Tra pochissimi giorni, mercoledì 28 ottobre 2026, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si riunirà a New York per esprimersi nuovamente sulla storica risoluzione intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”. Nonostante le pesanti pressioni, le minacce e le intimidazioni esercitate nei corridoi della diplomazia dal Dipartimento di Stato americano per condizionare il voto dei vari Paesi, la quasi totalità della comunità internazionale si prepara a condannare ancora una volta questo illegittimo assedio.
Mentre l’ONU si appresta a votare la mozione, il mondo si trova di fronte a un imperativo morale inderogabile che non ammette ritardi né ipocrisie: bisogna bloccare il blocco! Si deve bloccare una volta per tutte la morsa economica, energetica e finanziaria con cui Washington tenta da oltre sessant’anni di soffocare un intero popolo.
I dati e i report ufficiali tracciano un bilancio devastante: soltanto tra marzo 2025 e febbraio 2026, i danni stimati causati dal blocco ammontano alla cifra record di 8 miliardi e 83 milioni di dollari. Questo dato porta il totale dei danni accumulati in decenni alla vertiginosa somma di 178 miliardi e 700 milioni di dollari. Ma dietro queste cifre non ci sono semplici bilanci contabili: ci sono volti umani, tragedie quotidiane, persone private di farmaci essenziali e drammi familiari provocati dalla spietata strategia della superpotenza.
LA PAGLIACCIATA IMPERIALE E L’IPOCRISIA DI WASHINGTON
A Washington sembrano credere che il pianeta soffra di amnesia strategica. Il disegno non è mai cambiato: come teorizzava già nel 1960 l’infame memorandum di Lester Mallory, l’obiettivo dichiaratamente perseguito è provocare fame, disperazione e il crollo del governo attraverso una punizione collettiva.
Oggi, gli strateghi della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato continuano a recitare una farsesca e ridicola narrazione secondo cui una piccola isola caraibica rappresenterebbe una “minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Uno spettacolo grottesco, se non fosse che dietro a questo delirio propagandistico si celano sanzioni extraterritoriali, pirateria finanziaria e un blocco energetico che costituisce un vero e proprio atto di guerra e un crimine di genocidio secondo le convenzioni internazionali.
I GUSANOS, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL REVISIONISMO STORICO SU COMMISSIONE
L’imperialismo statunitense non si limita a decreti esecutivi e sanzioni bancarie: da sempre preferisce arruolare una truppa di mercenari dell’informazione, i cosiddetti gusanos, ovvero finti dissidenti e cialtroni stipendiati dalle agenzie americane con il solo scopo di diffondere disinformazione, manipolare la realtà e inventare falsi storici.
Questa gente, del tutto priva di credibilità ma riccamente finanziata, ha scoperto una nuova frontiera della patetica disperazione: l’uso spregiudicato dell’intelligenza artificiale per fabbricare fake news, contenuti manipolati e grossolani falsi storici. Algoritmi e bot programmati a cottimo sfornano immagini false, video alterati e narrazioni inventate di sana pianta nel vano tentativo di destabilizzare l’Isola e nascondere chi sia il vero carnefice. Quando la realtà dei fatti smentisce le loro bugie, i gusanos si affidano ai generatori di testo artificiali per inventare crisi su misura.
Accanto alla fabbricazione immediata di fake news sulla quotidianità, si dipana un’operazione ancora più subdola: un vero e proprio revisionismo storico da marciapiede. Personaggi privi del minimo riconoscimento accademico, del tutto ignoti alla comunità scientifica internazionale e privi di qualsiasi titolo o rigore storiografico, si erigono a improvvisati “storici” per sovvertire la storiografia documentata e accreditata. Non potendo contare sul vaglio della ricerca o sulle riviste scientifiche ufficiali, il loro modus operandi si basa su precisi meccanismi di manipolazione di massa:
- Contraffazione digitale e falsificazione delle fonti: sfruttando l’IA generativa, creano documenti d’archivio fittizi, alterano fotografie storiche e sintetizzano testimonianze mai esistite per mistificare le conquiste della Rivoluzione Cubana e riscrivere il passato dell’Isola.
- Overloading informativo e bombardamento algoritmico: privi di validazione accademica, cercano legittimazione attraverso il numero. Sfruttano reti di bot per saturare i motori di ricerca e i social media, ripetendo ossessivamente gli stessi falsi storici secondo la classica regola della propaganda: trasformare una menzogna ripetuta mille volte in una verità per i lettori meno avvertiti.
- Destabilizzazione dell’opinione pubblica: il fine ultimo di questo revisionismo non è il dibattito culturale, ma la guerra psicologica. Distorcendo la memoria storica e capovolgendo i ruoli tra carnefici imperialisti e popolo aggredito, puntano a instillare dubbio, disorientamento e rassegnazione nell’opinione pubblica globale e nella popolazione.
BISOGNA BLOCCARE IL BLOCCO!
La comunità internazionale e i popoli liberi del pianeta non possono limitarsi alle condanne di rito: bisogna bloccare il blocco! È necessario spezzare l’arroganza di una superpotenza che pretende di imporre leggi extraterritoriali a banche e aziende straniere, calpestando il Diritto Internazionale e la sovranità delle nazioni.
Cuba non è una minaccia per nessuno: Cuba è una terra di pace e solidarietà. La vera minaccia per il mondo è l’imperialismo di chi affama un popolo, sponsorizza cialtroni digitali e usa la tecnologia per manipolare la memoria storica. Il 28 ottobre, quando si alzeranno le palette nell’aula dell’ONU, la voce dovrà essere una sola: giù le mani da Cuba, bisogna bloccare il blocco subito!
