di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – L’Egitto torna a ribadire con fermezza la propria posizione sulla delimitazione delle aree marittime nel Mediterraneo orientale, respingendo categoricamente la ratifica, da parte della Camera dei Rappresentanti libica, del memorandum d’intesa sottoscritto nel 2019 tra il Governo di Accordo Nazionale libico, guidato all’epoca da Fayez al-Sarraj, e la Repubblica di Turchia.
In una dichiarazione ufficiale diffusa il 21 ottobre 2026, il Ministero degli Affari Esteri, dell’Emigrazione e degli Egiziani all’Estero ha riaffermato che il memorandum relativo alla delimitazione delle rispettive aree di giurisdizione marittima è considerato dall’Egitto «assolutamente nullo e privo di effetti giuridici», precisando che la sua eventuale ratifica da parte del Parlamento libico non comporta alcuna conseguenza legale nei confronti dello Stato egiziano.

La presa di posizione del Cairo riporta al centro dell’attenzione una delle controversie geopolitiche più delicate del Mediterraneo orientale, dove le questioni legate alla sovranità, alle risorse energetiche e alla delimitazione delle zone economiche esclusive si intrecciano con gli equilibri politici e militari regionali.
L’ACCORDO DEL 2019 TRA ANKARA E TRIPOLI
Il memorandum d’intesa contestato dall’Egitto risale al 27 novembre 2019, quando il governo libico di Fayez al-Sarraj e quello turco guidato dal presidente Recep Tayyip Erdoğan sottoscrissero un accordo per delimitare le rispettive aree di giurisdizione marittima nel Mediterraneo.

L’intesa tracciava una delimitazione marittima tra le coste turche e quelle libiche, attribuendo alle due parti aree di competenza che si sovrapponevano a rivendicazioni e interessi di altri Stati mediterranei.
L’accordo suscitò immediatamente le proteste della Grecia, dell’Egitto e di Cipro, alimentando un confronto diplomatico sulla legittimità della delimitazione e sul rispetto dei diritti marittimi degli Stati della regione.
Una delle principali contestazioni riguarda il trattamento riservato alle isole greche, in particolare Creta, Rodi, Karpathos e Kastellorizo, nella determinazione delle rispettive aree marittime.
Per Ankara, l’intesa costituisce uno strumento di tutela dei propri interessi nel Mediterraneo. Per i Paesi che la contestano, invece, la delimitazione non rispetta adeguatamente i diritti derivanti dalla geografia e dalle norme internazionali applicabili.
IL CAIRO RICHIAMA LA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUL DIRITTO DEL MARE
Nella dichiarazione del 21 ottobre, il Ministero degli Esteri egiziano afferma che il memorandum turco-libico contrasta con i principi del diritto internazionale del mare e con le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, nota come UNCLOS.
Il comunicato richiama in particolare i principi di equità e giustizia nella delimitazione delle zone economiche esclusive e delle piattaforme continentali.
Secondo il Cairo, l’intesa del 2019 interferisce direttamente con i diritti sovrani dell’Egitto sulla propria zona economica esclusiva e sulla piattaforma continentale.
La questione presenta una rilevanza che va oltre la semplice delimitazione geografica.
Le zone economiche esclusive attribuiscono infatti agli Stati costieri specifici diritti sovrani sull’esplorazione, sullo sfruttamento, sulla conservazione e sulla gestione delle risorse naturali, comprese quelle energetiche presenti nei fondali marini.
Il Mediterraneo orientale, negli ultimi decenni, è diventato un’area strategica per la scoperta e lo sviluppo di importanti giacimenti di gas naturale.
Occorre tuttavia distinguere tra le posizioni giuridiche delle parti: la Turchia non è parte della Convenzione UNCLOS, mentre l’Egitto vi aderisce. La controversia riguarda anche l’interpretazione delle norme consuetudinarie internazionali applicabili alla delimitazione marittima.
LA RISPOSTA EGIZIANA: NESSUN EFFETTO GIURIDICO SUI DIRITTI DEL CAIRO
Uno degli aspetti centrali del comunicato riguarda la portata giuridica della ratifica parlamentare libica.
Il Ministero degli Esteri egiziano sottolinea che l’eventuale approvazione del memorandum da parte della Camera dei Rappresentanti libica non può produrre effetti sui diritti sovrani egiziani.
Si tratta di una distinzione fondamentale nel diritto internazionale: un accordo concluso tra due Stati non può, in linea generale, creare obblighi o limitare i diritti di uno Stato terzo senza il suo consenso.
Il Cairo ribadisce inoltre di aver già contestato formalmente il memorandum in passato e di aver espresso una netta opposizione alle delimitazioni marittime che ritiene incompatibili con i propri diritti.
Il comunicato precisa che l’Egitto respinge qualsiasi misura o iniziativa derivante dall’accordo del 2019 qualora interferisca con i confini marittimi egiziani dichiarati.
La Repubblica Araba d’Egitto si riserva pertanto il diritto di proteggere i propri interessi attraverso gli strumenti previsti dal diritto internazionale e di contrastare ogni tentativo di violazione dei propri diritti sovrani.
IL PRECEDENTE DELL’ACCORDO TRA EGITTO E GRECIA DEL 2020
La posizione egiziana deve essere letta anche alla luce dell’accordo di delimitazione marittima sottoscritto il 6 agosto 2020 tra Egitto e Grecia.
Quell’intesa, relativa a una delimitazione parziale delle rispettive zone economiche esclusive, rappresentò una risposta diplomatica e giuridica alle nuove rivendicazioni marittime avanzate dalla Turchia e dal governo libico di Tripoli.
L’accordo egiziano-greco stabilì una delimitazione in una parte del Mediterraneo orientale, rafforzando la cooperazione tra Il Cairo e Atene nel settore energetico e nella gestione delle rispettive aree marittime.
La Turchia contestò a sua volta l’intesa, sostenendo che essa interferisse con i propri diritti sulla piattaforma continentale.
La sovrapposizione tra delimitazioni rivendicate da diversi Stati ha così contribuito a trasformare il Mediterraneo orientale in uno spazio di competizione diplomatica, economica e strategica.
Per l’Egitto, la difesa della delimitazione concordata con la Grecia costituisce uno degli elementi della propria politica di sicurezza marittima, insieme alla tutela delle risorse energetiche e alla stabilità regionale.
IL GAS DEL MEDITERRANEO E GLI INTERESSI STRATEGICI DELL’EGITTO
La controversia assume un significato ancora più importante se inserita nel quadro della politica energetica egiziana.
L’Egitto dispone di infrastrutture strategiche per la produzione, il trattamento e la liquefazione del gas naturale, oltre a importanti giacimenti offshore, tra cui Zohr, scoperto nel 2015 nelle acque egiziane.

Il Cairo punta a valorizzare la propria posizione geografica e le infrastrutture esistenti per rafforzare il ruolo del Paese negli scambi energetici regionali.
In questo contesto, la certezza delle delimitazioni marittime costituisce un elemento essenziale per gli investimenti, le attività di esplorazione e lo sfruttamento delle risorse dei fondali.
Le controversie sui confini possono infatti incidere sulla sicurezza giuridica dei progetti energetici e sulle relazioni tra gli Stati interessati.
La posizione egiziana sul memorandum turco-libico non riguarda dunque esclusivamente una disputa cartografica, ma si inserisce in una più ampia strategia di tutela degli interessi economici e della sicurezza nazionale.
EGITTO E TURCHIA: IL RIAVVICINAMENTO DIPLOMATICO NON CANCELLA LE DIVERGENZE
La dichiarazione del 21 ottobre assume particolare rilievo anche alla luce del riavvicinamento diplomatico tra Egitto e Turchia.
Dopo anni di tensioni seguiti agli avvenimenti politici egiziani del 2013, i due Paesi hanno avviato un percorso di normalizzazione culminato nel ripristino delle relazioni diplomatiche a livello di ambasciatori nel 2023.
Nel febbraio 2024 il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è recato al Cairo, mentre nel settembre dello stesso anno il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha effettuato una visita ufficiale ad Ankara.

Il processo ha favorito la ripresa del dialogo politico, il rafforzamento delle relazioni economiche e il confronto su importanti dossier regionali, tra cui la Libia e la situazione nel Mediterraneo.
Tuttavia, la normalizzazione non ha eliminato automaticamente le divergenze sulle delimitazioni marittime.
La nuova dichiarazione egiziana dimostra che Il Cairo intende mantenere distinti il dialogo diplomatico con Ankara e la tutela delle proprie rivendicazioni giuridiche.
La cooperazione politica ed economica con la Turchia non equivale, pertanto, all’accettazione del memorandum marittimo turco-libico del 2019.
LA LIBIA AL CENTRO DEGLI EQUILIBRI DEL MEDITERRANEO
La vicenda riporta inoltre l’attenzione sulla complessa situazione istituzionale libica.
Dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia ha attraversato una lunga fase di instabilità, caratterizzata dalla frammentazione delle istituzioni e dalla presenza di centri di potere rivali.
La Turchia ha sviluppato una stretta cooperazione politica e militare con le autorità di Tripoli, mentre l’Egitto ha mantenuto rapporti significativi con le istituzioni della Libia orientale, sostenendo al contempo la necessità di preservare l’unità e la stabilità dello Stato libico.
Il memorandum del 2019 si colloca proprio in questo contesto di divisione istituzionale.
La sua contestata ratifica da parte della Camera dei Rappresentanti libica solleva quindi interrogativi non soltanto sulle delimitazioni marittime, ma anche sul rapporto tra le diverse istituzioni libiche e sulla loro capacità di assumere decisioni vincolanti per il Paese.

Fotografia d’archivio di una seduta parlamentare del 2021.
Il Cairo considera la stabilità della Libia una questione direttamente connessa alla propria sicurezza nazionale, anche per la lunga frontiera terrestre condivisa e per le conseguenze regionali dell’instabilità libica.
IL MESSAGGIO DEL CAIRO: SOVRANITÀ E DIRITTI MARITTIMI NON SONO IN DISCUSSIONE
La dichiarazione ufficiale egiziana del 21 ottobre 2026 conferma una linea di continuità nella politica estera del presidente Abdel Fattah al-Sisi: la difesa dei diritti sovrani dello Stato e il ricorso agli strumenti giuridici e diplomatici per affrontare le controversie regionali.
Il Ministero degli Esteri ha scelto una formulazione particolarmente netta, ribadendo che il memorandum del 2019 è considerato nullo e privo di effetti giuridici e che nessuna ratifica parlamentare libica può modificare unilateralmente i diritti rivendicati dall’Egitto.
La controversia resta aperta sul piano internazionale e richiede di distinguere le posizioni delle parti da un eventuale accertamento giurisdizionale condiviso.
Ciò che emerge con chiarezza è la volontà del Cairo di non consentire che il processo di riavvicinamento con la Turchia, o gli sviluppi politici interni alla Libia, siano interpretati come un arretramento rispetto alle proprie posizioni nel Mediterraneo orientale.
Per l’Egitto, la tutela delle frontiere marittime, delle risorse energetiche e dei diritti sovrani rimane una priorità strategica nazionale, indipendentemente dall’evoluzione delle alleanze e delle relazioni diplomatiche regionali.
FONTI E RIFERIMENTI
– Ministero degli Affari Esteri, dell’Emigrazione e degli Egiziani all’Estero della Repubblica Araba d’Egitto, comunicato ufficiale del 21 ottobre 2026, riprodotto nel documento allegato.
– Memorandum d’intesa tra Turchia e Governo di Accordo Nazionale libico sulla delimitazione delle aree di giurisdizione marittima, 27 novembre 2019.
– Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), Montego Bay, 10 dicembre 1982.
– Accordo tra Repubblica Araba d’Egitto e Repubblica Ellenica sulla delimitazione parziale delle zone economiche esclusive, 6 agosto 2020.
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