Chiara Cavalieri
IL CAIRO – Il presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, ha affrontato pubblicamente il tema del futuro della leadership egiziana dopo il 2030, anno in cui è prevista la conclusione del suo attuale mandato presidenziale, annunciando un programma di formazione destinato a preparare una nuova generazione di quadri dirigenti attraverso l’Accademia militare egiziana.
Durante la cerimonia di consegna dei diplomi ai nuovi allievi dell’Accademia militare, svoltasi nella Nuova Capitale Amministrativa, il capo dello Stato ha pronunciato una dichiarazione particolarmente significativa: «Prepareremo persone cento volte migliori di me».
Un’affermazione che colloca al centro del dibattito politico egiziano il tema della continuità istituzionale, della preparazione delle future classi dirigenti e della responsabilità delle istituzioni nella salvaguardia dello Stato.

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Il presidente al-Sisi ha spiegato che l’Accademia militare svolgerà un ruolo fondamentale nei prossimi trenta mesi nella formazione di persone destinate ad assumere responsabilità nella guida del Paese.
Il progetto, nelle intenzioni espresse dal presidente, punta a costruire una classe dirigente preparata, competente e consapevole delle responsabilità connesse alla gestione dello Stato.
Il riferimento al 2030 assume particolare rilevanza perché coincide con la scadenza costituzionalmente prevista del terzo mandato presidenziale di al-Sisi, iniziato nell’aprile 2024.

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Uno dei passaggi più significativi del discorso ha riguardato il rifiuto dichiarato di qualsiasi forma di successione dinastica o favoritismo familiare.
Al-Sisi ha affermato:
«D’ora in poi alzerò la mano affinché nessuno possa dire che porterà i suoi parenti o qualcuno della sua famiglia a guidare il Paese».
Il presidente ha insistito sulla necessità che chiunque assuma responsabilità di governo agisca nell’interesse dell’Egitto, senza legami di dipendenza da interessi estranei alla sicurezza nazionale.
Ha inoltre dichiarato che chi sarà chiamato a guidare il Paese non dovrà essere un traditore né un agente al servizio di altri interessi.
Il richiamo alla successione familiare assume un particolare significato nella storia politica contemporanea dell’Egitto, dove, negli ultimi anni della presidenza di Hosni Mubarak, l’ipotesi di un passaggio del potere al figlio Gamal aveva alimentato un ampio dibattito politico.
Le parole di al-Sisi sembrano dunque voler tracciare una distinzione tra la formazione istituzionale delle future élite e l’idea di una trasmissione personale o familiare del potere.
𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗔𝗗𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝟮𝟬𝟯𝟬 𝗘 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Il presidente ha inoltre chiarito che il 2030 rappresenterà la conclusione definitiva del suo mandato e che non intende promuovere ulteriori modifiche costituzionali per prolungare la propria permanenza alla guida dello Stato.

La dichiarazione assume rilievo alla luce della riforma costituzionale del 2019, che aveva modificato la durata dei mandati presidenziali e consentito ad al-Sisi di concorrere alle elezioni del dicembre 2023.
Il presidente ha presentato la scadenza del 2030 come una decisione ormai definita.
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Le dichiarazioni riportate dalla presidenza egiziana permettono di ricostruire alcuni elementi concreti dell’iniziativa.
Il programma dovrebbe rivolgersi principalmente a persone tra i 40 e i 50 anni, in possesso di qualificazioni accademiche elevate, con particolare attenzione ai titolari di dottorati conseguiti presso università egiziane o straniere di riconosciuto prestigio.
Il percorso formativo avrebbe una durata di trenta mesi, per oltre 7.500 ore complessive di preparazione, con insegnamenti dedicati al funzionamento dello Stato, alla gestione delle risorse nazionali e alle responsabilità di governo.
Al-Sisi ha inoltre proposto la costituzione di una commissione comprendente il presidente del Parlamento, rappresentanti del mondo politico e intellettuale e i ministri dell’Istruzione superiore e della Giustizia, incaricata di definire criteri e strumenti legislativi per la selezione dei partecipanti.
Il presidente ha precisato che l’iniziativa non riguarderà soltanto la Presidenza della Repubblica, ma anche la formazione di dirigenti destinati ai diversi settori dell’amministrazione statale.
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Nel corso della cerimonia, al-Sisi ha ripercorso anche alcuni dei momenti più delicati della storia contemporanea dell’Egitto, richiamando gli avvenimenti del 2011 e del 2013.
Secondo la ricostruzione proposta dal presidente, le forze armate contribuirono a impedire il collasso dello Stato durante la crisi del 2011 e intervennero nuovamente nel 2013, sostenendo quella che egli ha definito la volontà popolare.
Si tratta di una lettura istituzionale che continua a essere oggetto di differenti interpretazioni politiche e storiche, soprattutto per quanto riguarda la destituzione del presidente Mohamed Morsi nel luglio 2013.
Al-Sisi ha ribadito che l’esercito non deve essere considerato un organismo separato dalla società, ma un’istituzione composta dai figli delle famiglie egiziane, chiamata a proteggere il territorio, la popolazione e le risorse nazionali.
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Rivolgendosi ai giovani diplomati e ai loro familiari, il presidente ha dedicato una parte del suo intervento al ruolo educativo della famiglia.
Ha sottolineato che la formazione di cittadini responsabili, preparati e consapevoli dei propri doveri rappresenta il primo elemento nella costruzione di una società stabile.
La sicurezza nazionale, secondo al-Sisi, non dipende esclusivamente dalla capacità militare, ma anche dalla solidità delle istituzioni, dall’educazione e dal senso di appartenenza alla comunità nazionale.
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L’intervento del 17 ottobre apre un’importante riflessione sul futuro assetto della leadership egiziana.
La proposta di affidare all’Accademia militare una funzione centrale nella preparazione dei futuri dirigenti pone infatti una questione istituzionale: come conciliare un sistema strutturato di formazione delle élite con il principio della libera competizione elettorale e con la partecipazione delle diverse componenti della società?
Al-Sisi ha presentato il progetto come un’opportunità per mettere a disposizione degli egiziani una nuova generazione di candidati preparati, senza escludere formalmente altre candidature.
Resterà da chiarire come saranno definiti i requisiti di accesso, quale ruolo avrà il Parlamento e in che modo il programma si integrerà con le norme costituzionali che regolano l’elezione del presidente della Repubblica.
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