Quando ci si trova di fronte all’insorgere continuo di notizie legate alle violenze di genere e ai femminicidi, è impossibile non interrogarsi sulle radici profonde e sui meccanismi ideologici che alimentano tali fenomeni. Spesso, nel dibattito pubblico, si commette l’errore concettuale di liquidare queste manifestazioni di odio come casi clinici isolati, patologie individuali o semplici devianze psicologiche di singoli soggetti. La realtà dei fatti e l’evidenza empirica ci mostrano invece uno scenario decisamente più strutturato, complesso e pericoloso: ci troviamo di fronte a una vera e propria eversione ideologica e subculturale, nota come movimento Incel (Involuntary Celibates, ossia celibi involontari), che affonda le sue radici nella “Manosphere” digitale e trova alimento in narrazioni fortemente tossiche e deumanizzanti.
I dati scientifici e le rilevazioni statistiche a nostra disposizione tracciano un quadro di aperta emergenza sociale che smentisce categoricamente qualsiasi tentativo di riduzionismo. Come evidenziato dallo studio europeo “Incels: A First Scan of the Phenomenon (in the EU) and Its Challenges for P/CVE” condotto per conto della Commissione Europea, l’Italia figura tragicamente al quarto posto tra i Paesi più attivi in Europa per volume di interazioni e presenza di utenti all’interno di forum e canali dedicati alla cultura Incel. Questo posizionamento appare drammaticamente grave se raffrontato con le condizioni strutturali della popolazione femminile nel nostro Paese, trasformando l’Italia in un vero e proprio “mattatoio” simbolico, materiale e culturale per le donne. L’Italia registra infatti tra i tassi più bassi di occupazione femminile in Europa, un persistente divario retributivo e tassi di emancipazione tra i più critici del continente, a cui si aggiunge un fenomeno pervasivo di violenza online, verbale, simbolica e psicologica gestito da gruppi di regressione reazionaria. Basti pensare ai dati presentati nel report Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta”, i quali indicano come il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni (una cifra imponente che corrisponde a circa 3 milioni di persone) abbia subito forme di violenza fisica o sessuale prima del compimento dei 16 anni. È proprio su questo terreno già devastato che la radicalizzazione online agisce, fornendo un’impalcatura teorica che giustifica e incentiva l’ostilità di genere fino al compimento di reati violenti e stragi di massa.
DALL’ODIO DIGITALE ALLA VIOLENZA FISICA: LA MAPPA DEI REATI E DEGLI ATTENTATI
La sottocultura Incel non si limita alla speculazione teorica nei forum, ma si traduce in una scia sanguinosa di terrorismo misogino ampiamente documentata dalla letteratura criminologica internazionale:
- Le Stragi negli Stati Uniti e in Canada: Il fenomeno ha mostrato la sua matrice stragista con Elliot Rodger (Isla Vista, 2014, 6 morti e 14 feriti), George Sodini (Collier Township, 2009, 3 morte e 9 feriti) e Alek Minassian (Toronto, 2018, 10 morti travolti con un furgone), quest’ultimo dichiaratosi esplicitamente un “soldato dell’ideologia Incel”.
- L’emergenza in Europa: Il terrorismo Incel ha varcato l’Oceano Atlantico. Nel 2021, a Plymouth (Regno Unito), Jake Davison ha ucciso 5 persone dopo essere emerso da forum misogini e canali Incel. In Italia e in Europa, le indagini giudiziarie e l’inchiesta “Oltre” di Beatrice Petrella hanno rivelato come l’incitamento allo stupro, lo stalking di gruppo, il doxxing e la glorificazione di assassini come Filippo Turetta o Angelo Izzo siano prassi quotidiana nelle chat private, configurando una minaccia concreta per la sicurezza pubblica e l’incolumità fisica delle donne.
L’INGANNO RETORICO: FALLACIE, MISTIFICAZIONI E CONFUSIONE TRA PARITÀ E OMOLOGAZIONE
Per comprendere la pericolosità dell’ideologia Incel e neomaschilista, occorre smontare rigorosamente gli artifici retorici e le mistificazioni concettuali su cui essa si regge:
- La naturalizzazione della disuguaglianza: I teorici del neomaschilismo tentano costantemente di far passare le gerarchie di genere come un dato “naturale” e biologicamente immutabile. Attraverso la tipica fallacia naturalistica, sostengono che la subordinazione femminile sia il riflesso di un ordine spontaneo, negando secoli di costruzione sociale, giuridica e patriarcale.
- Le Menzogne sul lavoro, il mito del cantiere e le smentite della storia: Un ben noto trucco retorico consiste nell’affermare provocatoriamente che se le donne volessero “vera parità”, dovrebbero andare a svolgere unicamente i lavori più usuranti, come il minatore o l’operaio edile nei cantieri. Si tratta di una palese e sfrontata falsificazione storica e geografica:
- In Italia e in Sardegna: La storia mineraria italiana registra la presenza fondamentale delle cernitrici di miniera (da Monteponi a Serbariu e Buggerru in Sardegna), donne che lavoravano in condizioni igieniche e fisiche durissime alla cernita e al trasporto del minerale.
- Negli Stati Uniti e nel Regno Unito: Durante le rivoluzioni industriali e le guerre mondiali, milioni di donne lavorarono nei cantieri navali, nella metallurgia pesante e nelle miniere di carbone (le celebri pit brow lasses britanniche). Tuttora, negli USA e nei Paesi nordici, le donne lavorano regolarmente nella cantieristica e nelle infrastrutture pesanti.
- Nell’Unione Sovietica e in America Latina: Nell’URSS e nel blocco socialista, le donne costitutivo una quota massiccia della forza lavoro nell’edilizia pesante, nelle infrastrutture e nelle miniere stratificate, esattamente come accade oggi nelle miniere della Bolivia, del Perù e di diverse aree dell’America Latina.
- La confusione tra pari opportunità e omologazione: Un ulteriore artificio concettuale consiste nel confondere deliberatamente le pari opportunità con l’omologazione forzata. Le pari opportunità rappresentano un pilastro sacrosanto della democrazia costituzionale, garantendo che ogni individuo, a prescindere dal genere, abbia pari dignità e parità di accesso alle istituzioni, alla politica e al mercato del lavoro. Esigere una rappresentanza paritaria (50 e 50) negli organi decisionali è un requisito democratico elementare per garantire che la sovranità popolare sia pienamente rappresentata. I gruppi neomaschilisti attaccano questo principio democratico fondamentale mistificandolo come un tentativo di “annullare le differenze biologiche” o “omologare i sessi”, confondendo così la sfera dei diritti politici con la sfera della variabilità individuale.
COMPLOTTI BIFORCATI E REALI FINANZIAMENTI CRIMINALI: DALLA MANOSPHERE ALL’ESTREMA DESTRA
Per mascherare la propria reazionalità, la subcultura neomaschilista ricorre alla diffusione di teorie del complotto del tutto prive di fondamento storico e scientifico. Tra le varie tesi bislacche spicca la narrazione secondo cui il movimento femminista e l’emancipazione femminile sarebbero stati “inventati” o “finanziati segretamente” dai grandi potentati economici globali (come la famiglia Rockefeller) con l’obiettivo di raddoppiare la forza lavoro da tassare o di distruggere la famiglia tradizionale. Questa tesi ignora totalmente la storia secolare delle lotte sociali, delle lotte socialiste (con una forte componente femminile che cercava emancipazione), dell’autorganizzazione operaia e dei movimenti di liberazione condotti in prima persona dalle donne.
Mentre si inventano complotti fantastici sul femminismo, si tace colpevolmente sui reali e documentati canali di finanziamento che alimentano la rete neomaschilista e Incel:
- I reticolati criminali e la monetizzazione dell’odio: La galassia della “Manosphere” trova la sua benzina economica in vere e proprie organizzazioni a delinquere. Il caso più emblematico è quello dei fratelli Andrew e Tristan Tate, incriminati e rinviati a giudizio per reati gravissimi quali traffico di esseri umani, costituzione di un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e violenza sessuale. Nonostante i provvedimenti giudiziari, la loro vasta rete d’affari e di reclutamento online continua a generare profitti milionari attraverso corsi, abbonamenti e piattaforme che monetizzano l’insicurezza dei giovani, trasformando il risentimento in un’attività commerciale altamente redditizia e spietata.
- La convergenza con l’estrema destra e il neofascismo: A livello ideologico e logistico, la rete Incel si salda in modo pervasivo con gruppi neofascisti, neonazisti e reazionari dell’Alt-Right. Queste ideologie, intrinsecamente antidemocratiche e incompatibili con i valori costituzionali, utilizzano la frustrazione maschile come terreno di reclutamento, promuovendo la reificazione delle donne, l’odio identitario e la giustificazione della violenza come strumento di sopraffazione sociale.
La sottocultura Incel e le sue ramificazioni non sono una semplice parentesi di disagio giovanile, né una legittima corrente di pensiero: rappresentano una grave e urgente emergenza democratica, culturale e di sicurezza pubblica. Di fronte a teorie antiscientifiche, inganni retorici, violenze fisiche reali e reti criminali che alimentano il massacro simbolico e materiale delle donne, è indispensabile alzare al massimo il livello di allarme sociale, smontare con il rigore dei dati e dell’analisi storica ogni mistificazione e promuovere percorsi educativi e istituzionali capaci di eradicare alla radice questa pericolosa deriva eversiva.

