Dalla Città del Vaticano si è levata con forza la denuncia intransigente contro le politiche criminali di Washington. In una conferenza stampa convocata per smascherare l’asfissia economica imposta all’isola caraibica, l’Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede, Leyde Ernesto Rodríguez Hernández, ha puntato il dito contro il feroce inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario, definendolo senza mezzi termini un vero e proprio atto di genocidio e un castigo collettivo deliberatamente pianificato.
L’incontro con la stampa, svoltosi a ridosso dell’imminente e cruciale voto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – calendarizzato per il 27 e 28 ottobre –, ha offerto una panoramica impietosa dei danni provocati dalla superpotenza. Tra il 1° marzo 2025 e il 28 febbraio 2026, i pregiudizi economici subiti dalla nazione antillana hanno toccato la cifra record di 8 miliardi e 83 milioni di dollari, registrando un incremento del 7% rispetto al periodo precedente e portando il totale cumulato in decenni di assedio alla vertiginosa quota di 178 miliardi e 700 milioni di dollari.
Un blocco energetico che equivale a un atto di guerra
Nel corso del suo intervento, l’ambasciatore Leyde Ernesto Rodríguez Hernández ha posto l’accento sulla drammatica crisi energetica scatenata dal governo statunitense, paragonando l’attuale accerchiamento a un vero e proprio blocco navale. Nel Diritto Internazionale, un blocco di questa natura configura un aperto atto di guerra, volto a strangolare la generazione elettrica, a paralizzare i servizi essenziali e a spegnere la quotidianità del popolo cubano.
Richiamando i fondamenti storici di questa strategia scellerata, il diplomatico ha ricordato il famigerato memorandum redatto nel 1960 dal sottosegretario di Stato Lester Mallory, il quale teorizzava apertamente la necessità di privare Cuba di denaro e rifornimenti per provocare fame, disperazione e il conseguente rovesciamento del governo. Una linea di condotta che oggi, attraverso sanzioni secondarie e un soffocamento finanziario tentacolare, continua a riprodursi con la stessa spietata logica di sterminio.

La risposta di Cuba: dignità, pace e solidarietà globale
Nonostante i tentativi di Washington di piegare l’isola attraverso la penuria di carburante, medicinali e generi alimentari, Rodríguez Hernández ha ribadito con fermezza che Cuba non si lascerà sottomettere. Il governo mantiene come priorità assoluta la tutela delle politiche sociali e la protezione dei settori più vulnerabili della popolazione, impedendo che nessuno venga lasciato senza tutele.
In vista della votazione all’ONU, dove la comunità internazionale si accinge a rinnovare il proprio schiacciante sostegno alla risoluzione per la fine dell’embargo, l’Ambasciatore ha denunciato le pressioni e le intimidazioni esercitate dagli Stati Uniti nei confronti degli Stati membri per alterare il verdetto diplomatico.
La voce di Cuba dalla Santa Sede risuona dunque come un monito chiaro e inequivocabile per il mondo intero, racchiuso in una verità granitica ribadita dal diplomatico: “Cuba non è una minaccia, il blocco sì”. La nazione caraibica continuerà a reclamare a gran voce il rispetto della propria sovranità, il diritto inalienabile alla pace e la cessazione definitiva di un’aggressione ingiusta e anacronistica.

