Presso la splendida cornice all’aperto della sede di via Nomentana 361, l’Ambasciata della Repubblica Islamica d’Iran e l’Istituto Culturale d’Iran hanno accolto una intensa giornata dedicata alla Giornata Nazionale di Hafez. Un evento di altissimo profilo diplomatico e culturale, introdotto e presentato con eleganza da Mohsen Yazdani, collaboratore dell’Istituto Culturale, che ha visto la partecipazione straordinaria dell’Ambasciatore Sabouri, del Ministro dell’Agricoltura della Repubblica Islamica d’Iran, Gholamreza Nouri Ghezeljeh, del Direttore dell’Istituto Culturale dottor Seyed Emami, oltre a illustri accademici, archeologi, traduttori e musicisti.
Un incontro solenne e intimo che ha offerto l’occasione per celebrare il legame profondo e duraturo che unisce l’anima persiana a quella italiana, ponendo al centro della riflessione la parola immortale del grande poeta Khwāja Shams al-Dīn Muḥammad Ḥāfiẓ-e Shīrāzī.
Il Realismo dell’Amicizia e la Saggezza della Tolleranza nel Pensiero di Hafez
Khwāja Shams al-Dīn Muḥammad Ḥāfiẓ-e Shīrāzī, venerato come “Lisan al-Ghayb” (La Lingua dell’Invisibile), non è un semplice poeta negli annali della letteratura d’Oriente. Egli è, piuttosto, la manifestazione vibrante del linguaggio culturale e della coscienza interiore dell’essere umano, in ogni orizzonte di significato.
Le parole di Hafez compongono un vascello mistico che solca e oltrepassa i confini geografici e storici, parlando direttamente all’essenza della natura umana. Due sono i pilastri fondamentali di questo suo messaggio immortale: la “Speranza” e l’”Amore”. Una speranza radiosa e inestinguibile, che brilla persino nelle notti più oscure dell’afflizione, e un amore che scorre come sangue pulsante nelle vene dell’esistenza, liberando l’universo dal gelo e dall’apatia.
Egli, nelle epoche più tenebrose della storia, quando l’assalto della disperazione minacciava di divorare l’anima umana, ha innalzato il suo canto di liberazione e resilienza:
«Il perduto Giuseppe farà ritorno a Canaan, non disperare; La capanna dei dolori diverrà un giorno un roseto, non disperare. Se per un paio di giorni la ruota del cielo non ha assecondato i nostri desideri, Il corso del tempo non rimarrà per sempre immutato, non disperare.»
Oggi, in un mondo ferito da profonde crisi di significato, lacerato dalla frattura tra l’uomo e la natura, e attraversato dalle tensioni generate dal pregiudizio e dalle distanze, due antiche civiltà dalle radici profonde – l’Iran e l’Italia –, custodi di una saggezza e di un’arte millenarie, portano sulle spalle una missione comune. Queste due nazioni, insieme, possono offrire un messaggio al mondo di domani: la vocazione di ridefinire la pace, di riconciliare l’uomo con se stesso e con l’universo che lo circonda, celebrando la convivenza. Il richiamo di Hafez, in questi nostri giorni, risuona più potente che mai:
«La pace di entrambi i mondi dimora nell’interpretazione di queste due parole: Magnanimità con gli amici, tolleranza con i nemici.»
Nel cammino spirituale e nella “saggezza” (rènd”, quella del saggio disincantato e libero dalle ipocrisie) di Hafez, la “tolleranza” (modarà) non significa mai passività o rassegnazione di fronte all’oppressione. È, al contrario, una strategia luminosa e sapiente per disarmare l’avversario e respingere il male. Per l’anima persiana, la tolleranza non è resa, né legittimazione del nemico. Il Saggio di Shiraz non china mai il capo di fronte al sopruso e non tollera la viltà; la sua clemenza è un atto che scaturisce dai più alti vertici dell’acume, della lungimiranza e della gestione delle umane malvagità. Egli non concede al nemico di varcare il santuario della propria anima, ma con intelligenza placa la tempesta del suo rancore, affinché il male dei malintenzionati si ritorca contro di loro. Come ci insegna nei suoi versi, non bisogna cercare lealtà nel nemico. Hafez rifiuta persino il potere più glorioso – il mitico anello di Salomone – se su di esso rischia di posarsi la mano del demone, e ci ammonisce a non cadere mai nella rete delle illusioni e delle ipocrisie. Il poeta sa bene che l’essenza oscura del nemico non muta; dunque, la tolleranza è uno scudo intellettuale per neutralizzare il veleno dell’ostilità, non una resa alla corruzione.
Ma all’estremo opposto di questa costellazione filosofica, splende la stella dell’”Amico”. Nella visione di Hafez, lo spazio dell’amicizia non è il regno del calcolo o della politica, bensì l’altare delle dedizioni più sacre, dei legami più puri e delle emozioni umane più cristalline. Se con il nemico si usa l’arte della tolleranza per arginare l’oscurità, di fronte all’amico l’essere umano si fa pura necessità, lealtà totale, fino a dissolversi nell’affetto:
«Non se ne andrà mai dalla mia mente l’amore per quegli occhi profondi, Questo è il decreto del cielo, e nulla potrà mai mutarlo.»
Così, la diplomazia spirituale di Hafez si regge su due poli: un’intelligenza acuta per respingere la malizia di chi trama nell’ombra, a difesa della propria libertà interiore, e le braccia spalancate, colme di purezza e devozione, per i compagni di viaggio sulla via dell’Amore.
La Voce delle Istituzioni e il Messaggio del Ministro Gholamreza Nouri Ghezeljeh

Nel cuore della cerimonia, la riflessione sull’attualità del messaggio di Hafez ha trovato piena eco nell’articolato e intenso intervento del Ministro dell’Agricoltura della Repubblica Islamica d’Iran, Gholamreza Nouri Ghezeljeh.
Prendendo la parola di fronte all’Ambasciatore e agli ospiti presenti, il Ministro ha sottolineato come, in un’epoca in cui l’umanità attraversa momenti di profonda sofferenza e di smarrimento a causa della mancanza di morale e di solidarietà, la poesia del Lisan al-Ghayb costituisca un faro di luce imprescindibile. Richiamando le parole del poeta sulla necessità della comprensione reciproca e della convivenza pacifica, il Ministro ha sottolineato come la poesia di Hafez non rappresenti un semplice richiamo nostalgico al passato, ma un vero e proprio faro di luce per l’umanità intera.
Richiamando i valori della moralità, della solidarietà e della comprensione reciproca, il Ministro ha evidenziato come le crisi e le guerre traggano spesso origine da interpretazioni distorte e falsificate della verità e della convivenza. Di fronte a ciò, il messaggio di Hafez si erge a guida insostituibile: la pace tra i popoli non si stabilisce attraverso lo scontro o la logica della contrapposizione, ma unicamente mediante il dialogo, la cooperazione e il riconoscimento dell’altro. Il Ministro ha inoltre ribadito la costante apertura dell’Iran verso la costruzione di relazioni pacifiche e stabili a livello internazionale, lodando l’opera difficile ma fondamentale svolta dagli ambasciatori e dai corpi diplomatici per cementare l’amicizia tra i Paesi nel rinsaldare i rapporti di amicizia tra le nazioni.
Il Dialogo tra Classico e Contemporaneo: La Tradizione degli Studi Persiani in Italia
L’Italia, fin dai tempi più antichi, è stata culla di un fecondo incontro intellettuale con la letteratura classica persiana. Le sublimi traduzioni italiane del Divan di Hafez, unite a decenni di appassionata dedizione da parte di illustri iranisti e letterati di questa terra, testimoniano come l’anima italiana custodisca un’affinità ancestrale con lo spirito raffinato della poesia persiana.
La cerimonia ha infatti offerto un palcoscenico d’eccezione alla riflessione sul ruolo dei docenti, dei traduttori e degli studiosi italiani che, con dedizione quotidiana e instancabile lavoro — portato avanti giorno e notte —, mantengono viva la conoscenza della letteratura persiana nel nostro Paese.
La dimensione accademica dell’evento ha trovato il suo momento più intenso nel corposo intervento di un illustre professore italiano, il quale ha tracciato una affascinante e rigorosa ricostruzione storica della presenza della letteratura persiana nel nostro Paese.
Partendo dalle radici ottocentesche e passando attraverso i grandi centri della filologia e dell’orientalistica — a cominciare dall’Università di Napoli, per poi estendere lo sguardo alle cattedre e alle scuole di Roma e Venezia —, il docente ha ripercorso l’opera di generazioni di studiosi, traduttori e docenti italiani che hanno lavorato giorno e notte per mantenere viva la conoscenza della lingua, della storia e della cultura persiana. È stato sottolineato come la letteratura persiana, sia nella sua forma classica che in quella contemporanea, rappresenti una porta d’accesso fondamentale per far incontrare le nuove generazioni italiane e iraniane.
Questo legame accademico e umano si è intrecciato con il ricordo commosso di figure storiche dell’iranistica: tra i momenti più toccanti della giornata vi è stato il conferimento di un riconoscimento alla memoria, ritirato dal figlio Ernesto Simone del compianto professor Giovanni Maria D’Erme, in onore della straordinaria dedizione con cui il padre si dedicò alla traduzione integrale del Divan di Hafez. La riflessione si è poi arricchita dei contributi di archeologi e studiosi di primo piano come il professor Pierfrancesco Callieri (profondo conoscitore dei siti di Bistun e Persepoli e legato alle attività dell’Università del Salento), Professore ordinario di Archeologia dell’Iran preislamico (SSD ASIA-0/A) presso il Dipartimento di Beni Culturali, campus di Ravenna, e un nutrito elenco di altri luminari italiani e persiani.
L’Armonia dei Sensi: Musica e Poesia all’Aperto
La poesia ha trovato il suo naturale completamento nell’arte dei suonifusione con l’arte dei suoni nella cornice all’aperto dell’evento. Il programma artistico ha visto l’esibizione del Maestro Hossein Sojoudi (tar/setar) e del musicista Michael Nakhla (percussioni), la cui maestria strumentale ha accompagnato la lettura dei versi immortali di Hafez, creando un’armonia di rara intensità emotiva tra Oriente e Occidente. Di grande impatto emotivo le letture del Direttore Emami che hanno permeato l’uditorio della musicalità originaria dei testi poetici di Hafez.
All’evento erano presenti molti ersonaggi delle istituzioni e della cultura come la bellissima siriana Silva Salibi, Project Manager at Relief and Development Center UNFPA, il Dottor Mchel Emi Maritato, Esperto in Geostrategia Politico-Religiosa, Diritto Islamico e Dialogo Interculturale Giurista, Economista, Accademico e Difensore dei Diritti Umani, Il Dott. Abdul Zaharan Khalati, Medico della classe diplomatica araba, Antonello Sacchetti, Blogger, giornalista, appassionato di Iran, e altri.
La giornata si è infine conclusa nel segno della convivialità, con un momento di condivisione e una degustazione di dolci tradizionali iraniani offerta agli ospiti, suggellando un nuovo e luminoso capitolo nel cammino di amicizia, cultura e pace tra l’Italia e l’Iran.
LETTURE HAFEZ ISTITUTO DI CULTURA IRAN
Musica persiana del Maestro Hossein Sojoudi (tar/setar) e del musicista Michael Nakhla (percussioni)



























