apollinea, composta e sorridente, e una solarità stoica capace di affrontare anche la sofferenza e le tragedie più estreme con un’incrollabile dignità e un composto ottimismo.
Elizagaray, pur appartenendo a questa terra, sembra volgere le spalle al tropico sfolgorante e alla grafia nitida dei suoi connazionali, per approdare a un’atmosfera nebbiosa, brumosa e d’impronta squisitamente scandinava. Sul piano stilistico, la vera rottura risiede nella dissoluzione del contorno: invece di delineare nettamente le figure, il pennello di Elizagaray le sfuma, le sfilaccia, riducendole a pure sagome evanescenti e incorporee. Più che individui in carne ed ossa, l’artista dipinge apparizioni ectoplasmatiche, ombre sospese tra la presenza e la dissoluzione. È uno stile spettrale, fantastico e cupo, a tratti macabro, che possiede la potenza evocativa di un incubo lucido o di uno storyboard visivo adatto alla regia di un cinema horror d’autore. Eppure, proprio in questa oscurità viscerale risiede un fascino magnetico e altamente suggestivo.

DIALOGHI TRANSATLANTICI: DA MUNCH ALLA PITTURA BRITANNICA
Questo linguaggio visivo pone Elizagaray in diretta continuità con la grande tradizione nordica ed europea del Simbolismo e dell’Espressionismo interiore. È immediato il parallelismo con lo scandinavo Edvard Munch: nei quadri del pittore cubano si avverte la medesima vibrazione angosciosa, dove l’ambiente circostante non è mai fondale decorativo, ma cassa di risonanza delle lacerazioni dell’anima. Come nel celebre Grido o in L’angoscia di Munch, le figure di Elizagaray sembrano liquefarsi sotto la pressione di un tormento invisibile.
Al contempo, per il trattamento della materia pittorica e per l’atmosfera allucinata, la sua pittura richiama da vicino la grande scuola britannica: dal visionarismo spettrale e mitologico di William Blake, fino alle deformazioni della carne della “Scuola di Londra”. Vi si scorgono le stesure dense e tormentate di Frank Auerbach e Lucian Freud, unite alla violenza anatomica e alla disperazione esistenziale di Francis Bacon. Elizagaray dimostra così di saper maneggiare questo registro spiritistico e drammatico con una maturità che non ha nulla da invidiare ai maestri scandinavi o inglesi, imponendosi come una voce singolare capace di rielaborare la lezione del nord con struggente poesia caraibica.

IL TRAUMA DELLO SRADICAMENTO E LA GENEALOGIA DEL FANTASMA
Come sottolineato dalla critica e dalle schede espositive firmate da Luciano Caprile, questa pervasiva spettralità affonda le sus radici nei continui traumi dello sradicamento subiti dall’artista durante l’infanzia. Costretto a cambiare frequentemente abitazione e città, Elizagaray è cresciuto privato di quei punti di riferimento stabili e certi — gli amici d’infanzia, la familiarità del quartiere, la continuità degli affetti locali — che garantiscono la formazione dell’equilibrio psichico del bambino. La perdita di questi ancoraggi sicuri ha generato una ferita profonda, un lutto non interamente elaborato che riaffiora sistematicamente sulla tela sotto forma di figure traslucide e sfuggenti.
In ambito psicoanalitico e filosofico, lo spettro o la sagoma sfuocata è la figura per eccellenza del rimosso: la traccia visibile di ciò che è stato irrimediabilmente perduto, il ritorno di un passato morto che rifiuta di passare e che continua a perseguitare il presente. Il fantasma è sempre legato a un lutto incompiuto, a un’assenza che rivendica la propria presenza.
Qui risiede un ulteriore elemento di rottura culturale. La sociabilità e la cultura popolare cubana affrontano storicamente la tragedia, la perdita e la morte con un atteggiamento solare, vitale e comunitario; il dolore viene rielaborato e sublimato attraverso il contenimento dei ritrovi collettivi, le danze e le potenti prassi sincretiche della Santería o dello spiritismo cruzado, volti a pacificare gli antenati e a reintegrare i defunti nell’armonia del cosmo. Elizagaray si smarca da questa strategia di superamento: la sua pittura mette a nudo l’impossibilità di archiviare la perdita. La traccia spettrale nei suoi quadri non è pacificata, ma rimane come un’ombra dolorosa, sospesa e aperta.
LA ZOOLOGIA FANTASTICA: LEONI, CAPRONI E CERVIDI
Nelle opere riunite sotto il titolo di “persecuzione dello spirito”, le sagome umane perdono ogni consistenza anatomica, intrecciandosi con un denso bestiario simbolico del tutto estraneo alla fauna nativa dell’isola.
Tra queste figure animali, il leone emerge come la presenza più ricorrente e insistente nella produzione dell’artista. Lungi dall’essere una semplice figura decorativa, il leone incarna un’articolata doppia valenza: da un lato è l’animale solare per eccellenza, simbolo araldico di forza, coraggio, orgoglio e fierezza che richiama proprio l’essenza intima della cubanía e quella dignità composta e stoica di fronte alle avversità; dall’altro, nel contesto spettrale di Elizagaray, il leone si fa guardiano regale e al contempo inquietante dell’inconscio, presenza protettiva e minacciosa accanto alla quale si adagiano fanciulli e adolescenti fragilemente esposti.
Accanto al leone, la fauna simbolica dell’artista schiera caproni imponenti e cervidi. Se nella campagna cubana la capra è un piccolo animale domestico e docile, nei quadri di Elizagaray il caprone ricurvo diventa un simbolo arcaico, portatore di energie primordiali, impulso e potenziale sacrificale. I cervidi, con la loro maestosa e malinconica eleganza, sorgono ed “erompono” simmetricamente dai corpi umani, a testimoniare una trasformazione continua e metamorfica tra la sofferenza dell’uomo e il regno animale.
Particolarmente indicativa di questo percorso è la recente “Serie in progresso” (2025), dove la figura sorge dagli impasti cromatici, dalle colature e dalle macchie stratificate: la sagoma di un bambino si moltiplica e si scompone in uno specchio deformante, oppure si dissolve nella solitudine malinconica di una ragazzina seduta su una poltrona. La pennellata dell’artista non anestetizza la sofferenza, ma la accarezza e la scarnifica al tempo stesso, dando forma tangibile ai fantasmi della mente.
IL PONTE TRA DUE MONDI: RISONANZE ESTETICHE
Assistere a questa esposizione e penetrare l’universo visivo di Yasiel Elizagaray suscita un’eco profonda. La sua pittura riesce nell’impresa di ricucire due dimensioni apparentemente inconciliabili, facendosi sintesi e canale di comunicazione tra poli geografici e spirituali distanti.
Da una parte sopravvive la devozione viscerale per la dignità stoica di Cuba e del suo popolo; dall’altra riaffiora il fascino per l’immaginario del Nord Europa, fatto di silenzi, operosità riservata e feconda malinconia. Elizagaray evoca la medesima tensione ideale che lega il visionarismo di William Blake, il simbolismo lirico dei Preraffaelliti e le brughiere interiori della letteratura scandinava, fondendole con la fierezza del Caribe. L’artista cubano costruisce così un ponte ideale di rara perfezione formale: un territorio dove l’orgoglio solare della cubanía dialoga senza sforzo con la spettrale eleganza della mistica nordica.
La mostra “Alientos de Espíritu” a Palazzo della Cancelleria si conferma dunque come un evento espositivo di eccezionale densità critica e formale: la dimostrazione di come l’arte di Yasiel Elizagaray sappia travalicare i confini geografici e gli stereotipi di genere per farsi indagine universale sulla memoria, sulle ferite dell’infanzia e sugli spettri ineludibili che continuano ad abitare lo spirito umano.

Quadri Istituzionali, Patrocini e Comitato Promotore
PROMOZIONE E RAPPRESENTANZA DIPLOMATICA
L’iniziativa espositiva è promossa dall’Embajada de la República de Cuba ante la Santa Sede y la S. M. H. Orden de Malta, sotto l’alto patrocinio del Dicasterium de Cultura et Educatione della Santa Sede.
CURATELA E DIREZIONE
Curatore e Direttore della Mostra: Eriberto Bettini
Saggio Critico: Luciano Caprile
Interventi Critici e Relazioni: Dott.ssa Florana Menéndez Camporredondo e Dott. Roberto Bussola
Galleria di Riferimento: Bettini & Co Gallery (Vicenza)
Progetto Grafico: Growe.it
ENTI E PARTNER ISTITUZIONALI
La realizzazione del progetto si avvale della collaborazione e del sostegno di importanti enti culturali e partner tecnici:
Museo Nacional de Bellas Artes (Cuba)
Consejo Nacional Artes Plásticas (CNAP) (Cuba)
Salvadori Cornici
Lambre Nature
Rader
Sol & Med (Congress-Fairs-Incentive Event Planner)
RINGRAZIAMENTI ISTITUZIONALI E AUTORITÀ
Si esprime un sentito ringraziamento alle istituzioni e alle autorità diplomatiche e culturali che hanno reso possibile l’evento:
- Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica
- Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede
- Sua Eccellenza Signor Leyde Ernesto Rodríguez Hernández, Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede
- Sua Eminenza Cardinale José Tolentino De Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione
- Sig. Alpidio Alonso Grau, Ministro della Cultura della Repubblica di Cuba
- Egregia Presidente Tania Gladys Cardo Gonzalez
Con la gratitudine rivolta ai collaboratori e sostenitori dell’iniziativa: Sig. Roberto Colavalle, Sig. Luigino Res, Sig. Nerio Salvadori, Sig. Mauro Lioto, Sig. Enrico Res, Sig.ra Paola Motterle, Sig. Res Filippo, Sig. Elieser Gomez, Sig. Roberto Marano e Sig. Jorge Fernandez Torres


